Circa 200 persone hanno preso parte nel tardo pomeriggio di venerdì 26 giugno alla parata di Marco Cavallo, la grande scultura azzurra in legno e cartapesta divenuta simbolo della libertà, dell'inclusione e dei diritti delle persone più vulnerabili.

Il corteo è partito da piazza Galimberti e ha attraversato corso Nizza, corso Brunet e viale Angeli per raggiungere il Parco della Resistenza, accompagnato dalle performance di Dispari Teatro e dalla musica della banda Bandaradan. Tra i partecipanti anche la sindaca di Cuneo Patrizia Manassero.
L'iniziativa rientrava nel programma "Con occhi diversi", la rassegna promossa dal progetto SAI Cuneo e dal Comune di Cuneo, insieme agli enti della rete provinciale, in occasione della Giornata mondiale del rifugiato istituita dalle Nazioni Unite.

La giornata si era aperta all'Auditorium Varco con il talk "Frontiere d'Europa. Prospettive e conseguenze con l'entrata in vigore del Patto europeo migrazione e asilo", durante il quale giuristi, antropologi, operatori sociali ed esperti di salute mentale si sono confrontati sulle ricadute del nuovo quadro normativo europeo e sulle prospettive per l'accoglienza e la tutela dei diritti delle persone migranti.
A chiudere simbolicamente l'evento è stata proprio la sfilata di Marco Cavallo, nato nel 1973 all'interno dell'ex ospedale psichiatrico di Trieste durante l'esperienza di riforma avviata dallo psichiatra Franco Basaglia. La grande statua, costruita dai pazienti insieme agli artisti, rappresentò allora la rottura delle mura del manicomio e la conquista della libertà e della dignità delle persone con disagio psichico.
Oggi Marco Cavallo continua a essere un simbolo di inclusione e partecipazione e viene utilizzato in numerose iniziative dedicate ai diritti umani. La manifestazione cuneese ha voluto collegare quella storica battaglia civile ai temi dell'accoglienza e della tutela delle persone migranti, ponendo l'attenzione sulle conseguenze del nuovo Patto europeo su migrazione e asilo e ribadendo il valore della libertà di movimento, della dignità della persona e della solidarietà come principi fondanti della convivenza civile.
Tra musica, colori e partecipazione, il corteo ha così attraversato il cuore della città trasformando le vie del centro in un momento di riflessione pubblica sui diritti, sull'inclusione e sulla necessità di costruire comunità sempre più aperte e accoglienti.




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