La III Commissione Agricoltura del Consiglio regionale ha dato il via libera per la discussione in Aula di due provvedimenti dedicati al mondo della cerca del tartufo: da una parte si approva la deroga di 30 giorni dalla pubblicazione della delibera, in sostituzione della scadenza originariamente fissata al 28 maggio 2026, per i Comuni che ancora non hanno completato l'iter burocratico per il censimento delle piante tartufigene, necessario per l'erogazione ai proprietari dei terreni dell'indennità per la conservazione del patrimonio tartufigeno, dall'altra si modifica la composizione della Consulta per la valorizzazione del patrimonio tartufigeno regionale, inserendo quattro rappresentanti delle associazioni più rappresentative per ciascuna provincia a vocazione tartufigena e per la Città Metropolitana di Torino designati dall'Unione regionale delle Associazioni di raccoglitori di tartufi, o loro delegati; in assenza di designazione da parte dell'Unione, i rappresentanti, o loro delegati, sono espressi dall'associazione territorialmente più rappresentativa di ciascun territorio vocato.
"Il tartufo e le piante tartufigene costituiscono un patrimonio inestimabile per il nostro territorio, non solo dal punto di vista enogastronomico, ma anche e soprattutto per cultura e tradizione. La tutela di questo patrimonio, messo a dura prova dai cambiamenti climatici, richiede il coinvolgimento degli attori fondamentali, i trifolao: garantirne la rappresentanza nella Commissione per la tutela del patrimonio tartufigeno, assicurando la partecipazione dei territori, è un passaggio fondamentale che non si può non condividere" commenta Daniele Sobrero, Consigliere regionale della Lista Civica Cirio Presidente.
"Ascoltare i territori è da sempre uno dei tratti distintivi della Regione Piemonte del centrodestra: prolungare i termini per i Comuni, quando sono i Comuni a chiederlo, per il censimento delle piante tartufigene, significa semplicemente ascoltare i territori e rispettarne le esigenze. Una scelta lungimirante, ma anche un segnale forte per confermare che imporre le norme dall'alto non è una modalità che ci appartiene e che la tutela del nostro patrimonio tartufigeno richiede norme chiare, ma si può ottenere solo ascoltando chi ne è il primo attore", conclude Sobrero.














