A Collegno la storica azienda Leone 1857, ormai acquisita e gestita dalla famiglia Barilla, ha ufficialmente inaugurato la sua “Fabbrica della Felicità”: una maestosa cattedrale da 7.000 metri quadrati nella quale la produzione industriale incontra il polo museale e il parco d’intrattenimento. Il percorso, che si apre nell'atrio con un'imponente latta gialla fuori scala volta a richiamare quello che è stato il packaging vincente di queste conosciutissime pastiglie, guida i visitatori in un itinerario ad anello su due livelli tra allestimenti interattivi, affacci sui macchinari d'epoca, caffetterie e store-serra. L'intento della proprietà è chiaro e ambizioso: posizionare il celebre marchio piemontese nel circuito turistico e culturale d'eccellenza della regione, trasformando la manifattura dolciaria in una tappa imperdibile per pellegrini del gusto e viaggiatori in cerca di alternative alle poche bellezze di Torino.

Sebbene sicuramente il progetto sia di altissimo livello e prometta anche ricadute occupazionali, a stupire di questo nuovo tempio del bonbon è l’importo del biglietto d’ingresso. Facendo due conti rapidi, per varcare le porte del Museo Egizio di Torino, dove si possono apprezzate meraviglie millenarie come il busto di Ramesse II o lo straordinario papiro del Libro dei Morti di Iuefankh, bastano 18 euro. Per accedere alla Fabbrica della Felicità e immergersi nell’epopea delle pastiglie Leone — saga recente che ha palesemente mutato il corso del mondo moderno — di euro ne servono invece ben 20. Del resto, come si fa a mettere a confronto il peso della storia antica con la portata rivoluzionaria dello zucchero in pillole? Soprattutto in tempi in cui un packaging colorato o un piatto firmato da uno chef di grido sono sfacciatamente equiparati a una tela di Raffaello o a un acrilico di Pollock?

Del resto, se la ricerca della felicità è un diritto inalienabile sancito perfino dal Preambolo della Dichiarazione d’Indipendenza americana, non vorrete mica pretendere di visitare nientemeno che la “Fabbrica” della Felicità gratuitamente o ad un prezzo ragionevole? Perché stupirsi allora se l’ingresso in questa Mecca zuccherata costa più di una full immersion in uno dei musei archeologici più importanti del pianeta? Che cosa sono l’arte, la cultura la scrittura di una delle civiltà più antiche al mondo di fronte di un impianto industriale opportunamente infiocchettato con luci pop, estetica vintage e spruzzi di nostalgia?

Il settore gastronomico del resto – e a dirlo è uno che con questo mondo, come osservatore esterno, ha a che fare ormai da qualche decennio – ha visto la sua indiscutibile dimensione culturale venire gradualmente amplificata a dismisura, fino a vedersi trasformato in una sorta di moderno idolo: un feticcio luccicante sottratto, dalla sua stessa pretesa di costituirsi come un assoluto, ad ogni senso di misura. E così, nei giorni dell’apoteosi del food-spettacolo – ben rappresentata da un’edizione di Terra Madre Salone del Gusto nella quale, san Carlin benedicente e nientemeno che il presidente Mattarella officiante, il popolo di Slow Food ha potuto celebrare in pompa magna la sua biennale festa patronale – lo storytelling gastronomico ha raggiunto il suo apice, fino ad oscurare la stessa Storia. Come non immaginarsi allora Ramesse II, suo malgrado meno quotato della Fabbrica della Felicità, trovare amarissima anche una pur dolcissima pastiglia Leone 1857?
Info: https://visit.leone1857.com/fabbrica-della-felicita/visita.html














