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Farinél | 26 novembre 2023, 14:30

FARINEL/ Sì, nel 2023 abbiamo ancora bisogno di una “Giornata internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne”

L’analisi dei dati ci fa comprendere come, anche nella nostra Granda “isola felice”, la violenza sulle donne sia un problema reale e pericolosamente diffuso e in molti contesti, purtroppo, in costante aumento. Non mancano i segnali di svolta, a partire da Confindustria Cuneo, la prima a livello nazionale a ottenere la certificazione di parità di genere a livello nazionale.

FARINEL/ Sì, nel 2023 abbiamo ancora bisogno di una “Giornata internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne”

Come già fatto lo scorso anno in occasione della “Giornata internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne” voglio tornare a parlare di questo tema in modo informativo, attento e puntuale, con la consapevolezza che non sia facile non cadere nello scontato e nell’ovvio. 

Vorrei, quindi, partire dai dati di questo fenomeno che, anche in provincia di Cuneo, raggiungono cifre che fanno riflettere. Quando pensiamo a crimini violenti tendiamo a immaginarli lontani da noi, ma così non è.

I dati del Report del Servizio analisi criminale della Direzione Centrale Polizia Criminale aggiornato al 19 novembre 2023 evidenzia che: nel periodo 1 gennaio – 19 novembre 2023 sono stati registrati 295 omicidi (+4% rispetto allo stesso periodo del 2022), con 106 vittime donne (-3% rispetto allo stesso periodo del 2022 in cui le donne uccise furono 109), le donne uccise in ambito familiare/affettivo sono state 87 (-4% rispetto allo stesso periodo del 2022 in cui vittime furono 91); di queste, 55 hanno trovato la morte per mano del partner/ex partner (+4%).

Secondo l’ultima nota Istat sulle vittime di omicidio, nel 2022 sono stati commessi 322 omicidi (+6,2% rispetto al 2021). Le vittime sono 196 uomini e 126 donne (il 39,1% del totale). L’età media delle donne vittime di omicidio è pari a 55,1 anni. I dati mostrano per il 2022 un aumento del numero di donne uccise da parenti (0,14x100mila donne, 0,10 nel 2021). Nei casi in cui si è scoperto l’autore, il 92,7% delle donne è vittima di un uomo. Le donne uccise da un partner o ex partner, tutti di sesso maschile, sono 61.

L’Istat stima che i femminicidi siano 106, sul totale delle 126 donne uccise. Gli omicidi di genere rappresentano l’84,1% degli omicidi di donne. 

LA PROVINCIA DI CUNEO

La nostra provincia di Cuneo non fa, purtroppo eccezione. In attesa dei dati puntuali sul 2023 è possibile sottolineare come nel 2020 i denunciati per maltrattamenti contro conviventi nella nostra provincia siano stati 106, nel 2021 la cifra è salita a 138, per arrivare a 170 denunciati nel 2022. Le denunce per lesioni personali nel 2020 sono state 89, salite a 114 nel 2021, a fronte di 105 denunce registrate sino al 31 ottobre 2022. Le denunce per violenze sessuali aggravate e di gruppo sono state 35 nel 2022, 37 nel 2021 e 23 fino alla fine del mese di ottobre 2022.  Le denunce per atti persecutori (più noti come stalking) sono state 48 nel 2020, 87 nel 2021 e 82 fino al 31 ottobre 2022. La diffusione illecita di materiale sessualmente espliciti (un reato oggi conosciuto come “Revenge Porn”) ha visto nel 2020 una persona denunciata, il numero è salito a tre nel 2022 e a sei nel 2022.

Questi sono alcuni dati che fanno comprendere come, anche nella nostra Granda “isola felice”, la violenza sulle donne sia un problema reale e pericolosamente diffuso.

In questo quadro sconfortante Confindustria Cuneo ha lanciato un segnale forte che merita di essere sottolineato: è infatti Confindustria Cuneo la prima associazione industriale ad ottenere la certificazione di parità di genere a livello nazionale. Nella data simbolica di ieri, sabato 25 ottobre, in concomitanza con la Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, Confindustria Cuneo ha celebrato ad Alba questo traguardo insieme a quello del primo lustro di Made In, la rivista dedicata alle storie di impresa e alle interviste ai personaggi del territorio.

Un traguardo celebrato dal direttore generale di Confindustria Cuneo Giuliana Cirio che si è rivolta idealmente alle 1200 associate che condividono la cultura d’impresa sottolineando come il vero obiettivo sia arrivare al superamento del tema, quando non si parlerà più di appartenenza di genere, insomma, si potrà dire di aver raggiunto una parità che per ora pare ancora lontana in molti ambiti.

LA VIOLENZA NON E’ SOLO FISICA

Un fenomeno che, tristemente, non conosce crisi e che, anzi, in alcuni casi risulta in crescita prendendo forme diverse, sempre nuove e sempre più difficili da riconoscere da parte delle vittime: spesso, infatti, si parla di violenza fisica e di femminicidio, ma ancora più frequentemente si sottovalutano tutti gli altri tipi di violenza che stanno alla base della “Piramide della violenza di genere” (immagine a fondo pagina).

Parliamo, per esempio, di atti di rimozione dell’autonomia, come la violenza economica o lo Stealthing, la rimozione del preservativo senza consenso durante un rapporto sessuale oppure casi di sottomissione, per esempio a seguito di diffusione di materiale intimo senza l’esplicito consenso da parte della vittima, in casi di stalking o catcalling, ovvero apprezzamenti non richiesti ricevuti per strada da parte di sconosciuti.

Tutti esempi che vedono alla base dalla piramide un comportamento più diffuso, ovvero la normalizzazione di un linguaggio violento, sessista, che punta il dito contro le donne che “se la sono andate a cercare” o che normalizza una disparità di genere nel salario, nella posizione sociale e culturale del Ventunesimo secolo.   

Se vi capitasse un giorno di provare a chiedere alle vostre mogli, alle vostre compagne, alle vostre amiche e conoscenti se si siano mai sentite in pericolo, molestate, seguite o se semplicemente si siano ritrovate ad avere paura ad uscire di casa da sole la sera, restereste sconvolti dalla risposta. Sono innumerevoli, infatti, sono i casi di molestie di questo tipo anche ai danni di ragazze minorenni o comunque molto giovani. Ogni donna avrà un episodio da raccontare che vi farà vergognare di essere uomini.

DATI CHE IMPRESSIONANO

Mai avendo avuto inclinazione alla violenza di alcun tipo sono, spesso, portato a pensare che un fenomeno come la violenza di genere possa essere limitato ad alcuni uomini squilibrati con problemi di narcisismo e anaffettività, casi spesso lontani e difficili da decifrare.

La mia è una visione ottimistica e purtroppo non troppo vicina alla realtà perché secondo i dati Istat Il 31,5% delle 16-70enni (6 milioni 788 mila) ha subìto nel corso della propria vita una qualche forma di violenza fisica o sessuale: il 20,2% (4 milioni 353 mila) ha subìto violenza fisica, il 21% (4 milioni 520 mila) violenza sessuale, il 5,4% (1 milione 157 mila) le forme più gravi della violenza sessuale come lo stupro (652 mila) e il tentato stupro (746 mila).

Ha subìto violenze fisiche o sessuali da partner o ex partner il 13,6% delle donne (2 milioni 800 mila), in particolare il 5,2% (855 mila) da partner attuale e il 18,9% (2 milioni 44 mila) dall’ex partner. La maggior parte delle donne che avevano un partner violento in passato lo hanno lasciato proprio a causa delle violenza subita (68,6%). In particolare, per il 41,7% è stata la causa principale per interrompere la relazione, per il 26,8% è stato un elemento importante della decisione.

Il 24,7% delle donne ha subìto almeno una violenza fisica o sessuale da parte di uomini non partner: il 13,2% da estranei e il 13% da persone conosciute. In particolare, il 6,3% da conoscenti, il 3% da amici, il 2,6% da parenti e il 2,5% da colleghi di lavoro.

Le donne subiscono minacce (12,3%), sono spintonate o strattonate (11,5%), sono oggetto di schiaffi, calci, pugni e morsi (7,3%). Altre volte sono colpite con oggetti che possono fare male (6,1%). Meno frequenti le forme più gravi come il tentato strangolamento, l’ustione, il soffocamento e la minaccia o l’uso di armi. Tra le donne che hanno subìto violenze sessuali, le più diffuse sono le molestie fisiche, cioè l’essere toccate o abbracciate o baciate contro la propria volontà (15,6%), i rapporti indesiderati vissuti come violenze (4,7%), gli stupri (3%) e i tentati stupri (3,5%).

Le forme più gravi di violenza sono esercitate da partner, parenti o amici. Gli stupri sono stati commessi nel 62,7% dei casi da partner, nel 3,6% da parenti e nel 9,4% da amici. Anche le violenze fisiche (come gli schiaffi, i calci, i pugni e i morsi) sono per la maggior parte opera dei partner o ex. Gli sconosciuti sono autori soprattutto di molestie sessuali (76,8% fra tutte le violenze commesse da sconosciuti).

Le donne straniere hanno subìto violenza fisica o sessuale in misura simile alle italiane nel corso della vita (31,3% e 31,5%). La violenza fisica è più frequente fra le straniere (25,7% contro 19,6%), mentre quella sessuale più tra le italiane (21,5% contro 16,2%). Le straniere sono molto più soggette a stupri e tentati stupri (7,7% contro 5,1%). Le donne moldave (37,3%), rumene (33,9%) e ucraine (33,2%) subiscono più violenze.

Le donne straniere, contrariamente alle italiane, subiscono soprattutto violenze (fisiche o sessuali) da partner o ex partner (20,4% contro 12,9%) e meno da altri uomini (18,2% contro 25,3%). Le donne straniere che hanno subìto violenze da un ex partner sono il 27,9%, ma per il 46,6% di queste, la relazione è finita prima dell’arrivo in Italia.

CONCLUSIONI

I dati, si sa, sono freddi, asettici, ma non mentono e restituiscono una situazione drammatica che ci ricorda che la violenza è intorno a noi, spesso invisibile, ma sempre presente. Non dimentichiamolo, anche quando non sarà il 25 novembre e smettiamo di pensare di vivere in un’isola felice dove “figuriamoci se succedono queste cose”, perché succedono e purtroppo molto più vicino di quello che pensiamo.

La rivoluzione deve partire prima di tutto dagli uomini, con l’esempio, facendo capire agli altri uomini che la violenza mai è giustificabile e mai dovrà essere tollerata o ritenuta la norma.

Sono ancora fiducioso che la maggior parte degli uomini, a partire dal sottoscritto, sia fatto di ben altra pasta, ma i dati sciorinati impongono a tutti di tenere alta l’attenzione ogni giorno.

Arriverà il giorno in cui non dovremo più avere una “Giornata contro la violenza sulle donne”. Quel giorno purtroppo, non è oggi.

Marcello Pasquero

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