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Attualità | 21 luglio 2026, 06:12

Tribunale di Cuneo, il presidente Amato: "La situazione è critica, ma non drammatica. Ora servono risorse stabili"

Il dirigente traccia un bilancio dei suoi primi mesi alla guida dell’ufficio giudiziario: “L’Ufficio per il Processo è stato decisivo per ridurre l’arretrato. Ora servono programmazione e certezze sul personale”. Tra i progetti anche il nuovo Giudice di Pace di Mondovì, un Urp dedicato e iniziative per il benessere dei dipendenti

Il presidente del tribunale di Cuneo Mario Amato

Il presidente del tribunale di Cuneo Mario Amato

A pochi mesi dal suo insediamento alla guida del Tribunale di Cuneo, il presidente Mario Amato traccia un bilancio della situazione degli uffici giudiziari. Una fotografia che restituisce un sistema in trasformazione, alle prese con le incertezze legate all’Ufficio per il Processo e alla definizione dei nuovi organici, ma che a Cuneo continua a garantire risultati positivi grazie al lavoro svolto negli ultimi anni.

“La situazione è critica, ma non drammatica”, sintetizza il magistrato, che individua nella programmazione e nella stabilità delle risorse le chiavi per consolidare i progressi ottenuti.

Presidente Amato, come descriverebbe oggi lo stato di salute del Tribunale di Cuneo?

Stiamo vivendo un momento di transizione della giustizia in generale. Una transizione che avrebbe avuto bisogno di maggiore programmazione e di una stabilizzazione delle risorse. Questo ha inciso soprattutto sull’Ufficio per il Processo, una figura che si è rivelata estremamente utile, in particolare nel 2022, quando la giustizia attraversava uno dei momenti più difficili. 

Che impatto hanno avuto il PNRR e l’Ufficio per il Processo sull’attività del Tribunale?

Grazie anche alle risorse del PNRR, questi funzionari hanno contribuito in maniera determinante al recupero dell’arretrato. Anche il Tribunale di Cuneo ha raggiunto gli obiettivi fissati dal Ministero nel settore civile e i dati lo dimostrano.

Poi però qualcosa si è bloccato.

Negli ultimi mesi il contributo dell’Ufficio per il Processo è stato messo in discussione. Ne è derivato un periodo di forte incertezza e di fibrillazione che ha portato alla conclusione dei rapporti con una parte di questi funzionari. Abbiamo quindi attraversato alcuni mesi caratterizzati da una carenza di personale.

Dal primo luglio la situazione è migliorata?

Sì. Circa il 70% del personale dell’Ufficio per il Processo è stato stabilizzato anche a Cuneo. Rimane però il problema del restante 30%, che non ha ancora una collocazione definitiva. È una situazione comune a livello nazionale.

Quali sono oggi le principali incognite?

Per un verso il contratto collettivo è stato approvato ad aprile, ma per altro verso manca ancora una definizione precisa dell’inquadramento e del ruolo di questi funzionari. Bisogna capire quali competenze avranno e come verranno distribuiti tra attività giurisdizionale e servizi amministrativi.

Perché è così importante chiarire questo aspetto?

Perché la giustizia è una macchina complessa. È inutile produrre sentenze se poi la cancelleria non riesce ad andare avanti. Servono entrambe le componenti. Attendiamo il 12 agosto, termine per la conversione del decreto legge che dovrà definire ruoli, organici e qualifiche. È un momento di attesa, ma confidiamo che da settembre possa esserci finalmente un riordino complessivo.

Nel frattempo è stata approvata anche la graduatoria del concorso per oltre duemila assistenti giudiziari.

Esatto. È un segnale importante. Speriamo che consenta di riportare ordine in una situazione nella quale oggi esiste ancora una certa confusione tra le varie figure professionali e sia finalmente definito il perimetro delle rispettive competenze.

Come si presenta invece il Tribunale di Cuneo sotto il profilo organizzativo?

Il momento più difficile è stato quello del 2022. In questi anni, però, è stato fatto un grande lavoro di riorganizzazione. Nel settore penale abbiamo avviato un progetto che, se supportato dalle necessarie risorse, darà ottimi risultati. Nel civile i benefici sono già evidenti. Sono fiducioso.

E per quanto riguarda l’organico dei magistrati?

Perderemo due colleghi. Avremo tre posti vacanti, ai quali si aggiunge una maternità. Su un organico di ventotto magistrati significa mantenersi attorno a una scopertura del 10-15%, una soglia che riteniamo sostenibile e comunque migliore rispetto a quella di molte altre sedi.

La situazione dei giudici di pace?

Anche lì esistono delle carenze, ma gli uffici continuano a funzionare e non registriamo particolari criticità. La mia intenzione è quella di contribuire ulteriormente al miglioramento dell’organizzazione amministrativa.

Lei è arrivato a Cuneo lo scorso novembre. Che impressione si è fatto?

Sono qui da pochi mesi, ma sufficienti per conoscere la realtà del Tribunale. Non ho mai avuto segnali di particolari criticità organizzative. Ho trovato una macchina che funziona abbastanza bene.

Tra i progetti avviati c’è anche il trasferimento del Giudice di Pace di Mondovì

Sì. Abbiamo raggiunto un accordo con il Comune di Mondovì. I lavori della nuova sede dovrebbero concludersi entro la fine di gennaio e confido che all’inizio del prossimo anno l’ufficio possa trasferirsi in un palazzo molto bello e funzionale.

Avete lavorato anche sul benessere del personale

Credo che il buon funzionamento della giustizia passi anche dalla qualità dell’ambiente di lavoro. Abbiamo sottoscritto una convenzione con l’Arma dei Carabinieri per consentire al personale del Tribunale di usufruire della mensa, abbiamo attivato un accordo con un asilo nido a sostegno delle dipendenti e dei dipendenti con figli piccoli e stiamo lavorando anche sul tema dei parcheggi, confrontandoci con la sindaca e con l’assessore competente. Sono aspetti che possono sembrare secondari, ma incidono concretamente sulla qualità del lavoro e sull’organizzazione degli uffici.

Dal mio punto di vista, lavorare per la giustizia significa anche condividere responsabilità e spendere qualche energia in più per creare le condizioni affinché tutti possano svolgere al meglio il proprio compito.

Come sono gli arretrati del Tribunale?

Sono sotto controllo, sia nel civile sia nel penale. Non abbiamo situazioni emergenziali. Nel penale permane qualche difficoltà, ma abbiamo approvato una variazione tabellare che riorganizza l’intero settore.

In cosa consiste questa riorganizzazione?

Abbiamo dovuto rivedere alcune modalità di lavoro. L’assistenza alle udienze richiede molte risorse e stiamo cercando di razionalizzarne l’impiego, anche limitando la durata delle udienze quando possibile. L’obiettivo è ottenere una riduzione di circa il 20% dei ruoli dei giudici monocratici.

Tra i progetti figura anche un nuovo rapporto con l’utenza

Vorremmo istituire un Ufficio Relazioni con il Pubblico che funzioni due o tre giorni alla settimana, sia in via Bonelli sia nella sede del settore penale. Questo consentirebbe di regolamentare meglio gli accessi alle cancellerie, evitando che il personale venga continuamente distolto dalle proprie attività.

Avete aperto il Tribunale anche ai cittadini

La giornata “Porte aperte” ha riscosso un ottimo successo e abbiamo ricevuto numerose richieste di ripeterla. Intendiamo organizzare nuove iniziative dedicate alle scuole e all’università.

Perché ritiene importante questo rapporto con il territorio?

Perché i cittadini spesso non conoscono realmente il lavoro della magistratura. Noi abbiamo tutto l’interesse a spiegare cosa facciamo. Siamo una categoria spesso eccessivamente criticata. Certamente esistono problemi, ma la stragrande maggioranza dei magistrati svolge il proprio lavoro con serietà e professionalità, senza dare adito a quelle situazioni che finiscono per proiettare all’esterno un’immagine distorta della categoria.

Lei arriva da una lunga esperienza a Torino. Che differenze ha trovato?

Sono catanese, ma lavoro in Piemonte da dieci anni e qui mi sono trovato molto bene. Torino ha attraversato anni complicati. Ricordo una Corte d’Appello con circa 23 mila procedimenti pendenti e casi che arrivavano perfino alla prescrizione, anche in processi molto delicati. Nel 2018 quella sede venne dichiarata disagiata.

Oggi il quadro è completamente diverso

Sì. Oggi la Corte d’Appello gestisce circa 2.500 processi e i tempi medi di definizione sono scesi a sei mesi. È il risultato del lavoro di magistrati, cancellieri e personale dell’Ufficio per il Processo, quando impiegato correttamente. Il PNRR lascia una nuova geografia organizzativa: ora bisogna avere la capacità di assegnare le risorse giuste nei posti giusti.

Qual è la sfida più importante che vede davanti alla giustizia italiana?

La vera criticità è sempre stata la mancanza di programmazione. Una macchina complessa come quella della giustizia avrebbe bisogno di una pianificazione più seria e di lungo periodo. Oggi viviamo un momento di difficoltà, ma è una crisi superabile. Partiamo da risultati importanti e sarebbe davvero un peccato disperdere quanto costruito negli ultimi anni.

CharB.

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