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Economia | 01 luglio 2026, 06:11

Il doppio volto del lavoro femminile nel Cuneese: primato italiano per l'impresa autonoma, ma una dipendente su tre resta nella "trappola" del part-time

Il Rapporto2026 della Camera di Commercio fotografa oltre 14mila aziende rosa: la Granda vola per l'indipendenza delle titolari (86,4%),però tra le subordinate pesano la forte segregazione nei contratti a orario ridotto

Il doppio volto del lavoro femminile nel Cuneese: primato italiano per l'impresa autonoma, ma una dipendente su tre resta nella "trappola" del part-time

C'è una forza motrice silenziosa, ma strutturata che attraversa l'economia della Granda, ed è grazie alle donne. Nel 2025, le imprese femminili registrate in provincia di Cuneo si attestano a quota 14.199 unità, arrivando a rappresentare ben il 22,1% dell'intero tessuto economico territoriale.

Ma il vero dato record – quello che stacca nettamente le performance locali dal resto del Paese – riguarda la qualità e l'autonomia di queste realtà: il grado di imprenditorialità esclusivo raggiunge l'86,4%. Una cifra che non solo surclassa la media piemontese (82,8%), ma distanzia di quasi sei punti percentuali il dato nazionale, fermo all’80,5%. Sostanzialmente quando una donna fa impresa a Cuneo, lo fa assumendo pienamente la governance e il controllo delle quote.

Sotto il profilo dei comparti e della veste giuridica, la mappa dell'imprenditoria femminile riflette la storica vocazione del territorio. L'agricoltura rimane il "magnete" principale, arrivando a coinvolgere quasi quattro imprenditrici su dieci. Sul fronte legale, la flessibilità e l'autonomia gestionale guidano le scelte delle fondatrici: oltre sette donne su dieci (il 74,7%) prediligono la forma dell'impresa individuale, mentre le società di persone si attestano al 14,4% e le società di capitale, pur in crescita nei trend generali, rappresentano il 9,4% del segmento rosa.

Se la fotografia statica mette in luce un'eccellenza, la dinamica temporale invita i decisori politici e le associazioni di categoria alla prudenza. Il comparto mostra infatti i segni di una "strisciante fragilità" sul lungo periodo, stretta tra la complessità dei mercati e gli effetti dell'invecchiamento della popolazione. Nell'ultimo anno si è registrata una lieve flessione dell'1,1% della base imprenditoriale femminile (pari a una perdita netta di 155 realtà rispetto alle 14.354 del 2024), una contrazione che risulta più marcata rispetto ai cali osservati su scala regionale (-0,4%) e nazionale (-0,3%). Allargando l'orizzonte all'ultimo decennio, il bilancio si fa più severo: il comparto ha subito una contrazione del 10,7%, traducendosi nella scomparsa di oltre 1.700 attività dal territorio cuneese.

A bilanciare la ritirata delle attività storiche ci pensano due precisi fattori di rinnovamento: i giovani e le comunità straniere. Le donne "under 35" dimostrano un forte dinamismo, arrivando a guidare l'11,4% delle aziende rosa totali.

Parallelamente, si registra una decisa ascesa delle imprenditrici nate all'estero, la cui incidenza sul totale delle imprese femminili è salita in dodici mesi dall'8,7% al 9,2%. Una vitalità, quella straniera, che si riflette nell'intero ecosistema della provincia. Nel Cuneese infatti, le imprese a guida immigrata sono balzate a 5.603 unità, segnando un +5,7% in un solo anno e un +40,6% su base decennale.

L'analisi della Camera di Commercio non si ferma alle sole titolari d'azienda, ma scatta un'istantanea anche sulle lavoratrici dipendenti, facendo emergere chiaramente persistenti disparità strutturali. Il 2025 si è chiuso con un saldo negativo di 335 posizioni lavorative femminili, una frenata causata dalla combinazione tra la stagnazione delle assunzioni (-0,2%) e un forte aumento delle cessazioni dei contratti (+5,6%).

Resta marcato, inoltre, il divario di genere sull'organizzazione del tempo di lavoro. Il tasso di part-time tra le donne si attesta al 32,0%, esattamente il doppio rispetto al 15,0% registrato tra i colleghi maschi. Nonostante la quota di donne sul totale dei contratti a orario ridotto attivati sia scesa dal 64,8% del 2024 al 61,6% del 2025, la manodopera femminile compone ancora la larghissima maggioranza dei lavoratori a tempo parziale. Una segmentazione professionale che diventa totale nel settore del lavoro domestico e di cura familiare, dove su 3.276 assunzioni complessive registrate nell'anno in provincia, ben il 91% ha interessato le donne.

"I venti della tempesta affondano le radici", per citare la metafora filosofica che apre il Rapporto Camerale. Nonostante le ombre congiunturali sulle posizioni dipendenti e le contrazioni legate alla demografia d'impresa, il sistema Cuneo si conferma un laboratorio di tenuta. Il divario occupazionale di genere a livello regionale si attesta a 11,8 punti percentuali: una distanza ancora da colmare, ma decisamente più rassicurante rispetto ai drammatici 17,4 punti di media che separano l'occupazione maschile da quella femminile nel resto d'Italia. Per l'imprenditoria rosa cuneese, la sfida del futuro si giocherà sulla capacità di capitalizzare quel primato di "autonomia decisionale" (l'86,4%), trasformando l'indipendenza giuridica in un definitivo scudo contro la crisi.


 

Angela Panzera

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