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Attualità | 03 gennaio 2026, 06:06

"Benessere dei territori": la Granda sopra la media nazionale nello studio pubblicato dall'Istat

Il BesT (Benessere equo e sostenibile dei Territori) è un’analisi annuale che viene divulgata dal 2022. Cuneo emerge come una delle province con il profilo più equilibrato e positivo del Piemonte. Bene lavoro, coesione sociale, sicurezza percepita e qualità della vita

Veduta panoramica di Cuneo

Veduta panoramica di Cuneo

Il Piemonte si conferma una delle regioni trainanti del Paese per quanto riguarda il "benessere dei territori"

L’ISTAT ha pubblicato il terzo studio BesT (Benessere equo e sostenibile dei Territori), un’analisi annuale che viene divulgata dal 2022. Nell’ultimo anno disponibile, sui 60 indicatori analizzati, 26 valori regionali collocano il Piemonte in vantaggio, ovvero su livelli di benessere significativamente superiori alla media nazionale, mentre 10 segnalano posizioni di svantaggio. 

Cuneo emerge come una delle province con il profilo di benessere più equilibrato e positivo della Regione, spesso sopra la media nazionale e, in diversi ambiti, tra le migliori a livello regionale. Molto forte riguardo al lavoro, la coesione sociale, la sicurezza percepita e la qualità della vita. Permangono, invece, alcune criticità in ambito sanitario e formativo.

Per quanto riguarda la salute, la mortalità per demenze e malattie del sistema nervoso (over65), la Granda ha uno dei valori più alti in Piemonte e superiore alla media italiana. Criticità anche per quanto riguarda la mortalità infantile, con 3,3 bambini per mille nati vivi, unico caso regionale sopra la media nazionale.

La speranza di vita alla nascita di 83,6 anni è in linea con il dato nazionale. Per quanto riguarda la mortalità evitabile (0-74 anni), la Granda, invece, esprime un dato migliore della media regionale.

Anche sotto l’aspetto dell’istruzione e della formazione i parametri sono equilibrati.

Bassa quota di laureati tra i 25 e i 39 anni, con il 20,3% tra le più basse del Piemonte. Il passaggio all’università è al 48,9%, risultato sotto la media nazionale. Tra i punti di forza della Granda risulta il dato sui NEET, ovvero quelle persone che non studiano, non lavorano e non ricevono una formazione. Le persone inattive, come sono definite in statistica, sono solo l’8,5% della popolazione, risultato di gran lunga migliore rispetto alla percentuale nazionale.

Per quanto riguarda le competenze di base, ovvero le capacità minime numeriche e alfabetiche, il dato della Granda è inferiore alla media nazionale riguardo alla quota di insufficienti.

La provincia di Cuneo si conferma un modello di solidità occupazionale e i dati inerenti al settore “Lavoro e conciliazione dei tempi di vita” lo dimostrano. Il tasso di occupazione tra i 20 e i 64 anni è al 76,4%, uno dei dati più alti del Piemonte. Bene anche l’occupazione giovanile (i lavoratori tra i 15 e i 29 anni) al 46,4%, molto sopra la media nazionale. La mancata partecipazione al lavoro si attesta al 6,2%, una delle più basse.

L’unico elemento critico, che emerge dallo studio, sono gli infortuni mortali e invalidanti, che si collocano leggermente sopra la media del Paese.

Cuneo, con questi dati, può essere considerata una delle province piemontesi con il miglior mercato del lavoro.

Riguardo al benessere economico, la Granda ha una retribuzione media annua di 24.153 euro, superiore alla media italiana. 

Nel Cuneese è riscontrabile, inoltre, un’elevata quantità di organizzazioni no profit.

La nostra provincia si rivela, inoltre, un’ottima zona per le interazioni sociali. Lo studio restituisce, attraverso i suoi dati, un territorio con reti sociali particolarmente forti.

La Granda ha i migliori risultati regionali per parenti (89,2%) e amici (78,8%) su cui contare e vicini disponibili (78,6%).

La provincia di Cuneo si scopre anche come uno dei luoghi più sicuri della regione: tassi di borseggi e rapine molto bassi, tra i migliori in Piemonte. Oltre alla sicurezza reale, anche il dato sulla sicurezza percepita è confortante: il 75,1% della popolazione si sente sicuro a camminare da solo al buio. Dunque, la percezione dei cuneesi del rischio di criminalità risulta bassa, leggermente sotto al 10%.

Tra le otto province piemontesi, Torino presenta il maggior numero di indicatori di benessere significativamente superiori alla media nazionale e il numero più basso di indicatori di svantaggio, rispettivamente 35 e 9. Un maggiore benessere relativo è visibile anche a Novara e Biella. Per contro, nel Verbano-Cusio-Ossola e ad Asti prevalgono gli svantaggi, mentre a Vercelli si registra una situazione di pareggio.

Per quanto riguarda i domini “Innovazione, ricerca e creatività” e “Paesaggio e patrimonio culturale”, si evidenzia l’ampio divario tra Torino e le altre province della regione, che non raggiungono quasi mai la media nazionale, a differenza del capoluogo che si trova sempre in vantaggio, tranne per la diffusione delle aziende agrituristiche, per cui, invece, spicca Asti.


 

Tommaso Puggioni

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