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Attualità | 10 febbraio 2026, 12:35

IL PERSONAGGIO / Zichichi: quella straordinaria conferenza del marzo 2006 organizzata a Madonna dell’Olmo di Cuneo

Il fisico siciliano, morto ieri, 9 febbraio, intervenne al corso coordinato dal parroco della frazione, don Gianni Falco, spiegando in modo estremamente chiaro, semplice, concreto, ma rigoroso, come è nata e si è sviluppata la scienza e che non è in contrasto con la fede in Dio. Ad ascoltarlo c’erano almeno 400 persone

Antonino Zichichi con don Gianni Falco e Alberto Bosi

Antonino Zichichi con don Gianni Falco e Alberto Bosi

Il fisico siciliano di Erice, Antonino Zichichi, è morto lunedì 9 febbraio a 96 anni. Uno scienziato dalle straordinarie doti umane, capace di donare, per lungo tempo, le sue immense conoscenze attraverso apprezzati incontri in giro per il mondo e seguiti interventi televisivi. 

Il 3 marzo 2006 ad ascoltare la conferenza sui “Valori della Scienza nel XXI secolo” organizzata nella frazione Madonna dell’Olmo di Cuneo, a conclusione del corso “Salute Bene-Essere Salvezza” coordinato dal parroco, don Gianni Falco, erano arrivate almeno 400 persone. 

Ricordiamo quella coinvolgente iniziativa attraverso il racconto della serata e l’intervista con lo scienziato. 

Almeno 400 persone, tra le quali molte in piedi, hanno assistito, venerdì 3 marzo, nella Sala convegni del Class Hotel in Madonna dell’Olmo di Cuneo, alla conferenza del presidente della Federazione Mondiale degli Scienziati, Antonino Zichichi, che ha chiuso il corso su “Salute Bene-Essere Salvezza” organizzato dalla Parrocchia con il patrocinio di Comune, Provincia e Fondazione Crc. Un successo straordinario. 

L’incontro è stato introdotto dall’emozionato parroco della frazione e coordinatore dell’iniziativa, don Gianni Falco, e dal professore cuneese, Alberto Bosi. Poi, il carismatico studioso siciliano ha regalato due ore e mezza di coinvolgente lezione sui “Valori della Scienza nel XXI secolo”. Chi non ne conosceva lo spirito e il modo di comunicare e si aspettava voli pindarici su tutto lo scibile umano e sul futuro del mondo, forse è rimasto un poco deluso. Perché, al contrario, Zichichi ha spiegato, come ha sempre fatto anche attraverso i libri pubblicati, in modo estremamente chiaro, semplice, concreto, ma rigoroso, la scienza come è nata e si è sviluppata. 

A iniziare da Galileo Galilei, ritenuto il padre della disciplina. “Fu il primo - ha affermato Zichichi - a chiedersi, con umiltà e senza arroganza intellettuale, come era fatto il mondo, partendo dalla considerazione che Colui che lo aveva creato era il più intelligente di tutti. E dimostrò le leggi fondamentali della natura in modo rigoroso e con esperimenti riproducibili, ipotizzandone la loro universalità dimostratasi poi corretta. Le scoperte avvenute nei 400 anni successivi sono state la prova continua di quanto fosse vero tutto ciò che aveva immaginato”. 

Anche se venne condannato dalla Chiesa: “Nessuno, però, ha mai detto che tre cardinali, di cui uno era il nipote del Papa, e lo stesso Papa, si rifiutarono di firmare la condanna. Galilei, invece, fu vittima della cultura dominante aristotelica del suo tempo, perché ne dimostrò gli sbagli e la mise in ginocchio”.

Zichichi non ha poi risparmiato qualche frecciata alla cultura dominante del nostro tempo definita dei “pensatori che parlano per sentito dire” e “dell’ateismo, atto di fede nel nulla”.

Con alcune considerazioni sulla concezione evoluzionista di sviluppo naturale della specie sostenuta da Darwin: “Non può essere considerata una scienza perché non ha equazioni ed esperimenti ripetibili. A chi mi dice che siamo parenti delle scimmie, chiedo di spiegarmi in modo rigorosamente scientifico il passaggio dalla materia inerte a quella vivente”. 

E ancora: “Ammesso che ciò fosse possibile, dopo occorre saper riprodurre, tra le centinaia di migliaia di forme di materia vivente vegetale e animale, quella di cui l’uomo è esempio: l’unica dotata di ragione e detentrice della memoria collettiva permanente, cioè la scrittura. Un leone mi sa svelare il piano inclinato? I pesci, le aquile sanno scrivere?”.

Nella relazione non è poi stata dimenticata l’ultima frontiera del Supermondo in cui si è scoperto che le dimensioni non sono solo le tre dello spazio e quella del tempo, ma bensì altre 43.

Inoltre, Zichichi ha riservato una stoccata all’astrologia, definita un imbroglio, “perché le stelle non sono fisse e non esistono le costellazioni e i segni zodiacali. Gli oroscopi fanno male alla salute mentale delle persone”.

Un prolungato e scrosciante applauso ha salutato la fine dell’intervento. Chi è riuscito ad aprire il proprio cuore e si è lasciato trasportare dalle parole dello scienziato è tornato a casa arricchito di abbondanti gocce di sapere. Sulle quali interrogarsi e riflettere. Senza essere necessariamente e completamente d’accordo su tutto ciò che ha ascoltato.

L’INTERVISTA / “Noi non siamo figli del caos”

Al termine della conferenza, Zichichi ha risposto con disponibilità e gentilezza ad alcune domande. Partendo dalle considerazioni su cos’è la scienza. “La scienza - ha sottolineato - è lo studio della logica che regge tutto ciò che esiste in natura. Dal decimo di millesimo di miliardesimo di centimetro del cuore di un protone ai miliardi di chilometri dei confini dell’universo. In questa grande quantità di spazio e di tempo, se ci aggiungiamo l’età dell’universo e la vita media del protone, esiste una rigorosa logica da studiare e da apprezzare nella sua assoluta regolarità e nel suo fascino”. 

Che, per lei, non è in contraddizione con l’essere credente, con la fede in Dio? “Noi non siamo figli del caos, altrimenti non potrebbe esistere la logica della natura e del Creato. Con la fede in Dio perciò non c’è assolutamente antitesi, ma comunione. Un contrasto che, piano piano, si può superare se c’è l’impegno, come aveva previsto il fisico Fermi, a non far prevalere l’attuale Hiroshima culturale”.  

C’è un limite per l’applicazione della scienza? “Attenzione, bisogna ricordarsi di quello che ha detto Giovanni Paolo II: “L’uso della scienza non è più scienza e a uccidere non sono i missili intercontinentali, ma il cuore dell’uomo”. È questo il limite. La tecnica, cioè l’uso della scienza, può avvenire pro o contro l’uomo. Distinguere le due cose è perciò fondamentale. Come, invece, non ha fatto Marx che, attraverso il materialismo scientifico, le ha deliberatamente confuse”. 

C’è il rischio per l’uomo di andare avanti verso l’autodistruzione? “Sono ottimista e non ho mai creduto a questa possibilità. Per cinquant’anni abbiamo dormito non sui letti, ma su migliaia e migliaia di chili di tritolo frutto degli arsenali bellici americani e sovietici. Una potenza distruttiva tremenda. Ci sono momenti di crisi, ma possono essere risolti”.  

Cosa chiede alle nuove generazioni? “L’impegno affinché trionfi la cultura dell’amore, che ha nella scienza la sua struttura portante”.

Sergio Peirone

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