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Farinél | 03 marzo 2024, 12:01

Farinél/ Di chi scriverebbe oggi Beppe Fenoglio? Chi sarebbero i suoi partigiani? (Prima Parte)

Il primo marzo 1922 nasceva ad Alba lo scrittore Beppe Fenoglio, l’autore che più di chiunque altro ha saputo raccontare un’epoca e una terra. Ma se il fato invece di strappare l’autore albese dalla vita a 40 anni gli avesse regalato un’esistenza centenaria, di chi avrebbe scritto Beppe Fenoglio?

Foto: Aldo Agnelli

Foto: Aldo Agnelli

Penso spesso alle poche immagini che ci rimangono di Beppe Fenoglio, al suo volto scavato dal fumo e dalla vita. L’autore albese morì a pochi giorni dal quarantunesimo compleanno, traguardo che chi scrive ha tagliato il 6 agosto scorso.

Nelle immagini, insomma, Beppe Fenoglio è più giovane del sottoscritto e in alcune molto più giovane, nonostante sembri decisamente il contrario. Segno di tempi grami che solcavano la pelle e l’anima degli uomini del primo Novecento.

Spesso mi chiedo cosa avrebbe potuto scrivere Beppe Fenoglio, con le sue capacità più uniche che rare di raccontare un’epoca e una terra, di descrivere i personaggi e di traslarne su carta le loro tensioni morali, se fosse stato uno scrittore di oggi.

Cosa sarebbe successo se invece che nel 1963 Beppe Fenoglio avesse compiuto ieri l’altro 102 anni? Di cosa avrebbe scritto? Chi sarebbero stati gli eroi dei suoi romanzi? Chi i suoi partigiani?

Difficile immaginare il grande Beppe sfoderare da una valigetta un pc portatile e vederlo prodigarsi per individuare una rete Wi-fi tradendo l’amata Olivetti. Non so voi, ma non me lo vedo proprio.

Se il come rimane un mistero, possiamo essere certi su cosa scriverebbe Beppe Fenoglio: della sua terra, del suo ambiente, dei suoi parenti, degli amici, dei compagni di lotta, intriso come era di quello spirito che pervade l’Alta Langa.

Sicuramente scriverebbe d’Amore, un tema universale che non conosce tempo e spazio, non faticherebbe molto a immaginare i nuovi Milton e Fulvia e sono certo che ne saprebbe interpretare meglio di chiunque altro il modo di parlare, con abbondante uso di termini in inglese. Probabilmente non si scriverebbero lettere, ma WhatsApp e la poesia non sarebbe la stessa.

Quando penso all’amore in letteratura penso però a un’altra storia, “Ma il mio amore Paco”, racconto inserito nella raccolta “Un giorno di fuoco”, è la frase che Jeanna pronuncia poco prima di recarsi all’altare e sposare Alfredo. Paco è lo “ziastro” dello scrittore bambino. Mercante di bestiame dell’Alta Langa, che alla passione per le donne abbina quella per il gioco, finisce sul lastrico in seguito a una sfortunata serata all’osteria della Madama, per giunta trascinando nella rovina anche l’amico Maggiorino.
      
Dopo essere stato circuito e lasciato da una giovane donna ed essere finito sul lastrico giocando al Casinò, Paco guarda nel pozzo, attratto dall’abisso, dalla prospettiva di farla finita. Quello del suicidio è un tema che ritorna spesso nella poetica fenogliana, caratterizzando un altro capolavoro come “Il gorgo”.

L’amore è tutto nel finale de “Ma il mio amore è Paco”, quando la moglie, quella che per tutto il racconto siamo portati a giudicare una povera cornuta, senza carattere, diventa improvvisamente la vera eroina della storia.

La donna salva Paco dal suicidio dicendogli di aspettare perché lei lo conosce meglio di chiunque altro e sa che Paco ha mai fatto nulla senza aver preso prima un caffè e in questo modo riaccoglie tra le sue braccia un uomo da cui è stata tradita e senza ormai alcun tipo di risorsa.

Cosa è l’amore puro se non questo, contrapposto alle velleità di Paco, personaggio che Fenoglio pare mitizzare per tutto il racconto e che il finale ci restituisce in tutta la sua codardia e inadeguatezza, contrapposto alla grandezza morale e umana della moglie Giulia che aveva il torto di non avergli dato un figlio.

Quella di Paco è una storia universale e senza tempo che Fenoglio avrebbe potuto scrivere ancora oggi. Così non si può dire di Johnny o di Milton, personaggi divenuti icone proprio per la loro appartenenza alla lotta partigiana, per il loro essere liberi prima di tutto.

Ma chi sarebbero oggi Johnny e Milton? Chi sarebbero i partigiani del Duemila?

(continua domenica 10 marzo)

Marcello Pasquero

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