"Prendiamo atto che, finalmente, anche la Giunta regionale e l'Assessore all'Agricoltura abbiano aperto gli occhi, riconoscendo quello che denunciamo da mesi: il settore vitivinicolo piemontese sta attraversando una crisi profonda e complessa. La stessa Regione ammette che il comparto è in forte sofferenza a causa dell'aumento dei costi di produzione, dei dazi, del cambiamento climatico, della contrazione dei consumi e dell'accumulo di giacenze nelle cantine. E’ un primo passo, certo, ma non basta" dichiarano i consiglieri regionali del Partito Democratico Mauro Calderoni, Fabio Isnardi e Domenico Ravetti, commentando il nuovo bando regionale per il rilancio del settore attraverso il sostegno ad accordi di filiera.
"Solo pochi mesi fa il Partito Democratico aveva, ripetutamente, denunciato, una sostanziale sottovalutazione del problema e l'assenza di un vero confronto con il territorio, chiedendo risposte concrete, un coinvolgimento di tutta la filiera e l'apertura degli Stati Generali del vino. La misura introdotta, in questi giorni, dall’Assessore all’Agricoltura non può, tuttavia, essere considerata la soluzione. Il problema è strutturale e diversificato. Riguarda le giacenze, il crollo di alcuni mercati, il cambiamento delle abitudini di consumo, la competitività internazionale, gli effetti del clima e la sostenibilità economica delle aziende. Pensare di affrontarlo con un intervento “una tantum” significa non cogliere fino in fondo la portata della crisi” proseguono gli esponenti dem. Calderoni, Isnardi e Ravetti ricordano che: “già nei mesi scorsi avevamo chiesto alla Regione di uscire dalla logica degli incontri estemporanei e delle iniziative simboliche per costruire invece un percorso condiviso con tutti gli attori del settore. In quell'occasione avevano denunciato che "alle parole non seguono azioni" e sollecitato misure capaci di affrontare il tema delle giacenze, delle rese e dell'apertura di nuovi mercati”.
"Oggi la vendemmia 2026 è ormai conclusa. È il momento di smettere di rincorrere l'emergenza e di mettere in campo una strategia vera. La Regione convochi senza ulteriori rinvii gli Stati Generali del vino piemontese, coinvolgendo produttori, consorzi, cantine sociali, associazioni agricole, trasformatori, operatori commerciali ed enti locali. Serve una visione di lungo periodo che definisca obiettivi, strumenti e risorse per accompagnare il comparto nelle sfide dei prossimi anni. Il vino rappresenta un patrimonio economico, occupazionale e identitario fondamentale per il Piemonte. Proprio per questo non bastano misure episodiche. Occorrono programmazione, confronto e una strategia condivisa. Bene che la Regione abbia finalmente aperto gli occhi sulla crisi. Adesso però serve un cambio di passo e, soprattutto, occorre il coraggio di lavorare per costruire il futuro del settore insieme ai suoi protagonisti" concludono Calderoni, Isnardi e Ravetti.














