Questo Farinél avrei voluto scriverlo una settimana fa, ma era poco opportuno con le urne ancora aperte fare dei commenti sul Referendum. Ho deciso allora di posticipare di una settimana le mie riflessioni.
Il 58% degli aventi diritto al voto si è trovato in mano una scheda verde. Aprendola, all’interno ha trovato una formula con il seguente quesito: «Approvate il testo della legge di revisione degli artt. 87, decimo comma, 102, primo comma, 104, 105, 106, terzo comma, 107, primo comma, e 110 della Costituzione approvata dal Parlamento e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale del 30 ottobre 2025 con il titolo "Norme in materia di ordinamento giurisdizionale e di istituzione della Corte disciplinare"?». L’elettore ha scelto tra il sì e il no, barrando con una crocetta l’opzione preferita.
Confesso che pur leggendo ogni giorno 6 quotidiani, un centinaio di libri l’anno, pur conoscendo bene la materia giudiziaria e i compiti del Csm, sono arrivato nel seggio con le idee poco chiare.
Percepivo dei rischi, ma anche delle opportunità, ma mi chiedo come potesse avere l’uomo della strada le idee chiare, su una materia come il Csm, la separazione delle carriere, l’Alta Corte dei magistrati.
Ecco che allora il referendum è diventato quello che non dovrebbe e non doveva essere: un voto politico, una approvazione dell’operato di Giorgia Meloni e del suo Governo.
Come sempre in Italia ci si divide in fazioni, in tifoserie ed è un peccato. Comunque vada è stata un’occasione mancata, o forse, era un’occasione da mancare.
Sì, perché penso che l’istituzione di un nuovo Csm o di un’Alta Corte non dovrebbero essere materia di un referendum. Lo sono l’aborto, il fine vita, altri temi che riguardano tutti e su cui tutti hanno gli elementi per esprimersi.
Ritengo, altresì, che un Parlamento di persone elette con stipendi commisurati all’importanza del ruolo, debba prendersi la responsabilità di trovare un accordo su un tema come questo, se no cosa votiamo i nostri rappresentanti a fare?
Abbiamo uno dei più grandi giuristi della storia nel ruolo del Presidente della Repubblica. Sergio Mattarella è il garante massimo della costituzione, un uomo sopra le parti e sopra ogni discussione che può instradare Parlamento e Governo verso una riforma che vada nella direzione del bene per il popolo italiano e non per una fazione politica o l’altra.
Questo Referendum la dice lunga sulla debolezza del Parlamento italiano, sempre diviso su questioni di carattere generale e non in grado di trovare una quadra nemmeno sulla separazione delle carriere, un tema squisitamente politico e non popolare.














