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Taglia 14-19 | 17 giugno 2023, 20:07

TAGLIA 14-19: RACCONTI DALL’ETA’ DEI SOGNI/Adele

Lo psichiatra osserva Adele come se stesse attendendo un segno di infelicità. "Infelici, depressi e isolati per scelta. Chi sono gli adolescenti hikikomori?"

TAGLIA 14-19: RACCONTI DALL’ETA’ DEI SOGNI/Adele

“Taglia 14-19” è una raccolta di storie vere, riproposte sotto pseudonimo. Un progetto che nasce dopo tre anni di ricerca, tra fonti orali e scritte, tra studenti e studentesse delle superiori in età compresa, appunto, tra i 14 e i 19 anni. Amarezza, gioia ed emozioni palpabili riproposti attraverso i loro occhi, i temi scritti, i “pizzini” lasciati nell’agenda dell’insegnante, i messaggi durante i periodi di vacanza e i dialoghi sospesi tra un intervallo e l’altro. Ragazzi e ragazze che hanno una loro visione del mondo e della vita, anche se coglierle non è sempre così immediato.

L’autrice. Francesca Gerbi è un’insegnante di lettere e sostegno nelle scuole superiori, giornalista e scrittrice. Con l'editrice "La collina dei libri" ha appena dato alle stampe "La memoria di Viola", romanzo col quale affronta con delicatezza lo spinoso tema dell’Alzheimer.***

Lo psichiatra osserva Adele come se stesse attendendo un segno di infelicità.

"Infelici, depressi e isolati per scelta. Chi sono gli adolescenti hikikomori?" - Ecco il titolo del volume conservato nella libreria alle spalle del medico.

Adele non riusciva a distogliere lo sguardo.

"Dunque, signorina, come si sente?".

"Così", rispose lei a mezza bocca, indicando il libro.

Sono sempre di più e il fenomeno assume dimensioni preoccupanti; il dottor Mello lo sa, ci sta lavorando, ma Adele non sembra una hikikomori: appare timida, questo sì, ma non sa quanto preoccuparsi.

"Continua, ti ascolto".

Adele prende fiato come se decidesse di astenersi un attimo da quell'apnea logorante.

Attacca, impacciata: "Io ho deciso di staccarmi dal mondo, ma è come se ora la mia strada fosse cronicizzata".

“Primo campanello d'allarme”, pensa Mello. Gli tornano in mente le linee lette pochi giorni prima: "Spesso si associa alla depressione, soprattutto nella fase prolungata dell'isolamento, in particolar modo quando diventa patologico. Molte volte hikikomori viene confuso con una forma di dipendenza da internet perché i ragazzi, non uscendo più, si rifugiano nei videogiochi, nei manga, nelle serie tv o nei film. Tutto ciò induce erroneamente un genitore a credere che il problema sia il web".

"È importante non confondere la causa con l'effetto", pensa Mello.

"Sai, Adele, potrei dirti che sia altrettanto sbagliato pensare che la soluzione possa essere costringerti ad uscire o staccare internet. Sono escamotage che provocano l'effetto contrario".

"Ma io non uscirò, non ci riesco, non lo faccio dalla pandemia, non lo farò d'ora in poi".

Adele risulta comunque un'eccezione, i suoi coetanei non si aprono, vivono in silenzio, si chiudono, si trasformano in fantasmi.

"È colpa dei miei genitori", sbotta lei, e la pacatezza della ragazzina bionda con gli occhi azzurri, svanisce.

"Partono presto al mattino, prendono un caffè al bar, pranzano in un self-service con insalata verde e bresaola, all'uscita dal lavoro: palestra. Mia madre si getta sul fitness, mio padre corre sul tapis roulant, talvolta aperitivo con i colleghi, arrivano a casa stremati, con quell'aria felice da colletti bianchi che sanno stare al mondo".

E Adele? Adele come trascorre le sue giornate?

Adele si sveglia prima dell'orario previsto e sta male; tutte le mattine si copre la testa con le coperte e non vuole accettare che un altro giorno sia spuntato.

Quando arriva Teresa, la donna di servizio, si desta per rispondere "No, non esco", poi torna a sonnecchiare.

Si alza per mezzogiorno e smangiucchia veloce uno yogurt o una mela, poi si accomoda sul divano del salotto, sempre e troppo libero e guarda serie TV: grandi, infinite maratone per uscire da se stessa, non vedere, non sentire il vuoto.

Sono dati molto difficili da raccogliere, dal momento che chi ne soffre non chiede aiuto e si nasconde, diventando una sorta di fantasma per la società.

 

Secondo l'esperto non è facile risalire alla cause scatenanti, ma molto può dipendere dalla società, oggi troppo competitiva, che fa sentire questi ragazzi inadeguati e impauriti, desiderosi solo di nascondersi agli occhi del mondo esterno.

 

Francesca Gerbi

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