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Attualità | 27 gennaio 2021, 15:01

Ex ospedali di Alba e Bra, la Regione cambia i piani: "Giù le parti nuove per fare lì le case delle salute"

L’ipotesi al vaglio della Giunta Cirio. L’assessore Icardi: "Evitiamo di creare nuove cattedrali abbandonate nei centri storici delle nostre città"

L'ex ospedale "San Lazzaro" di Alba

L'ex ospedale "San Lazzaro" di Alba

Quale futuro per gli ex ospedali di Alba e Bra? A risolvere un rebus cui si lega il futuro sviluppo urbanistico delle due capitali di Langhe e Roero potrebbe essere la Regione, con la decisione di non procedere alla prevista vendita dei due contenitori, ora semivuoti dopo che lo scorso 20 luglio i reparti fino a quel giorno attivi al loro interno hanno fatto trasloco alla volta di Verduno.

Andate deserte le due gare che l’Asl Cn2 ha bandito per la loro vendita dal gennaio dello scorso anno, la Giunta di Piazza Castello sembra intenzionata a non procedere oltre coi tentativi di alienazione, che secondo quanto previsto dal piano finanziario per la costruzione del "Michele e Pietro Ferrero" avrebbero dovuto invece portare nelle casse regionali una somma vicina ai 25 milioni di euro, ridottisi poi a poco più di 20 alla luce delle perizie sulla base delle quali l’azienda sanitaria aveva preparato i bandi di gara finora pubblicati senza esito.

"L’idea è quella di procedere in questa direzione – conferma al nostro giornale l’assessore regionale alla Sanità Luigi Genesio Icardi –. In questo senso abbiamo già fatto diverse valutazioni, figlie dell’impegno che la Regione ha assunto alla vigilia del trasferimento a Verduno, con la promessa di realizzare nelle due città altrettante case della salute nelle quali concentrare i servizi sanitari destinati a rimanere sul territorio. Stiamo quindi considerando quanto sia opportuno andare a cercare nuovi spazi sui quali costruirle ex novo (per Alba si era pensato ad esempio all’area dell’ex macello, ndr), quando abbiamo già a nostra disposizione immobili che, anche alla luce della stagnazione del mercato delle costruzioni, rischiano di rimanere vuoti per lungo tempo, così come sta accadendo in realtà quali quelle di Asti o di Biella, per citarne due".

Da qui l’ipotesi di non vendere i due complessi per realizzare nelle loro parti più recenti le nuove case della salute, anche demolendole e costruendo ex novo, dove non fosse possibile o si rivelasse antieconomico adeguarle, preservando invece e valorizzando – anche previa vendita – le parti storiche, peraltro sottoposte a precisi vincoli da parte della Soprintendenza.
 
"Ci stiamo lavorando", prosegue Icardi che, messo nel conto un’importante minusvalenza nei bilanci dell’ente, pensa alla possibilità che soggetti del territorio (la Fondazione Crc?) possano intervenire per finanziare i costi vivi dell’operazione
"Diciamo che la Regione rinuncerebbe a un introito di una ventina di milioni di euro, per cui in un disegno simile ci sarà bisogno che chi può faccia la propria parte. Iniziamo a considerare questa possibilità sotto il profilo della fattibilità tecnica, dopodiché ne affronteremo i profili finanziarii. Certamente un simile disegno consentirebbe di non lasciare mostri invenduti nel cuore delle due città".

All’insegna della prudenza il commento del sindaco albese Carlo Bo: "Quello di dare una destinazione all’ex ospedale è un tema sul quale stiamo lavorando sin dal nostro insediamento e che forse andava affrontato prima, visto che si sapeva che un giorno il nosocomio si sarebbe trasferito. L’obiettivo ora è di riuscire a recuperare quella che rappresenta un’area importantissima per la nostra città e al contempo salvaguardare il tessuto socioeconomico sviluppatosi negli anni attorno a questa realtà. E’ una partita complessa e non ancora chiusa, ma di sicuro c’è in campo tutta la nostra attenzione per dare risposte concrete nell’interesse della città".

Ezio Massucco

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