Un nuovo elemento normativo s’introduce a poche settimane dalle elezioni provinciali quando poco più di 2800 amministratori, tra sindaci e consiglieri comunali, saranno chiamati alle urne per rinnovare presidente e consiglio provinciale.
La modifica alla legge n.56 del 2014, la cosiddetta “legge Delrio”, dal nome del ministro che la propose 12 anni fa, riguarda l’allineamento dei mandati tra presidente della Provincia e consiglio.
Dall’entrata in vigore della legge che ha trasformato le Province in enti di secondo livello, il presidente durava in carica quattro anni, mentre il consiglio soltanto due, tant’è che le elezioni risultavano sfalsate.
Così era stato per i due mandati di Federico Borgna, così per Luca Robaldo, il quale, nel corso dei suoi quattro anni da presidente, ha visto un rinnovo del consiglio nel 2024.
La Camera dei Deputati, in data 24 settembre – a seguito del parere favorevole delle competenti commissioni – ha definito una nota interpretativa a proposito della conversione in legge del decreto legge 7 agosto 2026, che riguardava proprio questo aspetto, in particolare in riferimento all’articolo 2 comma 10 in materia di riallineamento dei mandati.
La modifica, condivisa da maggioranza e opposizione, prevede che la disposizione si applichi alle 51 Province italiane a statuto ordinario, tra le quale ovviamente è ricompresa Cuneo.
“La disposizione riformulata – viene specificato - ha carattere provvisorio, in attesa di una revisione organica dell'ordinamento delle Province che preveda l'elezione a suffragio universale e diretto del presidente e del consiglio provinciale, l'individuazione, in base ai principi di sussidiarietà, differenziazione e adeguatezza, delle funzioni fondamentali e di ulteriori funzioni delle Province, considerandone e valorizzandone le specificità, nonché il riordino del sistema di finanziamento delle Province medesime al fine di assicurare l'adeguatezza delle risorse rispetto alle funzioni ad esse attribuite”.
Ancora una volta viene ribadita la volontà del legislatore di tornare all’elezione diretta, anche se ci siamo abituati che il concetto di “provvisorietà” in politica rischia di diventare sinonimo di “definitivo”.
Resta da capire se e come questa novità influirà sugli scenari che si stavano delineando in vista della prossima consultazione.














