Il sistema dell’abitare ad Alba è sotto pressione: non tanto per mancanza assoluta di alloggi, quanto per carenza di case realmente accessibili a chi vive e lavora sul territorio. È il quadro che emerge dallo studio presentato ieri, 4 febbraio, in IV Commissione consiliare dall’impresa sociale LAB.IN.S., incaricata dal Comune di analizzare bisogni abitativi, fragilità e dinamiche di mercato, primo passo di un percorso più ampio di programmazione strategica sulle politiche della casa.
LAB.IN.S., realtà specializzata a livello nazionale nelle politiche dell’abitare e nel welfare abitativo, ha illustrato un dossier costruito integrando dati comunali, fonti ISTAT, OMI (Osservatorio del Mercato Immobiliare), IRES Piemonte e Camera di Commercio, insieme a una mappatura degli attori territoriali coinvolti. L’analisi legge il sistema su quattro dimensioni: mercato libero, edilizia residenziale sociale, edilizia pubblica e area della fragilità ed emergenza abitativa.
IL PARADOSSO: TANTE CASE, POCHE DISPONIBILI
Alba conta oltre 18 mila abitazioni a fronte di circa 14.800 famiglie residenti: sulla carta esiste quindi un surplus di alloggi. Ma è un surplus solo teorico. Le abitazioni non occupate superano le 3.800 unità, tra seconde case, immobili sfitti o in vendita, alloggi turistici e proprietà di non residenti. L’offerta realmente accessibile si attesta invece su 200–300 alloggi l’anno, mentre il fabbisogno stimato varia tra 630 e 770 unità: un deficit strutturale che può arrivare a centinaia di case mancanti ogni anno.
“È il paradosso della disponibilità — ha spiegato la dott.ssa Isabella Brossa di LAB.IN.S. —. I numeri dicono che le case ad Alba ci sono per tutti, ma non sono disponibili alle condizioni economiche e contrattuali in linea con le possibilità ed esigenze della popolazione. Si crea così una contraddizione tra offerta teorica e offerta realmente accessibile”.
PREZZI IN COSTANTE CRESCITA E MERCATO SELETTIVO
A pesare è soprattutto il costo. I valori medi di vendita risultano nettamente superiori alla media regionale – 2260 €/m² ad Alba contro una media piemontese attorno ai 1420 €/m² – e gli affitti crescono a un ritmo vicino al 4% annuo, ben oltre l’inflazione. Gli annunci di locazione, inoltre, sono molto pochi rispetto alle vendite: nel 2025, sono stati pubblicati 1028 annunci immobiliari, di cui solo 166 per case in affitto.
C’è forte domanda di abitare a lunga permanenza, ad Alba.
Il canone concordato – che permette affitti 3+2 – è molto utilizzato rispetto alla media nazionale e, sebbene questo dato sia positivo, anche questo strumento presenta delle criticità importanti. Per “concordato” si intende una tipologia di contratto di locazione in cui il prezzo è definito entro fasce calmierate, stabilite da accordi tra associazioni di proprietari e inquilini. Tuttavia, gli accordi che fissano i canoni non vengono rinegoziati da anni – si lavora in proroga dal 2015 – e perciò molti proprietari percepiscono come troppo poco conveniente questa tipologia, in un momento in cui l’affitto cresce così tanto nel mercato libero e prosperano gli affitti brevi sempre più, anche ad Alba. La frequenza non è nota, ovviamente, ma non è un mistero che a queste condizioni fioriscano, poi, accordi extracontrattuali tra proprietà e inquilini per aggiustare il tiro sul canone concordato.
ALBA PER CHI È ATTRATTIVA?
Emerge chiaramente da questi dati che Alba non è una città per tutti. Il risultato è un mercato che attrae professionisti qualificati e manager, soprattutto nella fascia 40-54 anni, ma fatica a trattenere giovani lavoratori, famiglie con bambini e personale specializzato con redditi medi. Così, la popolazione invecchia rapidamente.
Per gli stranieri residenti, sia UE sia extra-UE, si aggiunge alla complessità della situazione anche una difficoltà ulteriore nel finalizzare contratti di affitto, anche quando il reddito da lavoro c’è… Siamo di fronte a una realtà difficile da ammettere, ma ancora c’è forte discriminazione nei confronti degli stranieri, pur in presenza di documenti regolari.
Una dinamica che contribuisce al calo progressivo del saldo migratorio: - 96% in 2 anni!
Inoltre, si registra una sovra-rappresentanza di stranieri in emergenza abitativa, dopo la stagionalità del lavoro in agricoltura.
TROPPO RICCHI PER LE CASE POPOLARI, TROPPO POVERI PER IL MERCATO
Lo studio di LAB.IN.S. distingue con precisione tra bisogno, disagio ed emergenza. Il bisogno abitativo riguarda la domanda generale di casa a costi sostenibili. È quanto analizzato in prevalenza finora. Il disagio abitativo coinvolge, invece, individui e famiglie che lavorano, ma non riescono a reggere i canoni di mercato: è la cosiddetta “fascia grigia”, troppo ricca per l’edilizia popolare ma troppo fragile per il libero mercato. Qui gli strumenti di sostegno alla locazione risultano in saturazione.
Chi ha reddito, però non ce la fa, cade in un crepaccio perché non c’è una rete di sostegno sufficientemente attrezzata. Studenti, giovani, giovani famiglie e lavoratori stranieri sono progressivamente espulsi e lasciano Alba per andare a lavorare altrove, soprattutto in Comuni limitrofi e a Torino. È un problema per le dinamiche dello sviluppo locale ed è anche un altro paradosso: proprio il dinamismo economico comporta stress abitativo e perdita economica delle imprese, nel lungo periodo.
Diversa è l’emergenza abitativa, legata a sfratti, morosità e perdita improvvisa dell’alloggio. Le soluzioni tampone – accoglienze temporanee, strutture del terzo settore, ricorso a sistemazioni private – sono costose e con scarso turnover. Ad Alba, in effetti, il lavoro di diversi attori e del Comune stesso permette di tamponare le situazioni più gravi ed emergenti. Ma mancano alloggi di transizione che consentano percorsi di uscita dall’emergenza.
EDILIZIA PUBBLICA INSUFFICIENTE
Il patrimonio di edilizia residenziale pubblica conta poco più di 340 alloggi: numeri non sufficienti rispetto alle oltre 400 famiglie in graduatoria. I tempi di attesa sono lunghi e il ricambio limitato.
DENSITÀ ABITATIVA
Sul piano territoriale emerge una forte concentrazione abitativa in alcune direttrici urbane – corso Piave, corso Europa, corso Bra, area sud di viale Masera – mentre frazioni e aree disperse restano poco attrattive per carenza di servizi. Il rischio segnalato, ancora una volta, è l’espulsione progressiva, in particolare dei giovani.
LA CASA È UN TEMA ECONOMICO, OLTRE CHE SOCIO-ASSISTENZIALE
Dal dibattito in Commissione è emerso con forza il legame tra abitare ed economia locale: imprese e servizi fanno sempre più fatica a reperire personale disposto – o in grado – di vivere ad Alba.
“Personalmente, mi ha colpita il cambio di paradigma che emerge dagli studi – ha sottolineato l’assessora alle politiche sociali Donatella Croce –: dobbiamo iniziare a leggere la problematica della casa non solo come un tema di interesse sociale, ma come questione economica strategica, che incide sullo sviluppo complessivo della città”.
Quanto presentato alla Commissione è la conclusione della prima fase del lavoro. Seguiranno passaggi di co-programmazione, coinvolgimento degli stakeholder e definizione di priorità operative: dal rilancio degli strumenti di locazione sociale all’edilizia convenzionata, fino a modelli di alloggio di transizione e nuove forme di governance territoriale dell’abitare. Il piano strategico per l’abitare non è che alle battute inziali. Come è stato ribadito in Commissione, la sfida richiederà risorse, scelte politiche e collaborazione tra pubblico, privato e terzo settore.














