Questa mattina sono rimasto colpito dai dati che emergono nell’articolo pubblicato sulla Voce di Alba: https://www.lavocedialba.it/2026/01/11/leggi-notizia/argomenti/attualita-14/articolo/demografia-in-langhe-e-roero-meno-nati-piu-anziani-i-numeri-dellasl-cn2-fotografano-un-territ.html
Nel pezzo si legge:
I numeri certificano una tendenza ormai consolidata. Al 31 dicembre 2024 la popolazione residente nel territorio dell’ASL CN2 – che comprende 75 Comuni tra Langhe e Roero – ammonta a 168.764 abitanti, pari a circa il 4% della popolazione piemontese. Un dato che, letto isolatamente, potrebbe apparire stabile, ma che assume tutt’altro significato se inserito nella dinamica degli ultimi anni. Circa il 61% della popola zione (102.431 abitanti) risulta residenti nel distretto di Alba, mentre sono 66.333 (39%) i residenti nel distretto di Bra.
Un calo lento ma continuo
Tra il 2013 e il 2024 la popolazione dell’ASL CN2 ha registrato una perdita complessiva di oltre 3.000 residenti, pari a circa l’1,8%. Non si tratta di un crollo improvviso, ma di una contrazione progressiva, costante, che anno dopo anno riduce la base demografica del territorio.
Alla radice di questo andamento vi è un elemento strutturale: il saldo naturale negativo. Nel 2024 il tasso di natalità si attesta a 6,2 nati ogni 1.000 abitanti, corrispondenti a circa 1.000 nuovi nati, mentre il tasso di mortalità raggiunge 11,3 decessi ogni 1.000 abitanti, pari a circa 2.000 morti. Le nascite, dunque, non riescono a compensare i decessi, determinando un saldo naturale ampiamente negativo.
In parole povere nel nostro piccolo territorio in dieci anni si è perso un paese di 3.000 abitanti. “Chi se ne frega!” si potrebbe anche ribattere perché in fondo complessivamente nel Mondo siamo anche troppi con tutto ciò che comporta.
Ma il sistema economico che popoliamo è quello italiano e quindi non è possibile rimanere indifferenti di fronte a un fenomeno che rischia di portare al collasso il nostro sistema, con troppi anziani, un numero esiguo di giovani e una forza lavoro in costante calo.
La domanda “Chi ci pagherà le pensioni?” è quantomai di attualità e lo sarò ancora di più quando i miei coetanei (ho 43 anni) si troveranno in età pensionabile.
Le stime più ottimistiche vedono una Italia con 54 milioni di abitanti nel 2050, quelle più pessimistiche la collocano tra i 45 e i 47 milioni di abitanti.
Un quarto della popolazione del Bel Paese potrebbe sparire nel giro di venti anni.
Negli ultimi decenni il saldo migratorio positivo ha reso meno evidente la discesa della popolazione, ma anche questa tendenza si sta invertendo: il numero di stranieri, stabile sul nostro territorio è, per la prima volta, in calo in tutta Italia, con un saldo migratorio che rischia di diventare anch'esso negativo.
Come si legge nell'articolo nel territorio dell’ASL CN2, il 12,2% della popolazione ha meno di 15 anni, mentre il 25,1% ha più di 65 anni.
Un residente su 4 è un anziano, tra venti anni 2 residenti su 5 saranno anziani.
L’età media è di 45 anni per gli uomini e 48 anni per le donne, nel 2050 si arriverà oltre i 50 anni.
Esiste un problema più grande di questo per il nostro paese? A mio parere no, eppure la politica sembra sempre concentrata su altri temi, su altre questioni.
Se i dati verranno confermati l’Italia rischierà il collasso nei prossimi 20 anni e non ci saranno finanziarie o manovre che potranno salvare la situazione quando sarà definitivamente compromessa.
Non c'è tempo da perdere e le strade da seguire sono due: quella di politiche vere per la natalità che non siano semplicemente spot o contentini una tantum e un incentivo alla migrazione di personale formato, in modo particolare dall'Africa, ma non solo.
La scorsa settimana ero in Kenya, sugli altipiani, a North Kinangop, dove don Sandro Borsa ha rilanciato la scuola per infermieri con oltre 300 alunni. I nostri ospedali soffrono una carenza drammatica di personale sanitario, perché non si pensano collaborazioni con i paesi africani in questo senso?
Lo scrissi già in un Farinél l'anno scorso: perché a livello europeo non vengono creati dei portali dove le aziende possano inserire tutte le figure di cui sono alla ricerca in modo che i potenziali lavoratori dalla vicina Africa, ma anche dalle Americhe o dall'Asia possano direttamente essere accolti nel modo migliore sapendo che possono trovare un lavoro e una sistemazione dignitosa?
Mi sembrano suggestioni ovvie, persino banali se vogliamo, ma perché la politica non agisce con visione prospettica verso il futuro, ma solo in vista della prossima tornata elettorale?
Nel frattempo, il paese invecchia, si vocifera di una età pensionabile che potrebbe salire fino a 70 anni. È questa l'Italia che vogliamo?














