L’Epifania come messaggio di speranza che invita tutti a riconoscere il valore della diversità e a costruire un futuro più giusto e solidale.
Con questo spirito martedì 6 gennaio il cardinale Roberto Repole, arcivescovo di Torino e vescovo di Susa, ha presieduto la solenne celebrazione eucaristica nella chiesa del Santo Volto, a Torino.
Dal porporato un richiamo forte alla pace, un invito a difenderla, mantenendo acceso il dialogo ispirato dall’Epifania, festa dei popoli. Infatti, la stella, i Magi, il Bambino da adorare, dopo il lungo cammino percorso nella speranza, con il loro messaggio di fraternità universale, sono l’antidoto ai venti di guerra e di distruzione che infiammano il pianeta.
Per monsignor Repole «L’Epifania manifesta anche la grandissima novità, l’inesauribile novità che quel Bambino porta con sé: siamo un unico popolo, siamo l’unico corpo di Cristo. Non importa quale sia la nostra cultura di provenienza, la lingua che parliamo, il colore della nostra pelle, il Paese in cui siamo nati: siamo l’unico popolo di Dio, perché ciò che ci unisce è il fatto che tutti, inesorabilmente, ci inginocchiamo soltanto davanti a quel Bambino; perché ciò che ci unisce è il fatto che davanti a quel Bambino, come i Magi, deponiamo l’oro, l’incenso, la mirra di cui disponiamo e cioè la nostra umanità, semplicemente noi stessi».
E conclude con un’esclamazione: «Scopriamo una cosa che non dovremmo mai dimenticare, che alla fine siamo tutti migranti in attesa di ritrovare la nostra casa, in attesa di trovare la nostra patria, sapendo che la casa e la patria di tutti, da qualunque nazione proveniamo, è il cuore di Dio».
Dopo la Messa è seguito il pranzo conviviale e la festa delle 13 cappellanie etniche presenti in diocesi: lusofona, brasiliana, africana anglofona, filippina, latinoamericana, cinese, africana francofona, africana ecumenica, ucraina, albanese, srilankese, rumena e indiana.
Tutte realtà che rappresentano un punto di riferimento essenziale per coloro che credono nel valore delle relazioni e vogliono essere portatori di pace e di comunione lì dove vivono.
La festa dei popoli, con la partecipazione corale delle diverse comunità, è diventata così un simbolo concreto dell’incarnazione del Vangelo nelle culture di tutto il mondo.














