Film in sala? Bisognerà attendere tempi migliori. La capitale delle Langhe e la provincia di Cuneo non fanno eccezione rispetto a un panorama nazionale che vede la generalità degli esercenti di cinema guardare con freddezza all’appuntamento di oggi, lunedì 15 giugno, data nella quale il Governo ha previsto la possibilità di tornare ad alzare le serrande anche per questa tipologia di attività, insieme a teatri, centri termali, eventi e congressi, sale scommesse, Bingo e centri estivi per bambini.
Noi non ci saremo, è il messaggio che arriva dalla stragrande maggioranza delle sale. Se delle 325 che in tutto il Paese si rifanno al circuito Uci Cinemas Italia, appena quattro hanno deciso di riaccendere i proiettori (a Milano, Orio al Serio, Firenze e Roma), scorrendo le programmazioni web delle principali sale della Granda la situazione si conferma quella di una serrata destinata a proseguire ben oltre la fine del lockdown.
"Anche noi, come quasi tutti i nostri colleghi, abbiamo deciso di attendere ancora e valutare più avanti il da farsi", conferma da Alba Ornella Lurgo, titolare della multisala Cine 4 Cityplex di via Giacosa. "Non ci sarà il pubblico e soprattutto non c’è il prodotto, non ci sono i film. Le produzioni, quelle italiane come quelle Usa si sono fermate a causa del lockdown. Ora sono ripartire, ma ci vorranno un paio di mesi per tornare a vedere le prime pellicole. Chi era pronto a uscire lo ha già fatto utilizzando altri canali, come la Tv 'on demand'. Il primo problema è quindi che manca l’offerta, che in ogni caso arriverebbe in una stagione che per noi è già tradizionalmente infelice. Che senso avrebbe ripartire ora, in estate e senza film? Questo senza aggiungere che la gente ha ancora paura. Credo che in pochi al momento avrebbero voglia di rimettersi in una sala al chiuso. Dal fronte sanitario arrivano ancora troppi messaggi discordanti, bisognerà vedere più avanti…".
Quattro sale, per un totale di 600 posti, il cinema albese è chiuso dallo scorso 23 febbraio.
"Siamo stati fermati in un momento in cui il pubblico era ancora reattivo, con belle pellicole in uscita, o già in sala ma non ancora sfruttate appieno. In pratica abbiamo perso tutta la stagione, come perdere un anno a scuola", continua Lurgo, erede di una famiglia che opera in questo campo da generazioni, prima sotto le insegne dell'Eden, dagli anni Duemila con quelle della multisala attiva a un passo da via Maestra.
Aiuti ne sono arrivati? "Per ora abbiamo avuto i 1.500 euro dalla Regione a fondo perduto, a fronte incassi volatizzati per centinaia di migliaia di euro e del fatto che noi siamo un’azienda familiare, con cinque persone impegnate nell’attività. Poi ci sono i dipendenti, che sono in cassa integrazione, l’hanno ricevuta in parte, al momento".
Il problema, in ogni caso, non sembra essere quello dei protocolli governativi.
"Direi di no. Ci viene richiesto di misurare la temperatura all’ingresso e scaglionare gli orari di inizio proiezione nelle diverse sale, per evitare assembramenti, ma questo non sarebbe un problema. Per quanto riguarda i posti a sedere le linee guida di cui si parlava in un primo momento sono state un poco allentate, consentendo ad esempio di fare sedere vicine le famiglie, i congiunti, chi al cinema ci arriva insieme insomma. Diversamente, per ogni posto occupato, dovremmo lasciane vuoti due per lato, oltre a una fila davanti e a quella dietro. Ma il problema non è questo. Noi abbiamo 600 posti, ma, ce ne rimanessero anche solamente 200, io ci metterei la firma, se sapessi di poterli riempire. Purtroppo al momento mancano le condizioni per pensare di poterlo fare. La situazione è diversa per le arene, per chi spazi all’aperto, ma noi dovremo attendere ancora".
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