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Attualità | 06 febbraio 2026, 14:49

Chiara Voghera: “Troppi silenzi e dubbi sulla possibile realizzazione di un termovalorizzatore a Cavallermaggiore”

La capogruppo di minoranza contesta tempi e metodi dell’amministrazione comunale sul piano di insediamento dell’impianto nella frazione Foresto e richiama il principio di precauzione a tutela di salute, ambiente e agricoltura

L'area della frazione Foresto di Cavallermaggiore dove dovrebbe sorgere il termovalorizzatore

L'area della frazione Foresto di Cavallermaggiore dove dovrebbe sorgere il termovalorizzatore

Riceviamo e pubblichiamo la lettera inviata da Chiara Voghera Capogruppo di minoranza “Grande Cavallermaggiore”, in merito alla possibile realizzazione di un inceneritore/termovalorizzatore nella frazione Foresto del paese, in risposta alle dichiarazioni del sindaco Davide Sannazzaro (leggi qui).

Il comunicato diffuso dal sindaco di Cavallermaggiore, Davide Sannazzaro, e pubblicato sulla stampa locale il 28 gennaio, anziché chiarire definitivamente la questione del possibile insediamento industriale in località Foresto, solleva interrogativi ancora più gravi.

Come consigliera comunale di opposizione non posso che esprimere forti perplessità, nel merito e nel metodo. Il primo dato che emerge è temporale, ed è tutt’altro che secondario.

Dal comunicato del sindaco apprendiamo che l’interesse per l’area del PEC industriale di Foresto risale a giugno 2024. Solo oggi, però, viene esplicitato che l’ipotesi riguarda la realizzazione di un impianto termico per lo smaltimento di legno trattato, riconducibile all’attività di un’azienda che si occupa della rimozione e del trattamento di materiali lignei destinati a permanere all’esterno. Si tratta quindi di legno sottoposto a trattamenti chimici finalizzati a limitarne il deterioramento nel tempo e no 

A questo punto le domande diventano inevitabili. La prima non riguarda solo l’impianto in sé e il potenziale impatto ambientale legato allo smaltimento di questo materiale, ma ciò che l’impianto potrebbe diventare nel tempo.

Proprio in applicazione del principio di precauzione, che dovrebbe guidare ogni scelta pubblica quando esistono anche solo potenziali rischi per la salute e per l’ambiente, è legittimo chiedersi se, una volta realizzata una struttura di questo tipo, le autorizzazioni ambientali rilasciate oggi possano domani consentire il trattamento o lo smaltimento di altri materiali, potenzialmente ancora più critici sotto il profilo ambientale e sanitario.

Una prospettiva che desta seria preoccupazione e che rende ancora più centrale la domanda di fondo: perché un’informazione così rilevante emerge solo ora? Oggi pali, domani cos’altro? A questa incertezza si aggiunge un ulteriore elemento politico: chi era realmente a conoscenza della natura dell’intervento ipotizzato?

Eravamo solo noi della minoranza a non disporre di queste informazioni, oppure nemmeno i consiglieri di maggioranza erano stati messi nelle condizioni di sapere? In entrambi i casi, il problema riguarda la trasparenza e il metodo con cui vengono gestite decisioni che incidono profondamente sul territorio.

Il punto centrale, tuttavia, resta la salute delle persone. Su questo aspetto il comunicato del sindaco appare insufficiente. La salute pubblica non può essere oggetto di valutazioni rinviate né subordinata agli iter procedurali: quando esiste anche solo il dubbio di un possibile rischio, la tutela deve essere preventiva e non successiva.

Strettamente collegato a questo tema vi è quello delle ricadute economiche e produttive. L’area di Foresto ospita aziende a vocazione agricola e allevamenti, che basano la propria attività sull’equilibrio ambientale. Un impianto potenzialmente inquinante potrebbe compromettere le coltivazioni, incidere sulla salute degli animali e avere conseguenze dirette sulla produzione di latte e di carne. Questo significherebbe un danno economico pesantissimo per le attività agricole della zona, mettendo a rischio il lavoro e il sostentamento di famiglie che da generazioni vivono di quell’economia. Preoccupa inoltre l’impostazione che lascia intendere che, se l’opera fosse tecnicamente conforme, il Comune potrebbe avere margini limitati di opposizione, arrivando persino a evocare il tema delle compensazioni.

Nessuna compensazione può giustificare un rischio per la salute o la compromissione di un comparto agricolo strategico per il territorio.

Un’ulteriore perplessità riguarda la consulenza richiamata dal sindaco. Il riferimento è al dottor Roberto Cavallo, assessore del Comune di Alba e politicamente vicino al sindaco. Senza mettere in discussione le sue capacità, competenze e professionalità, riteniamo tuttavia che un consulente chiamato a supportare il sindaco in quanto istituzione e l’intero Comune dovrebbe essere politicamente non schierato, soprattutto su una questione così delicata.

Questa vicenda non può essere ridotta a una questione tecnica né gestita con comunicati rassicuranti. Qui si parla della salute delle persone, della tutela dell’ambiente e della sopravvivenza economica di un’area agricola fragile.

Un sindaco non può limitarsi a monitorare o a rimandare le decisioni: deve assumersi la responsabilità politica di dire con chiarezza se un’opera la vuole o non la vuole sul proprio territorio. Come consigliera di opposizione continuerò a chiedere trasparenza, condivisione e una presa di posizione netta. Perché quando il rischio è anche solo possibile, l’interesse pubblico non si media: si difende”.

Chiara Voghera

Capogruppo di Minoranza Gruppo “Grande Cavallermaggiore”

al direttore

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