A due giorni dall'ennesima frana sul Monviso, in Regione Piemonte si è tenuto un tavolo speciale per approfondire il cambiamento in corso delle montagne piemontesi.
Sempre più turisti in alta quota e un cambiamento climatico che incide sulla stabilità di ghiaccio e roccia rendono necessario ripensare le modalità di accesso alla montagna e informare meglio chi sale ad alta quota, troppo spesso poco consapevole dei rischi e dei comportamenti da seguire.
Domenica in 200 sulla vetta del Monviso
Dal presidente della Regione Alberto Cirio è arrivata una suggestione: e se il Piemonte monitorasse gli alpinisti che salgono sulle catene più instabili? Come riportato dal Soccorso Alpino, domenica scorsa sono state 200 le persone salite sulla vetta del Monviso: un record poco invidiabile che rischia di avvicinare le montagne italiane alle famose code che si formano per fotografarsi in cima all'Everest.
Il Giro del Viso, cioè il percorso ad anello che percorre tutto il Monviso, secondo i dati del Parco del Monviso, conta circa 40 mila utenti, mentre sono stimati in 200 mila i passaggi totali nell'area intorno alla montagna. Sarebbero stati invece 5000 gli alpinisti di tutta la stagione, numero che ha portato il presidente Cirio a proporre un obbligo di registrazione per chi sale in vetta, sulla falsariga del servizio della Farnesina per chi viaggia all'estero, e poter quindi monitorare i giorni di maggiore affluenza, segnalarli al Soccorso Alpino - che oggi opera un tracciamento più informale grazie alle informazioni date dai rifugi - e migliorare le informazioni offerte agli alpinisti delle zone particolarmente frequentate e a rischio frana o incidenti.
Il numero di chi sale in montagna è infatti in costante crescita, sia tra chi effettua tranquille escursioni nei sentieri più semplici, sia chi sale in vetta con funi, moschettoni e ramponi, aumentando quindi la presenza di persone impreparate o poco informate. Come riportato dal Soccorso Alpino, contando gli interventi dei 10 anni passati, la maggior parte si concentra negli ultimi 2-3 anni.

Cirio: "Montagna sempre più attrattiva, sogno una Carta del Turismo"
"La montagna prima si stava spopolando e ora sta spopolando - ha commentato Cirio -, a luglio siamo stati la prima Regione d'Italia per crescita turistica, senza avere il mare, la montagna sta dimostrando la sua attrattività. Per questo serve arrivare sempre di più a una regolamentazione consapevole della fruizione. Mi piacerebbe lavorare a una Carta del Turismo delle montagne piemontesi".
Alla riunione, presieduta dall'assessore regionale alla Montagna Marco Gallo, hanno partecipato il presidente Alberto Cirio, il presidente della Provincia di Cuneo Luca Robaldo, il sindaco di Crissolo Fabrizio Re, il direttore della Direzione Ambiente, Energia e Territorio della Regione Piemonte Angelo Robotto, il direttore generale di Arpa Piemonte Secondo Barbero con il contributo di IRES Piemonte, DIATI del Politecnico di Torino, Legambiente e del suo settore Alpi, Carabinieri forestali, guide alpine, Soccorso Alpino e Speleologico, CNR-GEO, Ente di gestione delle Aree protette del Monviso, CAI Piemonte e AGRAP.
Al centro del tavolo proprio l'attuazione di nuove pratiche per permettere la frequentazione della montagna in sicurezza, visto il maggior numero di accessi e un clima che sta incidendo sulla sua tenuta: dal 10 giugno al 10 settembre la temperatura alla stazione Arpa sul Monviso, non è mai scesa a zero gradi, quando un anno fa, nello stesso periodo, è successo 7 volte, come dovrebbe essere a oltre 3.300 metri di quota.
Il ruolo del cambiamento climatico
"Negare il cambiamento climatico è folle - ha commentato Cirio -, non è la causa di tutti i mali ma dire che non c'è è negare la realtà. Bisogna capire quali sono le nuove esigenze del clima e quali sono i nostri comportamenti che devono adeguarsi a un clima che cambia".
"I crolli sul Monviso non sono una novità - ha aggiunto il Direttore generale di Arpa Piemonte Secondo Barbero - ma la montagna sta cambiando più rapidamente del passato. L'aumento delle temperature e il degrado del permafrost possono contribuire a rendere più instabili le pareti rocciose. Abbiamo acquisito informazioni e dobbiamo lavorare sulla riduzione del rischio, per la vulnerabilità delle persone. Con l'incremento di accessi ci sono alcuni non preparati o che non conoscono i territori".
"Parte dei problemi attuali sono legati al cambiamento climatico, che ci impone di continuare quel lavoro di monitoraggio che c'è stato negli anni e che va portato avanti - ha dichiarato l'Assessore regionale alla Montagna Marco Gallo -. Abbiamo evidenziato tre pilastri: adattarci e attrezzarci di fronte ai cambiamenti, fare formazione a tutti coloro che siedono al tavolo e fare informazione più capillare ai frequentatori della montagna".

Un sentiero alternativo per il rifugio Quintino Sella
Per il Monviso il lavoro riguarderà ulteriori rilievi e approfondimenti sui crolli, anche mediante drone, la valutazione dei sentieri più esposti e di possibili accessi alternativi ai rifugi. Tra le ipotesi figura un tracciato alternativo verso il Quintino Sella, del quale verificare le condizioni, insieme al miglioramento della segnaletica e a eventuali limitazioni temporanee dove necessarie.
"Abbiamo avviato un primo confronto che si inserisce nel grande tavolo in corso dell'osservatorio climatico - ha spiegato Angelo Robotto, direttore della Direzione Ambiente, Energia e Territorio della Regione Piemonte -. Serve prevenzione: mettiamo indicazioni, barriere, ridisegnamo le mappe sentieristiche e escursionistiche, formazione e informazione a partire dale scuole, cautele nelle azioni e negli stili di vita".
«Ringrazio la Regione per questa convocazione e l'assessore Gallo per il coinvolgimento della Provincia – ha concluso il presidente della Provincia di Cuneo Luca Robaldo –. Il nostro Settore Tutela del territorio è a disposizione per tutte le iniziative che verranno intraprese. La Provincia si farà inoltre parte attiva per garantire una corretta informazione ai cittadini e fungere da filo diretto con i Comuni».















