"In Piemonte, come nel resto del Paese, non esiste alcuna emergenza immigrazione. Al 31 dicembre 2024 il sistema regionale conta 11.593 persone accolte su 12.366 posti disponibili. L’incidenza sulla popolazione residente è pari allo 0,27%, superiore alla media nazionale (0,23%), ma lontana da qualsiasi scenario di 'invasione'".
Questo è quanto emerge da nuovo report “La Frontiera, ovunque. Centri d’Italia 2026”, realizzato da ActionAid in collaborazione con Openpolis; il ricostruisce lo stato del sistema di accoglienza italiano attraverso dati ottenuti da Ministeri e Prefetture.
La frontiera non è più solo il luogo dello sbarco o del confine terrestre: diventa un meccanismo amministrativo che si sposta dentro il territorio, attraverso screening, smistamenti, trasferimenti, tempi compressi e collocamenti impropri delle persone migranti, specie le più vulnerabili.
“In Piemonte, si rende concretamente visibile una “frontiera interna”: redistribuzione e permanenza producono una frattura concreta tra accoglienza formale dei minori soli e tutela reale, con la normalizzazione dell’inserimento dei minori stranieri non accompagnati nei centri per adulti, una misura che la legge prevede come eccezionale e temporanea ma che, come mostrano inequivocabilmente i dati, assume il profilo di un fenomeno strutturale. Lontano anni luce da una protezione effettiva: è il segno di una presa in carico di adolescenti fragili che non si realizza, o si interrompe proprio quando dovrebbe essere più decisiva”, dichiara Fabrizio Coresi, esperto di migrazioni ActionAid.
L'analisi dei dati relativi alla provincia di Cuneo, basata sul Report 2026, evidenzia come questo territorio sia diventato un vero e proprio "laboratorio" per alcune delle prassi più critiche del sistema di accoglienza italiano, in particolare per quanto riguarda i Minori Stranieri Non Accompagnati (Msna).
Cuneo si distingue a livello nazionale per l'elevato numero di inserimenti di minori in strutture destinate agli adulti (Cas adulti), una prassi resa legale dal d.l. 133/2023 ma spesso attuata in modo problematico. In particolare sono stati registrati 71 transiti di minori in centri per adulti (nel periodo dal varo del d.l. 133/2023 al novembre 2025).
Di questi, 23 ingressi erano già avvenuti prima della norma che ha autorizzato tale deroga, a conferma di una "prassi consolidata" che precedeva la cornice legale. Alla fine del 2025, risultavano ancora 23 minori ospitati all'interno di Cas per adulti nella provincia.
Il d.l. 133/2023 prevede che il collocamento di un minore in un centro per adulti debba essere eccezionale e non superare i 90 giorni (prorogabili di altri 60).
I dati di Cuneo mostrano un frequente travalicamento di questi limiti. In particolare si contano si contano 14 casi post-decreto con permanenza compresa tra i 91 e i 150 giorni. Sono stati registrati 6 casi che hanno superato il limite massimo assoluto di 150 giorni e infine, la provincia ha registrato un picco di permanenza massima di un minore in un centro per adulti pari a 866 giorni, uno dei valori più alti tra le prefetture monitorate.
Il report classifica Cuneo tra i territori di "permanenza protratta". In questo contesto, il centro per adulti smette di essere una soluzione ponte o una misura tampone e diventa, nei fatti, una collocazione stabile per mesi o anni. Questa situazione dimostra che il ricorso a queste "scorciatoie" non dipende solo dalla dimensione del territorio o dall'entità degli arrivi, ma è diventato una modalità strutturale di gestione anche in province medio-piccole. Tale modello è considerato particolarmente critico poiché i setting per adulti non offrono i servizi e le tutele specializzate necessarie per i minori, rischiando di produrre marginalizzazione e invisibilità.
Il Report 2026 fornisce dati molto precisi su Cuneo, inquadrando la provincia come un esempio emblematico di come il sistema di accoglienza stia fallendo nella protezione dei minori più vulnerabili. Anche sul fronte dell'abbandono e revoche sono documentati 20 casi.
Per capire la gravità del dato, Cuneo si colloca in una lista di province critiche guidata da Torino (312 casi) e Milano (49), ma davanti a realtà come Parma (12) o Asti (3) . Quando un minore "scompare" (allontanamento volontario) da una struttura per adulti, è considerato un indicatore del fallimento della presa in carico. "Il minore, non trovando protezione o servizi adeguati, preferisce rendersi invisibile"; spesso, a seguito di un allontanamento, il Prefetto dispone la revoca formale dell'accoglienza. Questo atto, se applicato a un minore, solleva gravi problemi di compatibilità con il "superiore interesse del minore" garantito dalla legge.
Mentre le uscite per abbandono sono 20, i trasferimenti verso circuiti specializzati e protetti (come il sistema Sai) sono molto più contenuti. Questo indica che il centro per adulti a Cuneo non funge da "ponte" temporaneo, ma spesso diventa l'ultima tappa prima che il minore si perda nel nulla o diventi maggiorenne senza tutele.
Cuneo viene definita un "laboratorio" perché dimostra che inserire minori in strutture per adulti non è più un'eccezione dettata dall'emergenza, ma una scelta gestionale che produce regolarmente uscite non protette (abbandoni e revoche), esponendo i ragazzi a rischi di sfruttamento e marginalità proprio nel momento della loro transizione all'età adulta.





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