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Attualità | 07 gennaio 2026, 18:33

Langhe Unesco, ma senza servizi: la chiusura della bottega di Diano riapre il tema dei presìdi nei piccoli comuni

Dal caso di Diano d’Alba alle risposte diverse di Sinio e Roddino: tra soluzioni tampone, investimenti comunali e un equilibrio sempre più fragile

Il comune di Diano d'Alba

Il comune di Diano d'Alba

La chiusura della storica bottega di Diano d’Alba, avvenuta lo scorso 24 dicembre, riporta al centro una questione che attraversa molti piccoli comuni delle Langhe: la progressiva scomparsa dei servizi di prossimità, anche in un territorio che continua a essere raccontato come modello di eccellenza e attrattività grazie al riconoscimento Unesco.

In via Marconi 9 ha abbassato definitivamente la serranda “La bottega” di Laura e Stefano: alimentari, tabacchi, edicola, minimarket, ma soprattutto luogo di relazione quotidiana. Un presidio che andava ben oltre la funzione commerciale e che per anni ha rappresentato un punto di riferimento per residenti, anziani e famiglie.

“Mi spiace perché ‘La bottega’ era un vero e proprio punto di riferimento per molti dianesi – commenta il sindaco Ezio Cardinale ma sono certo che i proprietari, che conosco come persone amabili, abbiano fatto la scelta che ritenevano più giusta per la loro vita. Auguro loro di cuore di riuscire a coronare ogni sogno”.

Il primo cittadino, però, invita a non fermarsi al singolo episodio. “Non conosco nel dettaglio la vicenda, ma probabilmente è l’ennesima storia che dovrebbe far riflettere su quanto sia diventato difficile gestire attività di questo tipo. Anche l’entusiasmo più acceso e la buona volontà più viva, alla fine, vengono divorati da un sistema che definire del non senso è un eufemismo. La burocrazia, spesso, finisce per logorare anche chi parte con le migliori intenzioni”.

Una dinamica che non riguarda solo Diano. Spostandosi di pochi chilometri, a Sinio, la mancanza di servizi essenziali si è fatta sentire in modo ancora più netto. Per mesi il paese si è trovato senza circolo, senza negozio di alimentari e senza un punto di ritrovo, una situazione che ha inciso pesantemente sulla vita quotidiana della comunità.

Da qui la scelta dell’amministrazione di intervenire direttamente. Domenica 7 dicembre, nei locali dell’ex esercizio commerciale di piazza Destefanis, è stato inaugurato uno spazio pubblico con distributori automatici di caffè, snack e bevande, aperto con orario continuato. Una soluzione semplice, a costi contenuti, ma dal forte valore simbolico.

“La decisione nasce da una richiesta molto forte della nostra comunità – spiega il sindaco Enzo Capra . Sinio si era trovato senza circolo, senza negozio e senza un posto dove anche solo incontrarsi per un caffè. I turisti restavano stupiti: arrivavano qui e chiedevano ‘Ma non c’è nemmeno un bar?’. Era diventata un’urgenza”.

Il Comune ha effettuato solo piccoli interventi di sistemazione. “Non vogliamo sostituirci alle attività commerciali – precisa Capra –. Questo spazio non è un bar, ma un luogo pubblico aperto a tutti, pensato per garantire un servizio minimo. La mattina gli anziani possono ritrovarsi, la sera i ragazzi hanno finalmente un punto di riferimento. Dopo un anno senza niente, anche un piccolo gesto cambia l’atmosfera”.

Una risposta diversa, ma altrettanto significativa, arriva da Roddino, dove la bottega ha appena compiuto un anno di attività. Qui il servizio oggi funziona. Ed è giusto dirlo. Ma, come sottolinea il sindaco Marco Andriano, è altrettanto importante spiegare perché funziona e quanto sia fragile questo equilibrio.

“Funziona perché questa amministrazione ha scelto consapevolmente di dirottare risorse comunali destinate ad altro per investirle lì. Funziona perché abbiamo trovato una persona molto capace che, con competenza, intelligenza e un impegno personale enorme, è riuscita a farla vivere. È giusto dirlo chiaramente: l’anima della bottega di Roddino è Emanuela Gallo”.

Ma il quadro resta delicato. “La bottega funziona oggi non perché il sistema la sostenga, ma nonostante il sistema. Roddino è rimasto per tre anni senza alcun negozio e senza alcun bar. Tre anni senza un luogo di incontro, senza un presidio minimo di comunità, soprattutto per anziani e persone fragili. Questo dà la misura di quanto sia sottile il confine tra un paese vivo e uno che rischia di spegnersi”.

Il nodo, secondo Andriano, è strutturale. “Se esistesse un progetto regionale sulle botteghe dei servizi ben calibrato, oggi dovremmo poter mettere il gestore nelle condizioni di assumere almeno un dipendente fisso, ampliando orari e servizi. Invece la bottega si regge in larga parte su attività esterne aperitivi, iniziative serali, perché se dovesse vivere solo dei servizi essenziali avrebbe già chiuso. Questo è il punto che spesso non viene detto: la bottega non è sostenibile solo come esercizio commerciale, ma come servizio di comunità".

Tre realtà diverse, tre risposte differenti a un problema comune. Diano, Sinio e Roddino raccontano, ciascuna a modo suo, la stessa fragilità: nei piccoli comuni il confine tra vitalità e spopolamento passa ancora da presìdi minimi, quotidiani, spesso invisibili nei grandi racconti turistici, ma decisivi per tenere insieme il tessuto sociale.

Daniele Vaira

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