Sono rientrato a casa da pochi istanti, con negli occhi, nella mente e nel cuore, una moltitudine di emozioni vissute in questa breve ma intensissima missione in Kenya. Quattro giorni di telefoni scarichi e di poche distrazioni per non perdere un solo secondo una grande esperienza di vita.
Tutto era nato poco più di venti giorni fa col presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio che mi rivelava di voler trascorrere un Capodanno diverso, nell’ospedale di North Kinangop di cui gli avevo parlato più volte. In pochi giorni ho cercato di preparare al meglio la missione con delle consegne ben precise da parte del presidente: “Si tratta di una visita privata che nasce dalla volontà di fare qualcosa di utile per il prossimo”.
Una spinta quindi a cercare di organizzare il viaggio con lo sguardo rivolto alle finalità benefiche più che a eventuali incontri istituzionali.

Tirando le somme i quattro giorni in Kenya sono stati un concentrato di esperienze e di vitalità che raramente è possibile sperimentare.
Il presidente Cirio ha incontrato Don Sandro, l’amministratore dell’ospedale di North Kinangop, dove l’urologo Bruno Frea opera come medico volontario dal 2012. Il missionario ha accompagnato Cirio nella visita dell’ospedale passato in pochi anni da essere un piccolo dispensario a diventare un nosocomio all’avanguardia, con oltre 300 posti letto.
La suggestiva messa di Capodanno, i momenti di festa con le novizie e le suore dell’Ordine delle Piccole Figlie di San Giuseppe, l’incontro con le “sisters” che curano con amore e carità i bambini disabili della Children’s home di Ol Kalou, sono stati elementi che hanno permesso al presidente Cirio di conoscere la realtà kenyana dove mi sono recato più volte in missione negli ultimi anni.
Don Sandro Borsa, un grande missionario, un esempio vero di quella fede pura che aiuta tutti e che si prodiga al servizio degli altri, ha accolto con grande entusiasmo la visita della delegazione piemontese e ha trasmesso al governatore lo spirito che anima North Kinangop e che crea un legame che rimane indissolubile nel tempo.
Persino l’unico momento “ufficiale” è diventato una grande festa perché il governatore piemontese ha chiesto all’ambasciatore italiano in Kenya Vincenzo Del Monaco di incontrarsi durante la visita di ieri, sabato 3 gennaio, alle comunità della Papa Giovanni XXIII di don Benzi a Nairobi.

Nessun abito formale, solo un sorriso sincero, con cui rispondere al meglio all’entusiasmo dei ragazzi.
Cirio e Del Monaco hanno così potuto apprezzare il “G9” che ospita 23 bambini e ragazzi di strada, “Amini Home”, dove centinaia di donne hanno potuto abbandonare la prostituzione e la baraccopoli di Soweto dove sono curati gli anziani soli nella comunità di “Baba-Yetu”.
Una attenzione per gli ultimi che prosegue nel solco tracciato da don Benzi con l’opera dei volontari italiani e dei caschi bianchi che scelgono di fare servizio civile all’estero.

Per Simone Ceciliani, il direttore del “G9”, ed Elisa Lupi, la fondatrice di “Amini Home” è stata una sorpresa e un onore poter ospitare Cirio e Del Monaco. Quest’ultimo ha invitato i ragazzi di strada del G9 e i volontari a una pizza da mangiare nella residenza dell’Ambasciatore con grande entusiasmo da parte dei 23 giovani ospitati nella struttura.
Difficile descrivere le emozioni che ho provato in questi quattro giorni che hanno superato ogni mia aspettativa, vorrei usare le parole che l’ortopedico albese Federico Sibona, da cinque anni trapiantato con la famiglia in Kenya.
“Caro Alberto, ci siamo conosciuti nella nebbia di fine ottobre, tra i 20 e 25 anni fa, io ragazzino delle superiori che dava informazioni sulla Fiera del Tartufo e tu responsabile della fiera. Li avevo solo visto il politico.
Oggi ho incontrato l'Uomo, che dietro una battuta e l'altra gestisce crisi, prende scelte per noi cittadini e si stupisce davanti ai bambini e prende in braccio mia figlia e la fa giocare a 5 anni dicendole 'io sono Alberto', senza mai averla vista prima, o divide una mozzarella in 20 e la fa assaggiare per la prima volta ai bambini cresciuti in baraccopoli e invece di farli lottare per quel pezzo lo fa diventare in gioco che fa sorridere tutti. Forse in questo episodio si vede che l'Uomo e il Politico non sono due persone diverse in Te perché non è anche questo dividere le risorse a disposizione cercando di essere equo con tutti? L' Africa di equo ha poco. Siamo nati e cresciuti nella stessa Terra, che profuma di uva, nocciole e carne rossa, così come il nostro cuore che batte per essa.
Grazie, perché ora so che a distanza ci battiamo per le stesse cose, che non sono né di destra né di sinistra, perché la vita degli altri non ha colore politico, ma ha solo bisogno di Uomini che come Te si sporcano le mani cercano di rendere il posto in cui si trovano in luogo migliore di come l'hanno trovato. Che tu possa sempre essere l'Uomo che ho incontrato qui, che si lascia trasportare nei tempi africani cercando soluzioni a problemi diversi. Ecco, per la prima volta ho visto che Politico e Uomo possono convivere e sono la stessa Persona.
Buon viaggio di vita Presidente”
Parole che esprimono gratitudine, che sento di fare mie, che mi rimandano a uno dei più grandi insegnamenti che mi ha lasciato il Kenya.
Parlando con la fondatrice di Amini Home Elisa Lupi le chiesi “Per ogni ragazza che salvi ce ne sono migliaia che continuano con la loro vita in strada, perché ti svegli alle 4 nel tuo giorno libero e vai a parlare con gli ultimi tra gli ultimi di questo mondo tornando alla sera tardi. Pensi di poter salvare il Mondo?”.
La risposta che mi diede Elisa la conservo sempre nel cuore: “No, io non voglio salvare il mondo, io faccio del bene agli altri perché facendo del bene agli altri provo a salvare un po’ me stessa”.
È questo lo spirito della missione che si è appena concluso, un Capodanno senza champagne, senza botti, un Capodanno semplice, pieno di sorrisi e di gioia e per questo un Capodanno che mai potrò dimenticare.















