“La provincia di Cuneo ha oltre 3mila chilometri di rete stradale, un’infrastruttura che più di tutte ha favorito lo sviluppo della mobilità. Oggi questo sviluppo è messo a repentaglio dagli scarsi investimenti manutentivi che vengono effettuati e ben che meno programmati sulla rete viaria. Lancio un appello alle istituzioni nazionali: creiamo un fondo comune predisposto per il recupero, la manutenzione, la valorizzazione delle strade provinciali. Senza questo non ci sarà un’altra viabilità, una mobilità né sicura né intelligente. Ringrazio la nostra Provincia che con poche risorse fa sforzi enormi per garantire la sicurezza delle nostre strade, ma detto questo occorre portare avanti una nuova cultura della manutenzione con fondi adeguati”. Così il presidente dell’Automobile Club Cuneo, Franco Revelli, ha aperto mercoledì 6 maggio il convegno dal titolo “Strade, ponti, gallerie: un patrimonio da conservare e valorizzare”, organizzato dall’Aci provinciale in collaborazione con l’associazione Insieme Ets nell’ambito degli incontri del Centenario dell’Automobile Club Cuneo.
L’incontro, ospitato in Aci nella sala conferenze “Michele e Brunello Olivero”, ha riunito amministratori, professionisti, tecnici e rappresentanti del territorio per un confronto sui temi della sicurezza, della manutenzione e del futuro delle infrastrutture viarie italiane.

Tra i momenti più seguiti del pomeriggio, gli interventi dei professori del Politecnico di Torino Bernardino Chiaia e Orazio Baglieri, che hanno in particolare approfondito il tema della manutenzione predittiva, del monitoraggio intelligente e della gestione manutentiva di ponti, gallerie e pavimentazioni stradali, illustrando dati e scenari particolarmente significativi.

Gli interventi a margine dell'incontro (GUARDA IL VIDEO)
Nel corso della propria relazione il professor Chiaia ha evidenziato come tra il 2000 e il 2023, in Italia si siano registrati 246 collassi parziali o totali di infrastrutture, di cui 212 relativi a ponti stradali, pari all’86,2% dei casi. “Un dato che testimonia la crescente vulnerabilità del patrimonio infrastrutturale nazionale, aggravata dall’invecchiamento delle opere, dall’aumento del traffico e dagli effetti del cambiamento climatico”. Particolare attenzione è stata dedicata anche al tema delle gallerie e dei rivestimenti in calcestruzzo, molti dei quali progettati in epoche in cui il concetto di “design for maintenance”, ovvero la progettazione orientata alla manutenzione, non era ancora considerato centrale.
Nel corso del proprio intervento il prof. Chiaia ha anche illustrato le nuove frontiere del monitoraggio strutturale, basato su sensori intelligenti, analisi dei dati, intelligenza artificiale e sistemi di machine learning in grado di individuare anomalie e segnali deboli prima che si trasformino in criticità strutturali. “Il monitoraggio non elimina il rischio, ma migliora il controllo del rischio e quindi la sicurezza delle infrastrutture”.
“Le pavimentazioni stradali sono un’infrastruttura essenziale che deve garantire sicurezza, comfort, durabilità e sostenibilità – ha aggiunto il professor Orazio Baglieri -. Dati Istat del 2024 parlano di 173.364 incidenti stradali, con 3.030 morti e oltre 233 mila feriti: mantenere le strade in efficienza è quindi una priorità tecnica, ma anche sociale. Oggi è necessario un cambio di paradigma: passare dalla manutenzione correttiva a quella programmata e predittiva, basata su monitoraggi continui, modelli previsionali e sistemi digitali di gestione delle pavimentazioni. Attraverso strumenti diagnostici avanzati è possibile controllare aderenza, regolarità, rumorosità e prestazioni strutturali, pianificando gli interventi in modo più efficace e ottimizzando le risorse disponibili”.
Baglieri ha inoltre sottolineato il ruolo crescente della sostenibilità ambientale: “Le nuove normative impongono criteri sempre più stringenti su risparmio energetico, circolarità e riutilizzo dei materiali. In alcuni casi è previsto fino al 70% di materia recuperata o riciclata. Tecnologie come i conglomerati tiepidi consentono inoltre di ridurre le temperature di produzione di 30-40 gradi, con benefici ambientali ed energetici significativi”.

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