ELEZIONI REGIONALI
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Farinél | 18 febbraio 2024, 10:55

Farinél/ Gli italiani sono stanchi di una politica che ha dimenticato il decalogo di don Sturzo

Nel 1948 Don Luigi Sturzo volle sferzare gli aspiranti candidati a una poltrona in Camera e Senato, da lui ritenuti furbi e poco attenti ai bisogni della popolazione, con un decalogo per gli aspiranti politici ancora oggi più che mai attuale

Farinél/ Gli italiani sono stanchi di una politica che ha dimenticato il decalogo di don Sturzo

Stiamo vivendo settimane frenetiche che porteranno, entro la fine di febbraio ad avere una situazione più chiara degli schieramenti e delle liste che si presenteranno alle urne l’8 e 9 giugno per le elezioni europee, regionali e amministrative.

Nei piccoli comuni la revoca del numero massimo di mandati permetterà ad alcuni sindaci uscenti di ricandidarsi, con una norma che ritengo giusta nei confronti di quei primi cittadini che hanno fatto della guida del loro municipio una missione.

È, infatti, sempre più difficile trovare persone disposte a prendersi il classico mal di pancia con annesse responsabilità e rischi, per un ritorno economico irrisorio.

La legge che toglie il numero massimo di mandati consentirà, quindi, di proseguire nel proprio lavoro quei sindaci che hanno ben operato, ma rappresenta anche il gettare la spugna di fronte alla difficoltà ormai consolidata di trovare candidati non solo per la poltrona del sindaco, ma anche per giunta e consiglio comunale.

Ne sanno qualcosa anche nelle città di Alba e Bra, dove a metà febbraio il centrodestra non ha ancora definito le proprie liste e nemmeno i propri candidati sindaci.

Quella entrante dovrebbe essere la settimana decisiva dell’annuncio della nuova candidatura di Carlo Bo che dovrà recuperare un buon numero di giorni e settimane all’avversario Alberto Gatto, già in piena campagna elettorale e con la possibilità di avere addirittura sei liste a sostegno. Gatto potrebbe anche incassare un clamoroso cambio di schieramento da parte del vicesindaco attuale Carlotta Boffa e del consigliere comunale Olinto Magara, già uscito allo scoperto.

Lasciando i nostri lidi, ben diversa è la storia per quanto riguarda le elezioni europee e regionali dove invece il richiamo dello stipendio a cinque cifre richiama frotte di aspiranti politici e politicanti. Spesso personaggi senza né arte né parte con nessun interesse se non di ritagliarsi una fetta di paradiso tra Strasburgo, Bruxelles e Torino.

La ormai proverbiale sfiducia degli italiani nella politica si esprimerà con l’ennesimo crollo dell’affluenza alle urne con la possibilità che ancora una volta il partito del non voto possa risultare il più numeroso. Per un giorno o due gli eletti saranno tutti costernati per poi tornare a replicare esattamente gli stessi errori deludendo e allontanando altri aventi diritto al voto dalla politica.

Questa settimana mi è capitato tra le mani il decalogo del buon politico di don Luigi Sturzo, in fondatore del Partito Popolare Italiano, uno dei politici più influenti, non solo in Italia, ma nel mondo, nel primo e nel secondo dopoguerra. Nel 1948 don Sturzo scrisse il decalogo del buon politico. Dieci regole ancora oggi estremamente attuali. Regole che ogni aspirante politico dovrebbe conoscere a memoria e mettere in pratica.

Negli anni in cui nasceva la Costituzione più bella e democratica di sempre, la nostra, don Sturzo scrisse:

«C’è chi pensa che la Politica sia un’arte che si apprende senza preparazione, si esercita senza competenze, si attua con furberia. È anche opinione diffusa che alla politica non si applichi la morale comune e si parla spesso di due morali: quella dei rapporti privati e l’altra (che non sarebbe morale, né moralizzabile) riguardante la vita pubblica. La mia esperienza lunga e penosa mi fa invece concepire la politica come saturata di eticità, ispirata all’amore per il prossimo e resa nobile dalla finalità del Bene Comune».

Ed ecco il decalogo del buon politico:

 

1. Essere sincero e onesto, promettere poco e realizzare molto.

2. Se ami troppo il denaro, non fare politica.

3. Non andare contro la legge per un presunto vantaggio politico.

4. Non circondarti di adulatori: fanno male all’anima ed eccitano la vanità.

5. Se pensi di essere indispensabile, farai molti errori.

6. Spesso il no è più utile del sì.

7. Occorre avere pazienza e non disperare mai.

8. I tuoi collaboratori al governo siano degli amici, mai dei favoriti.

9. Ascolta le donne che fanno politica, sono più concrete degli uomini.

10. È una buona abitudine fare ogni sera l’esame di coscienza.

 

Regole semplici, chiare ed efficaci, scritte quasi ottanta anni fa, ma ancora estremamente attuali. Se tutti le avessero rispettate e le rispettassero probabilmente non staremmo parlando di una presa di distanza degli elettori italiani dalle urne.

Marcello Pasquero

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