"Non si smette mai di essere legati alla divisa dei Vigili del Fuoco perché è cucita sul cuore".
Così Franco Colombo, Flavio Festichino e Mauro Rosso raccontano la loro vita trascorsa come volontari dei Vigili del Fuoco nel distaccamento di Garessio.
Tutti e tre da alcuni anni sono in congedo, per raggiunti limiti di età, ma fin dal primo giorno con la divisa non hanno mai smesso di aiutare il prossimo ed essere presenti per qualsiasi emergenza sul territorio.
Con loro abbiamo ripercorso, negli scorsi giorni, alcuni ricordi sui interventi più significativi del loro lungo servizio in distaccamento, durato per tutti oltre trent'anni: Colombo, capo distaccamento fino all'aprile del 2020 ha indossato la divisa per 34 anni, Rosso per 39 e Festichino per 40.
I Vigili del Fuoco sono diventati una figura di riferimento e fiducia per la popolazione che ne richiede l'aiuto per i motivi più diversi, con interventi che vanno ben oltre l'incendio.

Partiamo dall'inizio, perché avete scelto di diventare volontari dei Vigili del Fuoco?
"Altruismo: volevamo fare qualcosa per metterci al servizio del prossimo. Il gruppo di Garessio è cresciuto negli anni '90 grazie al lavoro dell'ex capo distaccamento Roberto Meriggio, lui è riuscito a coinvolgere molti giovani. La prima grande emergenza fu l'alluvione del 1994: nessuno era preparato e non esisteva nessuno dei sistemi di allerta o comunicazione di quelli di cui disponiamo oggi. È una scelta che devi sentire dentro, nel profondo, perché richiede tanto sacrificio, anche da parte delle nostre famiglie che, in tutti questi anni, ci sono rimaste accanto, sostenendoci sempre".
Garessio di alluvioni ne ha dovute affrontare tre negli ultimi trent'anni, che cosa è cambiato?
"Nel '94 non c'era ancora il sistema di allerta e la Protezione Civile che abbiamo oggi. Ha piovuto per giorni, nessuno si sarebbe aspettato una cosa simile. Nella mattina del sabato c'erano state richieste per interventi su allagamenti di cantine e locali ai piani bassi, noi eravamo intervenuti a Nucetto, mentre altri colleghi erano a Garessio per monitorare il Tanaro. Poi siamo stati chiamati da Meriggio perché la situazione stava diventando critica e con l'allora sindaco Luigi Sappa era stata decisa l'evacuazione delle scuole.
Non esisteva alcun tipo di allerta. Le comunicazioni erano limitate: solo il nostro capo distaccamento aveva già un cellulare, con il quale riusciva a tenersi in contatto con il Comune. Per il resto o telefono fisso, cabine telefoniche o fax. Per questo anche le richieste e trasmissione di aggiornamenti sulla situazione, che era in continua evoluzione, erano praticamente impossibili. Non c'erano neanche i gruppi elettrogeni per ridare corrente alle utenze. Eravamo isolati".
Alla sera di quel sabato 6 novembre 1994 a Garessio regnava il silenzio. Non c'era più corrente elettrica. Come ci aveva raccontato Meriggio, in occasione dell'anniversario, della grande alluvione: "I lampeggianti dei Vigili del Fuoco erano l'unica luce in paese".

[Il ponte Odasso sommerso dal Tanaro nel '94 - Foto Sergio Rubaldo Fotoflash]
Poi arriva il 2016 e Garessio si trova nuovamente a lottare contro la furia del Tanaro...
"Lo scenario è stato diverso: le previsioni meteo hanno influito tantissimo. Sapevamo che era in arrivo una perturbazione sulle Alpi Marittime da Monesi e così è stato ed eravamo più organizzati. Oltre ad avere già un piano di allerta, monitoravamo ogni due ore il livello del fiume. I danni sono stati pesantissimi, ma quello che ci teniamo a evidenziare è che, in nessuna delle tre alluvioni, a Garessio si sono registrate vittime".
Poi arriva il 2020, quando ancora affrontavamo anche la pandemia...
"Le prime richieste di intervento in questo caso sono state relative a danni causati dall'aria, prima ancora che dall'acqua. Eravamo intervenuti a Priola per la struttura del palazzetto. A differenza dell'alluvione del '94 in questo caso la pioggia è caduta in poche ore.
Il ponti sono stati chiusi preventivamente e i cittadini sono stati invitati a salire ai piani alti delle abitazioni, rimuovere le auto lungo il fiume e chiudere gli esercizi commerciali.
Alle 21.30 era già stata superata la soglia di guardia e poco dopo il Tanaro ha iniziato a esondare nella zona del Borgo Ponte".


[L'alluvione nel 2020]
Qual è la cosa che più è stata difficile nella gestione di questa emergenza?
"Se dal punto di vista operativo, strumentazioni, mezzi e organizzazione in questi anni sono stati fatti passi enormi, non si è mai davvero preparati a gestire certe situazioni nel proprio paese, dove tutti si conoscono...
Pensiamo in particolare a quando siamo intervenuti perché il Tanaro aveva distrutto il muro del cimitero di Trappa. Conosciamo tutte le famiglie, i parenti. È stata una situazione straziante. Purtroppo, nonostante le ricerche, e anche l'impiego dei droni non è stato possibile ritrovare tutte le salme e non per tutti è stato possibile procedere con l'identificazione".

[La posa della targa per i defunti del cimitero di Trappa]
Nel corso del vostro servizio gli interventi che vi siete trovati a fronteggiare sono stati tra i più disparati...
"Quando uno inizia questo servizio deve sapere che bisogna essere pronti a tutto, a qualsiasi emergenza e l'esperienza l'abbiamo maturata sul campo, mai avremmo pensato, ad esempio, di affrontare più interventi legati a incidenti aerei sul nostro territorio.
Nel 1988 la ricerca per l’Afro Sassu che si schiantò, a causa della nebbia sul Mindino, in cui perse la vita un’imprenditoria di Sassuolo.
Nel 1991 un elicottero Heliwest che stava affrontando un volo di trasferimento privato precipitò nella zona di Pievetta, a bordo c'erano tre persone, che riuscimmo a soccorrere.
Nel 1993, la sera del 18 novembre, durante un volo di addestramento notturno, un Tornado dell’Aeronautica Militare si schiantò sulle pendici del Monte Galero di Garessio. Una tragedia che costò la vita al capitano dell’Aeronautica Militare Paolo Ercolani e al maggiore navigatore Piero Giraldo, appartenenti al 50° Stormo del 155° Gruppo dell’A.M.

[L'annuale commemorazione sul monte Galero]
I primi a giungere sul luogo dell'incidente fummo noi del distaccamento di Garessio che, da allora abbiamo sempre reso omaggio, insieme alla famiglia ai due piloti. Nel 1994 realizzammo anche un cippo dedicato a Ercolani e Giraldo.
Poi un altro incidente aereo si verificò sul Colle della Navonera, con il coinvolgimento di due persone francesi e infine, il 16 giugno 2013, sul Mindino, lo schianto di un Beechcraft B58 BARON. Ai comandi c'era un imprenditore inglese, Alan Tyson, che recuperammo purtroppo deceduto. L'aereo, per via della fitta nebbia che gravava sulla zona, volava 350 metri più in basso del dovuto, in direzione Cuneo-Levaldigi ed era decollato poco prima da Albenga. Lo schianto è avvenuto alle 11.45 sul Monte Mindino, 300 metri al di sotto della Croce".

[I resti del Beechcraft B58 BARON caduto sul Mindino]
Da qualche anno siete in congedo, ma tornando indietro, scegliereste nuovamente di indossare la divisa?
"Non si smette mai veramente di essere al servizio dei Vigili del Fuoco, la divisa ce l'abbiamo cucita sul cuore. È stata un'esperienza straordinaria, prima che una grande squadra siamo stati una bellissima famiglia qui in distaccamento. L'affiatamento del nostro gruppo ci ha permesso di affrontare al meglio qualsiasi emergenza.
Siamo diventati volontari perché volevo aiutare gli altri, essere presenti per la nostra comunità e fare qualcosa di utile. Ci sono stati anche momenti difficili, chiamate nel cuore della notte non le dimenticheremo mai.
Quando ti chiamano per un intervento non sai mai che cosa ti troverai ad affrontare o chi puoi trovare. Qui ci conosciamo tutti e a volte è davvero dura affrontare un intervento che coinvolge persone che conosci da una vita, ma lo fai, perché hai scelto di essere un vigile del fuoco e lo resti per tutta la vita".














