Entro una decina di giorni si capirà se la discussa nuova legge elettorale - “Stabilicum” o “Melonellum così è stata denominata - sarà approvata e, di conseguenza, quale sarà il destino della legislatura.
Perché, caso mai il ddl non dovesse ottenere la maggioranza alla Camera – come era successo a luglio per opera dei franchi tiratori - il governo rischierebbe di cadere.
Non è un caso se al riguardo la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, ha avvertito i partner della sua coalizione, Forza Italia e Lega: “Se la legge non passa dovremmo trarne le conseguenze”.
Martedì 15 settembre il Senato ha approvato in seconda lettura, il disegno di legge n. 1971 di riforma della legge elettorale per Camera dei deputati e Senato.
Il testo è passato con 113 voti favorevoli, 71 contrari e 2 astenuti e torna ora alla Camera per la terza e definitiva lettura.
Per evitare sorprese, il governo, in questa terza lettura a Montecitorio, intende porre la fiducia sulle parti modificate a Palazzo Madama.
L'esame in Aula alla Camera inizia mercoledì 30 settembre e dovrebbe concludersi con voto finale indicativamente giovedì 8 ottobre.
Così il calendario
30 SETTEMBRE - Il testo approda in Assemblea per la discussione nella quale i gruppi intervengono a turno ma senza che vi sia votazione.
1 OTTOBRE – Primo voto sulle pregiudiziali di costituzionalità. È qui che le opposizioni annunciano battaglia richiedendo lo scrutinio segreto.
5 OTTOBRE – Questa la data ipotizzata in cui il governo dovrebbe chiedere fiducia sui vari articoli, a partire da quelli che riguardano l'introduzione del sistema delle preferenze con capolista bloccati.
8 OTTOBRE – È il giorno previsto per il voto finale con le opposizioni che, verosimilmente, torneranno a richiedere lo scrutinio segreto.
Riepiloghiamo, in sintesi, i punti salienti di una riforma elettorale che al momento non risulta chiara nei dettagli nemmeno a tutti i parlamentari.
Ritorno al sistema proporzionale e premio di governabilità
Abolizione collegi uninominali La principale novità è l’abolizione dei precedenti collegi uninominali: l’elettore vota liste di candidati nei collegi plurinominali, mentre l’uninominale resta solo in Valle d’Aosta e Trentino-Alto Adige.
Premio di governabilità Scatta per la lista o coalizione che, con formazioni tra loro collegate nei due rami del Parlamento, ottiene almeno il 42% dei voti validi in ciascun ramo del Parlamento; in questo caso spettano 70 seggi alla Camera e 35 al Senato, assegnati tramite apposite liste circoscrizionali.
Se nessuno raggiunge la soglia, il premio non si attiva e i seggi vengono ripartiti in modo proporzionale.
Tetto ai seggi La forza premiata non può superare 220 seggi alla Camera e 113 al Senato.
Soglia Sbarramento al 3% per le liste in coalizione.
Preferenze Fino a tre, di genere diverso in caso di scelta multipla, con capolista bloccato.
Candidato premier Le liste indicano il nome proposto per l’incarico di Presidente del Consiglio.
Il disegno di legge alza le sottoscrizioni per collegio richieste per poter presentare una lista. Sono esentati i partiti già costituiti in gruppo parlamentare.
Viene inoltre introdotto il voto per gli elettori fuori sede per motivi di studio, lavoro o cura.
Sul piano politico, le opposizioni parlano di “legge truffa” e denunciano il rischio di vedere ridotta la presenza femminile in Parlamento.
Le forze politiche di maggioranza, dal canto loro, rivendicano una maggiore stabilità di governo.













