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Attualità | 05 febbraio 2026, 06:01

Nove giorni a Kyiv, il drammatico diario di viaggio di Edoardo Bosio dall'Ucraina

Parla di catastrofe umanitaria per i massicci bombardamenti acuiti dall'inverno più rigido di sempre. E da qui l'appello: “Le parole di solidarietà non fermeranno le atrocità, sono necessarie azioni concrete”

Nove giorni a Kyiv, il drammatico diario di viaggio di Edoardo Bosio dall'Ucraina

Dal 22 al 31 gennaio 2026 ho vissuto in un appartamento a Kyiv. È stata un’esperienza difficile e segnante. Non ero mai rimasto in Ucraina per più di quattro giorni e mai in inverno durante la guerra. Questo è l’inverno più rigido che gli ucraini abbiano affrontato dall’inizio dell’invasione su larga scala della Russia nel febbraio 2022”. Inizia così il racconto di viaggio di Edoardo Bosio, anche presidente del Comitato Razom, costituito ad Alba nel 2022 per promuovere e sostenere aiuti e missioni umanitarie a favore del popolo ucraino a seguito degli scontri con la Russia. Con la sua recente visita Edoardo racconta in una sorta di diario di viaggio la realtà flagellata dai massicci bombardamenti acuiti dalla condizioni meteo proibitive.

In presenza di temperature gelide (–25°C negli ultimi giorni), i sistematici attacchi aerei russi alle infrastrutture energetiche hanno provocato una catastrofe umanitaria. Kyiv, una città di 3 milioni di abitanti, è rimasta senza elettricità, riscaldamento, acqua calda e, a volte, persino senza acqua per tutto gennaio. In solo questo mese, la Russia ha lanciato circa 6.000 droni, 5.500 bombe guidate e 158 missili contro l’Ucraina. Quasi tutti erano diretti contro impianti energetici, ferrovie e infrastrutture civili, compresi edifici residenziali.

Con il massiccio attacco russo su Kyiv nella notte del 24 gennaio, una notte che ho trascorso nel rifugio, un freddo parcheggio sotterraneo, ho sperimentato personalmente cosa significa essere privati dei bisogni fondamentali. Per sottolineare la gravità della situazione energetica, il 31 gennaio un incidente nel sistema elettrico ucraino ha causato interruzioni diffuse di elettricità, costringendo alla chiusura della metropolitana di Kyiv, un fatto mai accaduto prima in tempo di guerra.

Non si tratta di una serie di episodi isolati dovuti all’inverno più rigido. È il risultato di deliberate azioni della Russia contro le infrastrutture civili. È la militarizzazione dell’inverno, una strategia pensata per rompere la resilienza ucraina dimostrata fino ad oggi. Lo scopo è psicologico: creare condizioni di vita impossibili, provocare rabbia tra i civili, spingerli in strada contro il governo e, infine, costringere l’Ucraina alla resa. Dopo quattro anni di guerra, gli ucraini sono esausti, ma indomiti. La loro determinazione si esprime nelle parole che ho sentito ripetere più volte: 'Niente elettricità, niente riscaldamento, niente acqua, ma soprattutto niente Russia'.

In quattro anni dall’invasione su larga scala della Russia in Ucraina, sembra che gran parte dell’Europa e del mondo abbia normalizzato l’impensabile: una guerra che, l’11 gennaio 2026, ha superato la durata della cosiddetta “Grande Guerra Patriottica” dell’Unione Sovietica contro la Germania nazista; la più grande e sanguinosa guerra in Europa dalla Seconda Guerra Mondiale, con quasi due milioni di morti; e l’idea che colpire deliberatamente le infrastrutture energetiche civili in condizioni invernali estreme sia diventata “normale”, quando in realtà costituisce un crimine contro l’umanità”.


Una testimonianza diretta dal fronte quella di Bosio, da cui si fa largo un accorato appello.

La comunità internazionale – scrive - deve, e può, fermare il terrore e la crudeltà russa in Ucraina. Questo richiede la consegna di sistemi di difesa aerea aggiuntivi, il rafforzamento delle infrastrutture energetiche e l’aumento dell’assistenza energetica e del supporto umanitario. Inoltre, richiede di fornire all’Ucraina le armi necessarie per reagire e distruggere gli aerei che trasportano i missili e le basi da cui operano.

Le parole di solidarietà - conclude Bosio - non fermeranno queste atrocità. Sono necessarie azioni concrete”.

s.a.

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