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Politica | 09 luglio 2026, 12:05

L’INTERVISTA / Bo (Alba): “È venuto meno il dialogo tra Fondazione Crc e istituzioni, qualcosa non sta funzionando come dovrebbe”

L’ex sindaco della capitale delle Langhe interviene nel dibattito. “Nel 2024, al momento del rinnovo dei vertici, mancò una figura autorevole in grado di gestire una situazione che – ricorda - appariva estremamente delicata”. L’esponente del centrodestra albese auspica la ripresa del confronto, “imprescindibile – sostiene - per il corretto funzionamento dell’ente”

L'ex sindaco albese Carlo Bo

L'ex sindaco albese Carlo Bo

Mentre si attende che il presidente della Fondazione Cassa di risparmio di Cuneo Mauro Gola venga a riferire nei municipi di Cuneo e Alba, come richiesto dalle interrogazioni consiliari presentate negli ultimi, rispettivi Consigli comunali, il dibattito sulle vicende che hanno interessato l’ente di Palazzo Vitale prosegue.

Nel confronto s’inserisce Carlo Bo, sindaco di Alba dal 2019 al 2024 e attuale consigliere di minoranza, sconfitto due anni fa, nell’ultima tornata elettorale amministrativa, da Alberto Gatto (centrosinistra).

Imprenditore nei settori metalmeccanico ed edile, amministratore pubblico di lunga esperienza – è consigliere comunale ad Alba dal 2009 e per un quinquennio (2014-2019) è stato capogruppo consiliare - Bo è figura di rilievo nell’ambito del centrodestra provinciale. 

Oggi, con minori vincoli rispetto a ieri, ha deciso di togliersi qualche sassolino dalle scarpe, pur con la moderazione e la prudenza che restano cifre distintive della sua personalità. 

Nel periodo in cui è stato sindaco di Alba (dal 2019 al 2024), lei ha dovuto affrontare due rinnovi della Fondazione CrC, nel 2020 e nel 2024. Come li ha vissuti?

“Sarebbe ipocrita chi sostenesse che un sindaco non riceve consigli e sollecitazioni per le nomine. Non mi scandalizzano perché, entro certi limiti, fanno parte delle dinamiche della politica.”

Quindi in entrambe le circostanze anche lei ha ricevuto, diciamo così, “esortazioni” a recepire indicazioni che venivano da livelli superiori?

“Non credo sia successo solo al sottoscritto e, soprattutto, non credo sia questa la principale criticità.”

Mi spieghi allora, nello specifico, qual è stato il problema con cui ha dovuto fare i conti su questo fronte quando era sindaco di Alba?

“Nel primo caso, nel 2020, quando si trattava di riconfermare Giandomenico Genta alla presidenza della Fondazione CRC per un secondo mandato, ci fu una gestione autorevole del presidente Giovanni Quaglia il quale manifestò le sue argomentazioni, che, attraverso l’arte della persuasione, convinsero il sottoscritto e altri colleghi. Nel 2024, purtroppo, non fu così, mancò la figura autorevole, secondo il mio punto di vista, in grado di gestire una situazione estremamente delicata. Pertanto decisi di rinnovare la fiducia al dottor Cappello, poi riconfermato vicepresidente vicario”.

Posso immaginare che qualcuno non l’abbia presa bene. 

“Nessuno, dopo che avevo fatto la mia scelta, insistette.

Ma sapevo bene che quella decisione, insieme ad altri fattori, mi avrebbe creato difficoltà. Ma all’angolo in verità ero già stato messo prima, nel 2022, quando, chi ebbe l’onore e l’onere di decidere chi avrebbe dovuto ricoprire la carica di Presidente della Provincia mi disse che non era il momento di una presidenza albese e che io, comunque, non ero la persona adatta e dunque non andavo bene.”

Colgo amarezza nelle sue parole…

“Guardi, sono più sereno di quello che si possa sembrare e poi il tempo lenisce le ferite.”

Ritiene che la sua mancata riconferma a sindaco di Alba sia in qualche misura riconducibile a questa “disobbedienza”?

“No, sarebbe una considerazione troppo semplicistica. Ci sono stati tanti fattori e certamente anche dei miei errori. Esprimo queste considerazioni solo perché lei mi ha posto delle domande ed io le ho risposto con franchezza”

Torniamo a noi. La Fondazione, a partire dal suo attuale presidente, è nella bufera per un paio di questioni. La prima è la partecipazione all’azionariato de La Stampa. La seconda è l’alt arrivato dai sindaci all’allungamento dei mandati. Temi entrambi approdati recentemente anche sui banchi del Consiglio comunale di Alba. Che idea si è fatto?

“Sono questioni che hanno sollevato discussioni come non succedeva da tempo. Se fossi amministratore della Fondazione, le coglierei come un campanello d’allarme.”

In che senso?

“I sindaci di Cuneo e Alba hanno detto in aula, rispondendo ad interrogazioni sul tema, che non erano stati informati, se non vagamente, sulla scelta in merito a La Stampa. Inoltre, hanno inviato un documento – a proposito del cosiddetto “addendum” con i suoi annessi e connessi - in cui pongono paletti molto precisi. Aspetti che evidenziano come qualcosa non stia funzionando come dovrebbe.”

Ritiene che manchi dialogo tra istituzioni e Fondazione?

“Mi pare evidente.”

Che spiegazioni si è dato?

“Non ne trovo. In passato, con altri presidenti, da Oddero a Falco a Genta e fino a Raviola lo scambio di vedute e il confronto avveniva con regolarità.”

Oggi non più?

“Da quel che leggo e sento mi pare che col nuovo corso non sia più così. Non mi chieda le ragioni perché non le conosco e potrei solo ipotizzarle. Ma i se e i ma sono congiunzioni non valevoli in questa circostanza.” 

Da amministratore che ha guidato per cinque anni Alba che cosa si sentirebbe di suggerire? 

“Non tocca a me dare consigli. Dico forse un’ovvietà, ma credo che il confronto e il dialogo siano alla base del corretto funzionamento di una realtà tanto importante per il territorio qual è la Fondazione CRC.”

Giampaolo Testa

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