Riceviamo e pubblichiamo.
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Il piccolo Domenico, trapiantato di cuore al Monaldi di Napoli, è volato tra gli angeli, e nessuno di noi trapiantati può sottrarsi dal partecipare al tremendo dolore della famiglia e di una madre che ha dimostrato una straordinaria forza d’animo, in un momento così tragico e commovente.
Sono trapiantato di fegato da 25 anni, quando, secondo i chirurghi di allora, la buona riuscita dell’operazione era valutata intorno al 70% dei casi.
Oggi, per fortuna, l’ottimo sistema trapianti è in continua evoluzione, tanto da considerare questo intervento alla stregua della rischiosità di qualsiasi altro.
Ciò detto, la medicina non è una scienza esatta e comunque eventuali responsabilità dei singoli, in questo caso, saranno accertate nelle sedi opportune.
Ritengo però, quantomeno irriverente, l’attenzione mediatica che si è occupata di questo caso con eccessiva enfasi, senza tenere conto di coloro che sono ricoverati in procinto dell’intervento, né degli oltre 8.000 pazienti che vivono da mesi o anni con l’ansia di non potercela fare.
Ad oggi l’opposizione alla donazione si aggira sul 40% di coloro che esprimono la loro volontà nel momento del rinnovo o della concessione della carta d’identità.
Il sottoscritto e tutti i nostri volontari, unitamente ad altre associazioni consorelle, si dedicano giornalmente a spiegare nelle scuole, e non solo, quanto sia importante la donazione degli organi, e questo lavoro certosino rischia, dopo questa “bagarre”, una pausa d’arresto con gli effetti negativi che ne conseguono per quanti sono in lista d’attesa.
Il miglior modo per onorare il ricordo del piccolo amico che ci ha lasciati, è quello di impegnarci tutti per far comprendere l’importanza del dono.
Marco Borgogno, presidente nazionale AITF

[Marco Borgogno, presidente nazionale Aitf]














