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Copertina | 05 maggio 2024, 00:00

Paolo Bongioanni: «Il Piemonte di domani passa per l’ascolto e il confronto con il territorio»

Dall’ideazione del turismo outdoor ai bonus del “Riparti Piemonte”, dal Voucher Turismo alla legge sulla filiera del legno: il capogruppo di Fratelli d’Italia a Palazzo Lascaris racconta i successi di questa legislatura e i progetti per la prossima. Con un punto fermo: «Le politiche non si possono mai imporre dall’alto. Vanno sempre costruite dalla base»

Paolo Bongioanni: «Il Piemonte di domani passa per l’ascolto e il confronto con il territorio»

Paolo Bongioanni è stato in questa legislatura il presidente del gruppo Fratelli d’Italia al Consiglio regionale del Piemonte. Nel 2019 è stato eletto a Palazzo Lascaris per la circoscrizione di Cuneo, e si ripresenta alle elezioni regionali dell’8 e 9 giugno prossimi.

A Targatocn racconta il lavoro compiuto e le sue idee per il Piemonte dei prossimi anni.

Chi è Paolo Bongioanni?
«Sono nato a Cuneo l’11 giugno 1966. Ho svolto il servizio militare nell’Arma dei Carabinieri facendo il Car alla caserma di Fossano. Un’esperienza formativa che mi ha insegnato moltissimo. Dopo il liceo scientifico a Mondovì mi sono laureato nel 1993 in Scienze Geologiche all’Università di Torino. Subito dopo la laurea ho lavorato per quattro anni nelle associazioni datoriali agricole».

«Da marzo 1998 ho iniziato la mia carriera all’Agenzia Turistica Locale del Cuneese, dove sono stato direttore generale per 21 anni fino al 2019, quando mi sono candidato in Regione. Un lavoro bellissimo che mi ha dato la possibilità di ideare e sviluppare molti eventi che oggi sono diventati la base del turismo cuneese, tra cui la Fiera del marrone di Cuneo dal 1999, il Cuneo Walk & Bike show nel 2004 e 2005, la tappa cuneese del Tour de France nel 2008 e quattro tappe del Giro d’Italia dal 2010 al 2019. Sono stato il primo a teorizzare l’outdoor come strumento turistico: la massima espressione è stata la realizzazione della Via del Sale fra Limone Piemonte e Monesi di Triora, che è il primo percorso turistico in Europa di questo tipo, regolamentato e pedaggiato, cui ne sono seguiti molti altri».

«Una componente importante della mia vita è lo sport. Sono stato atleta professionista di sport da combattimento come kickboxing, boxe e Mma. Sono appassionato di mare, di pesca subacquea in apnea, di sci e di moto. Nel 2015 ho anche pubblicato il romanzo sportivo Il Bianco e il Nero. Amo la mia provincia, la sua gente, i suoi imprenditori, le sue montagne, la sua collina, la sua pianura. Vivo a Villanova Mondovì e ho due figli: Paola di 24 anni, che mi ha insegnato l’amore, e Franco di 10 che mi ha insegnato il senso della vita. E ho la fortuna di avere ancora i miei genitori, mamma Silvana di 85 anni e papà Franco di 89».


 
Partiamo dal suo lavoro di questi anni in Consiglio regionale. Quali sono stati i punti forti?
«Sono stati cinque anni di impegno costante e senza pause. Di sicuro resta molto impresso quando il Covid ha messo persone, imprese e un intero sistema economico di fronte a un’emergenza senza precedenti. È stato il momento in cui ho potuto mettere a disposizione il rapporto maturato con il territorio e la mia esperienza manageriale per ideare soluzioni che hanno consentito di sostenere la pronta ripartenza».

«Un giorno, all’inizio del primo lockdown, mi chiama il presidente Alberto Cirio. Mi chiede di aiutarlo a comporre l’intervento della Regione a sostegno delle imprese paralizzate dal Covid. Serviva una scossa. È nato così quel maxi-progetto che abbiamo battezzato “Riparti Piemonte” e che abbiamo tradotto nelle due leggi regionali 12 e 13 del 2020. Grazie ad esse il sistema delle imprese ha potuto godere di bonus che hanno consentito il ristoro dei comparti produttivi più diversi, e in molti casi di salvarli. Un provvedimento che poi ha fatto scuola in tutta Italia».

Quali settori ne hanno beneficiato?

«Tutti. Abbiamo soccorso le imprese del turismo con 10.734.000 euro, le associazioni e società sportive dilettantistiche con 4.350.000, istituito un fondo di garanzia di 5 milioni di euro per anticipare la cassa integrazione ai lavoratori dipendenti. Abbiamo erogato bonus da 800 a 2.500 euro pro capite per categorie che – oggi non ce ne ricordiamo neanche più! - il Covid aveva letteralmente paralizzato. Ristoranti e bar, commercio ambulante, parrucchieri e servizi estetici, guide turistiche, discoteche e sale da ballo, tatuaggio e piercing e tanto altro ancora».

«Un altro atto di ripartenza post-Covid porta la mia firma: dall’8 aprile 2023 dopo dodici anni di chiusura e importanti lavori di restauro ho fatto riaprire al pubblico il Castello Reale di Casotto. Già nel 2020, in piena pandemia, avevo riportato il Concerto di Ferragosto all’interno del Castello con le telecamere Rai in diretta nazionale che l’hanno fatto conoscere ovunque».


(Paolo Bongioanni con il ministro Guido Crosetto)

Un altro provvedimento associato al suo nome è il Voucher Turismo, che ha rilanciato il turismo piemontese dopo la pandemia. Qual è il suo giudizio?
«Il Voucher Turismo è stata una delle operazioni più belle che ho realizzato in tutta la legislatura. Nato in piena emergenza, ha rilanciato il turismo piemontese e permesso di mettere in circolazione denaro quando non ci si poteva muovere e il turismo non si poteva praticare. È un’altra formula che ha fatto scuola ed è stata premiata a Roma come migliore provvedimento d’Italia proposto da una Regione. Fin dal primo anno ha previsto la formula “paghi uno, prendi tre e consumi quando vuoi”. Un soggiorno di tre notti in Piemonte con una a carico del visitatore, una offerta dalla struttura e una pagata dalla Regione. Il suo successo ha fatto sì che la proposta venisse rinnovata anche per il 2024 ed estesa non solo ai pernottamenti, ma anche all’acquisto di servizi turistici come guide e accompagnatori».


(Paolo Bongioanni in Consiglio regionale)

Porta la sua firma anche la legge regionale 9 del 2021 per la valorizzazione delle strade storiche di montagna di interesse turistico, le cosiddette “strade bianche”. Un patrimonio che – come ci diceva – lei ha iniziato a recuperare già da direttore Atl con la Via del Sale, che poi si è rivelata un modello e un apripista di successo. Da allora cosa è stato fatto?
«La legge 9 ha introdotto il censimento e l’inserimento delle strade storiche di montagna in un apposito “catasto”, il loro recupero e manutenzione per consentirne l’accesso regolamentato e la fruizione a piedi, in bicicletta, moto da enduro, quad e 4x4. Stanzia per gli interventi un milione e mezzo ogni anno. Decine quelli già finanziati».

«A fianco di questo, un altro mio provvedimento che interviene sullo stesso settore e di cui sono molto orgoglioso è quello sui canoni idrici, che trasferisce ai Comuni montani della provincia di Cuneo 4 milioni di euro ogni anno di cui il 90% per interventi sulle strade asfaltate e il 10% su quelle sterrate. Grazie a esso abbiamo potuto realizzare con 3,8 milioni di euro il completo recupero della viabilità del Colle Fauniera: due milioni sul lato di Castelmagno, 1,2 su quello di Demonte e 600 mila su quello di Marmora. I dati 2023 del turismo in Piemonte parlano letteralmente di un boom per le strade di montagna. La Via del Sale, il Colle dello Jafferau, la Strada dei cannoni, le strade dell’Assietta, la strada della Gardetta oggi sono prodotti straordinari che hanno valicato i confini italiani per diventare attrattivi e competitivi sui mercati internazionali nel segmento della montagna estiva, che prima non esisteva e oggi è diventata un nuovo protagonista nell’offerta turistica del Piemonte».


(Paolo Bongioanni con il viceministro Maurizio Leo)

Ci sono altre leggi regionali che portano la sua firma?
«Quella del 2020 che permette ai comuni montani di smaltire in deroga i residui di materiale boschivo attraverso la pratica ecosostenibile degli abbruciamenti vegetali e che quest’anno, grazie a un mio emendamento, nella penultima seduta di consiglio regionale sono anche riuscito ad estendere anche ai Comuni di collina e di pianura. Del 2023 è la legge che istituisce la Filiera del legno piemontese e che sostiene tutti i segmenti industriali del settore, dal bosco alla carpenteria fino al mobile “made in Piemonte”. Un’altra mia legge del 2024 riforma e aggiorna dopo oltre trent’anni la professione del maestro di sci e rende obbligatorio il tirocinio. E ho fatto approvare una norma che introduce nello Statuto e nel Regolamento del Consiglio Regionale riforme per rendere più fluida la funzionalità della macchina regionale e più incisiva l’azione di governo».



Qual è stata secondo lei la chiave, il metodo di lavoro che le ha permesso di portare a casa questi risultati?
«Non ho dubbi: il confronto e l’ascolto continuo del territorio e delle persone. Imprenditori, professionisti, amministratori locali, associazioni di categoria, volontari, famiglie, donne e uomini. Praticamente ogni giorno di questi cinque anni ho incontrato a tappeto centinaia di imprese e attività produttive. Sono andato a trovarle una ad una. Ho appreso le loro storie di successo e le loro difficoltà. Solo ascoltando capisci veramente cosa serve. E solo dopo ci si può accingere a scrivere le leggi, i bandi, i provvedimenti. La cosa più importante è proprio che le scelte politiche siano prese sempre insieme al territorio e dialogando con esso, e non dietro una scrivania».



Veniamo al futuro. Dalle urne dell’8 e 9 giugno uscirà una nuova legislatura regionale. I primi impegni che si è già appuntato in agenda?
«Anzitutto garantire la continuità dei risultati ottenuti e assicurare il rifinanziamento delle leggi approvate: il voucher turismo, quelle sulla filiera del legno, sulle strade di montagna e sui canoni idrici. E poi vorrei che già dall’autunno 2024 fosse rifinanziata la storica Legge 18 a sostegno delle strutture ricettive. Sono tutti impegni che finora hanno trovato l’appoggio costante della Giunta del Presidente Alberto Cirio, e nel Governo nazionale di Giorgia Meloni – in particolare nel ministro Guido Crosetto - un interlocutore attento e presente, sempre pronto ad ascoltare e farsi carico dei problemi del Cuneese».

Il grande tema del Piemonte dei prossimi anni è quello dell’abbattimento delle liste d’attesa per la sanità. Qual è la sua idea?
«Ritengo ci sia un solo sistema, che è quello di una radicale riqualificazione della sanità di territorio con una rete di strutture diffuse e di prossimità. Ci sono le risorse, ma bisogna avere la capacità e il coraggio per farlo».



Ha già anche progetti per nuove proposte normative in altri settori?
«Serve un cambio di rotta decisivo per le aree svantaggiate, e in particolare quelle di montagna. Bisogna ristrutturare una governance efficace che può passare solo per un ritorno alle comunità montane. Abbiamo visto che il sistema delle unioni montane nella maggior parte dei casi si è rivelato fallimentare. È un intervento doveroso che va fatto nel rispetto di chi in montagna vive e lavora».

«Sicuramente poi bisognerà studiare la possibilità di dare vita in Piemonte alla filiera corta in agricoltura. Significa mettere in relazione quella parte del comparto agricolo che in questi anni ha conosciuto una grave sofferenza con il commercio al dettaglio, che sta attraversando anch’esso un momento di estrema difficoltà, e con la ristorazione. E questo con l’obiettivo di attivare un circuito che, attraverso una formula di contribuzione, consenta ai produttori di vendere a prezzi più vantaggiosi rispetto a quelli praticati dalla grande distribuzione».

E sugli ambiti specifici di turismo e sport?
«Dobbiamo avere il coraggio di attuare una riforma totale del turismo. Andare a programmare gli interventi promozionali non più su base territoriale come si è fatto finora ma sulla base del prodotto. I prodotti turistici – l’enogastronomia come l’outdoor – sono caratterizzati da una trasversalità importante e da una localizzazione geografica che va oltre i confini amministrativi di Atl e province, che al turista non interessano. E quindi vanno superati per un’organizzazione più elastica e aderente ai cambiamenti del mercato».

«E infine l’investimento sullo sport per i giovani. Dobbiamo attivare una politica di premialità verso i settori giovanili di qualsivoglia disciplina e tipologia di sport, perché dalla formazione sportiva arriva uno dei più grandi doni e valori che possiamo offrire a noi stessi, alle nuove generazioni e ai nostri figli. Tutti questi obiettivi, voglio ribadirlo, non possono essere raggiunti se non attraverso l’ascolto. L’ascolto è fondamentale perché le politiche non si possono mai imporre dall’alto ma vanno sempre costruite dalla base».

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