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Farinél | 01 febbraio 2026, 11:39

Farinél / Non ci si può definire partigiani mentre, in gruppo, si prende a martellate un ragazzo di 29 anni

A una settimana dall’uccisione di Alex Pretti, da parte dell’Ice, le immagini sconvolgenti che arrivano da Torino portano a un giudizio che va oltre la politica o le divisioni. Oggi un partigiano scenderebbe in piazza per Alessandro Calista, il poliziotto preso a martellate, in gruppo, dagli antagonisti

Un fotogramma del video girato da un giornalista di Torino Oggi

Un fotogramma del video girato da un giornalista di Torino Oggi

Una settimana dopo le terribili immagini di Minneapolis, con quella che può essere definita un’esecuzione sommaria, da parte dell’Ice di Alex Pretti, un uomo che aveva la sola colpa di riprendere le milizie armate dell’anti-immigrazione americana, un nuovo video ci sconvolge.

Un video girato dal collega di Torino Oggi e rilanciato da tutte le testate in cui si vedono gli antagonisti picchiare barbaramente un poliziotto, già a terra, senza casco (leggi l'articolo).

Per ore hanno sfilato pacificamente oltre 30 mila persone, forse addirittura 50 mila per chiedere la riapertura di Askatasuna, il centro sociale torinese, diventato un simbolo, dopo quasi 30 anni di attività.

Per la politica un luogo di illegalità, per chi lo frequentava un presidio di libertà, un motore culturale che andava ben oltre il poter fumare liberamente qualche canna.

Per attitudine, ma anche per la mia storia personale, sono figlio di operai e impiegati, nipote di contadini, sono sempre portato a stare dalla parte di chi manifesta pacificamente.

Svolgo con passione il mestiere più ingrato e mal retribuito che ci sia in questo paese in questo momento. Pago, come i miei colleghi sotto i 50 anni, le vacche grassissime degli anni Ottanta e Novanta, con le pensioni dopo 24 anni di attività. Mai ho cercato scorciatoie, mai ho messo la mia professionalità in vendita, sono un gobettiano, fieramente antifascista e per tutte queste ragioni mi ritengo un partigiano dei tempi moderni.

Per questo sto sempre dalla parte di chi manifesta pacificamente e democraticamente, sempre per questo oggi soffro vedendo le immagini di un ragazzo di 29 anni preso a martellate, in gruppo, da qualcuno che si è definito partigiano ed è solo la stessa faccia della medaglia di chi con la violenza cerca di farsi spazio, che avvenga a Gaza ai danni della popolazione palestinese, in Ucraina o a Torino.

Picchiare un uomo a terra perché ha una divisa è un atto infame e indifendibile. Alessandro Calista, ha 29 anni ed è un agente del reparto Mobile di Padova, sta per diventare padre e solo grazie all’intervento dei colleghi è riuscito a sottrarsi al linciaggio.

Fortunatamente oggi non piangiamo un ragazzo morto. Nel frattempo, spunta un video in cui un poliziotto prenderebbe a manganellate un manifestante a terra ed è grave allo stesso modo, la violenza non può chiamare violenza e giustificare violenza.

Oggi un partigiano non avrebbe dubbi, sarebbe dalla parte di Alessandro Calista e di tutte le persone che subiscono ingiustizie.

Marcello Pasquero

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