Egregio Direttore
Prendo spunto dall'articolo pubblicato in data 15/09/2026 dalla sua testata giornalistica on line dal titolo "Infortuni mortali: Cuneo entra in fascia arancione, rischio più alto rispetto alla media nazionale" a firma di Angela Panzera, per fare qualche ragionamento da addetto ai lavori.
Sono un sanitario laureato in "Tecniche della prevenzione nell'ambiente e nei luoghi di lavoro", professione che prevede l'iscrizione all'Ordine TSRM-PSTRP provinciale e trova i suoi maggiori sbocchi occupazionali all'interno delle aziende sanitarie e dell'Ispettorato nazionale del lavoro (nel pubblico impiego) e nel settore privato in studi di consulenza professionale che trattano tematiche relative all'igiene e sicurezza sul lavoro, all'igiene ambientale e a quella alimentare.
L'articolo evidenzia una criticità che agli addetti ai lavori risulta inevitabile, ovvero un aumento del numero di infortuni (spesso mortali) all'interno del territorio regionale e della provincia di Cuneo.
Le ragioni della mancata prevenzione sappiamo essere di varia natura, spaziando da motivi culturali a quelli organizzativi, da quelli condizionanti (peer-pressure) agli aspetti economici: d'altra parte da sempre "la prevenzione è un bisogno di salute non percepito" nella maggior parte della popolazione.
Oltre a queste motivazioni vorrei però segnalare all'attenzione dei lettori anche il fatto che è in diminuzione il numero delle ispezioni effettuate nelle aziende a causa del progressivo, ma inesorabile depauperamento delle risorse umane assegnate agli SPRESAL (Servizi di prevenzione e sicurezza negli ambienti di lavoro) delle ASL e dei carichi di lavoro (in particolare per affrontare le lunghissime inchieste infortuni) che ricadono sui pochi tecnici della prevenzione rimasti.
Il perché sia in atto un depotenziamento degli organi di vigilanza è dovuto a una condizione oggettiva che non rende più appetibile e vantaggioso il permanere all'interno del pubblico impiego: il fenomeno a cui si assiste non è un dato isolato o contingente della provincia di Cuneo, ma investe direttamente la tenuta del già fragile assetto del sistema di prevenzione del Paese Italia tanto è vero che recentemente la Commissione di albo nazionale dei Tecnici della prevenzione (facente parte della Federazione nazionale degli Ordini TSRM-PTSRP) ha avviato una ricerca sul fenomeno dei motivi di allontanamento dei Tecnici della Prevenzione dal Sistema Sanitario Nazionale (SSN), cercando di indagare le ragioni per cui un numero crescente di professionisti, dopo l'ingresso nelle strutture del SSN, sceglie di trasferirsi verso altre realtà lavorative (principalmente nel privato) anziché rimanere all'interno dei Dipartimenti di Prevenzione delle ASL.
Carichi di lavoro (anche emotivo) molto impegnativi; responsabilità davvero importanti sia sotto il profilo civilistico che sotto quello penale (ad esempio la Procura della Repubblica considera i Tecnici della prevenzione degli SPRESAL quali "Ufficiali di Polizia Giudiziaria altamente specializzati"); poca considerazione all'interno dell'ambiente sanitario lavorativo; scarsa valorizzazione retributiva con stipendi tabellari lordi inferiori a 2000 €/mese; impossibilità conclamata di progressioni di carriera dirigenziale (in tutta la regione Piemonte non c'è un solo tecnico della prevenzione in possesso dei requisiti, che sia divenuto dirigente delle professioni sanitarie come invece accade in altre regioni italiane) sono tutte ragioni che determinano un sistematico abbandono del settore da parte di numerosi professionisti.
Occorrerebbe una realistica e oggettiva riflessione da parte degli Enti pubblici sul perché non intendano investire su questo patrimonio umano-professionale che hanno a loro disposizione: eppure per ottenere un ispettore SPRESAL preparato e autonomo occorre, oltre alla laurea, un'esperienza lavorativa nel settore almeno quinquennale (non è assolutamente poco). Perdere queste professionalità dopo aver contribuito a formarle è illogico e contribuisce a incrementare la problematica segnalata nell'articolo.
Lettera firmata














