Il 2025 si è chiuso come un anno di consolidamento e semina per la Fondazione Ospedale Alba-Bra, un periodo fitto di interventi meno appariscenti ma decisivi nel modo di pensare l’ospedale “Michele e Pietro Ferrero” di Verduno come spazio di cura, formazione e relazione con il territorio. Centri di formazione, laboratori di simulazione, nuovi servizi per pazienti e caregiver, investimenti sull’umanizzazione degli ambienti e sull’accoglienza dei giovani professionisti hanno tracciato una direzione chiara. Una traiettoria che nel 2026 entra ora in una fase più visibile, fatta di cantieri, scelte strutturali e anniversari simbolici.
Ne parliamo con Luciano Scalise, direttore della Fondazione, per capire quali saranno i passaggi chiave dell’anno appena iniziato.
Guardando al percorso complessivo della Fondazione, che anno è stato il 2025?”
“Il 2025 è stato un anno molto intenso, anche se non sempre visibile all’esterno. Abbiamo lavorato su formazione, umanizzazione, servizi e organizzazione interna. Sono interventi che non fanno rumore, ma che creano le condizioni perché l’ospedale funzioni meglio, sia per chi cura sia per chi viene curato”.
“Quali sono stati, in particolare, gli ambiti su cui vi siete concentrati?”
“La formazione è stata centrale, con l’attivazione del Centro di Formazione e del LabSi, il laboratorio di simulazione. Allo stesso tempo abbiamo investito molto sugli spazi e sull’accoglienza, perché anche l’ambiente è parte della cura. L’ospedale deve essere un luogo dove le persone si sentono orientate, accompagnate, rispettate”.

“In questo percorso che ruolo ha avuto la dimensione culturale?”
“Aprire l’ospedale al dialogo con il territorio, con la cultura e con la ricerca significa ampliare la qualità della cura. L’Auditorium è diventato un luogo di incontro stabile, non solo per operatori sanitari ma anche per la comunità, e questo rafforza il legame tra ospedale e territorio".
“Un altro tema forte è quello dell’umanizzazione degli spazi. Che lavoro è stato fatto?”
“Abbiamo lavorato su molti ambienti: la passerella di accesso al Pronto Soccorso, le sale d’attesa, le Stanze del Sollievo. Sono interventi pensati per i momenti più delicati, quando le persone sono più fragili. Anche i percorsi visivi, le immagini, i colori contribuiscono a ridurre l’ansia e a rendere l’ospedale più umano”.


“Nel 2025 avete investito molto anche su strumenti informativi per pazienti e caregiver.”
“Sì, perché anche l’informazione è cura. I video di presentazione dell’ospedale e i tutorial aiutano le persone a orientarsi, a capire cosa sta succedendo, a sentirsi meno sole. Ridurre l’incertezza significa migliorare l’esperienza di cura”.
“Il 2025 è stato anche l’anno dei giovani medici. Che bilancio fate?”
“Molto positivo. Quarantacinque specializzandi hanno scelto Verduno come sede di formazione. Questo ci ha confermato che l’ospedale è attrattivo, ma ci ha anche posto un problema concreto: quello dell’abitare”.
“Ed è da qui che nasce il progetto degli alloggi alla ex Caserma Trevisan, centro del 2026?”
“Esattamente. L’emergenza abitativa è uno dei principali ostacoli per gli ospedali periferici. Offrire un alloggio gratuito ai giovani medici significa rendere il territorio più attrattivo e permettere a molti di scegliere Verduno non solo per formarsi, ma per costruire il proprio futuro professionale. Realizzeremo 38 alloggi destinati inizialmente ai medici specializzandi e, in prospettiva, ad altri professionisti sanitari. È un progetto di ospitalità che consideriamo strategico. L’emergenza abitativa è uno dei principali ostacoli per gli ospedali periferici. Verduno non è una sede universitaria tradizionale, ma oggi è inserita nei percorsi formativi di più università. Offrire un alloggio gratuito significa rendere attrattivo il territorio, permettere ai giovani di scegliere di formarsi qui senza un peso economico aggiuntivo”.
Quando entreranno in funzione questi alloggi?
“I lavori dovrebbero durare tra i 12 e i 14 mesi. L’obiettivo è iniziare ad accogliere i primi specializzandi nella primavera del 2027. Oggi ne ospitiamo già 22, e in totale ne abbiamo accolti 49 in strutture sparse sul territorio. Avere una sede unica significa anche creare comunità, favorire relazioni, offrire una dimensione di vita oltre al lavoro”.
Accanto alla residenza, avete lavorato anche su altri aspetti della quotidianità.
“Sì, perché l’ospitalità non è solo un tetto. Abbiamo investito molto sulla mensa, coinvolgendo lo chef Luciano Tona per migliorare qualità e varietà dei pasti. Chi viene a formarsi qui deve trovare un ambiente accogliente, umano, dove sentirsi considerato. Sono finiti i tempi in cui lo specializzando faceva solo fotocopie: oggi viene per imparare, e noi dobbiamo essere all’altezza".
Il secondo grande obiettivo del 2026 riguarda l’ospedale di Verduno.
“Parliamo della rifunzionalizzazione dell’ingresso nord, lato Santa Vittoria. È un progetto che nasce da un concorso di idee avviato nel 2023, a cui hanno partecipato otto studi professionali. Il progetto è stato selezionato e ora siamo nella fase di affidamento della progettazione esecutiva”.
Che tipo di intervento sarà?
“Non solo architettonico. L’ingresso nord va ripensato come spazio di accoglienza, di orientamento, ma anche come occasione per riorganizzare funzioni interne oggi distribuite in modo frammentato. È un intervento che migliora l’accessibilità e la qualità complessiva dell’esperienza ospedaliera”.
Il 2026 segna anche un anniversario importante per la Fondazione.
“Sì, il 28 marzo compiamo 18 anni. Quando siamo partiti, pochi avrebbero scommesso sulla nostra durata e sul nostro impatto. Oggi possiamo dire di aver costruito qualcosa di solido per il territorio. Vorremmo valorizzare questa ricorrenza, anche attraverso momenti pubblici.”
Tra questi rientra la nuova area sportiva polivalente.
“È uno spazio che abbiamo appena completato: campi da tennis, calcetto, basket e pallavolo, inseriti in un cortile prima inutilizzato dell’ospedale. È stato anche curato dal punto di vista estetico, con l’intervento di un artista. Lo inaugureremo in primavera. Ci sono tanti progetti, anche quello di un Parco della Salute con funzione sanitaria per i degenti".
Sport, socialità, benessere: il concetto di salute si allarga.
“Esattamente. La salute non è solo assenza di malattia. È relazione, movimento, qualità degli spazi. Questa area è un primo passo verso una possibile caratterizzazione dell’ospedale anche in chiave sportiva e aggregativa, a beneficio di dipendenti, volontari e, in prospettiva, della comunità. In questo 17º anno di vita della Fondazione, abbiamo continuato a investire in innovazione, formazione e umanizzazione con risultati che parlano di cura, bellezza e futuro”.















