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Attualità | 07 febbraio 2026, 08:04

Sbocciano le primule in Langa, la primavera si avvicina

Curiosità e leggende legate a questo fiore, che tradizionalmente segna la fine dell’inverno

Sbocciano le primule in Langa, la primavera si avvicina

Freddo, ma non freddissimo, a febbraio si inizia a respirare un’aria di rinascita. Nonostante ci si senta ancora un po’ ghiacciati, si percepisce un dolce e frizzante profumo di disgelo, perché febbraio, si sa, è corto, e sarà subito marzo e quindi, primavera! Ma nelle Langhe già possiamo afferrarla! Prima di tutti. Sono le primule, infatti, il segnale dell’arrivo della bella stagione.

Secondo il linguaggio dei fiori le primule rappresentano la giovinezza. Al mondo ne esistono migliaia di varietà e sono originarie del Sudamerica, Asia Meridionale, Cina e Giappone. Coloratissima e delicata, la primula è un fiore semplice e rustico che gli si vuol bene solo a nominarla e che nella sua semplicità racchiude dolcezza e gentilezza a iosa.

Come spiega Wikipedia, le più conosciute sono la Primula Obconica, adatta per la coltivazione in vaso, la Primula Polyanthus dai bellissimi fiori bicolore, la Primula Sieboldii con gli steli alti, la Primula Veris o Primula Odorosa con fiori peduncolati molto profumati.

Questi meravigliosi occhi della natura vantano anche molte proprietà: sono ricchi di sali minerali, oli essenziali, pigmenti flavonoidi, enzimi, vitamina C e servono a combattere la tristezza, grazie a virtù calmanti ed espettoranti.

Il nome deriva dal latino primus e, all’inizio del Rinascimento, questo termine indicava indifferentemente qualsiasi fiore che sbocciasse appena finito l’inverno: primule erano le pratoline, primule erano i bucaneve e così via. Con il tempo, poi, si guadagnò l’esclusività del nome. E ora, finalmente, primula è la primula, punto.

Leggende

La leggenda narra che la prima Primula fu mandata da Apollo, figlio di Zeus, per sconfiggere il gelo e proteggere la Terra. Infatti il Sole inviò una primula magica per domare il freddo dell’inverno che teneva prigioniera in una grotta di ghiaccio la primavera. Così facendo l’inverno governava sul resto delle stagioni. Furono gli animali del bosco a chiedere aiuto ad Apollo, per cui, secondo la leggenda, non a caso la primula cresce spontanea nei boschi e nei prati in zone a mezz’ombra.

Quindi, il gelo invernale dovette rispettare il ciclo delle stagioni, ritirandosi all’arrivo delle primule che, grazie a questa leggenda, sono diventate il fiore simbolo della primavera, portatrici di Sole e abbondanza. Anche nel linguaggio dei fiori rappresentano la primavera della vita, la giovinezza, un fiore che annuncia la rinascita della natura, il nuovo anno naturale, la vittoria del bene sul male, una nuova prosperità, un’amicizia nascente.

Una seconda leggenda invece narra che un giorno san Pietro fece cadere sulla terra le chiavi del Paradiso e, nel punto in cui toccarono il suolo, nacquero alcune piante di primula. Proprio per questa leggenda in Inghilterra le primule sono conosciute anche con il nome di “bunch of keys” ovvero “mazzo di chiavi”.

Legata alla primula esiste anche un’antica credenza, per cui dopo averle ingerite, si riescono a vedere le fate, perché questi fiori hanno il potere di rendere visibile l’invisibile.

Silvia Gullino

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