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Attualità | 01 ottobre 2019, 13:09

L’assistenza anziani nuova emergenza: solo nella Granda mille non autosufficienti in attesa di un posto-letto

In tutto il Piemonte appena 14mila posti accreditati contro i 42mila dell’Emilia Romagna e i 67mila della Lombardia. Al convegno promosso ad Alba da Confindustria Cuneo l’impegno della Regione ad aprire un tavolo di confronto con le strutture

Un momento del convegno promosso ieri ad Alba da Confindustria Cuneo

Un momento del convegno promosso ieri ad Alba da Confindustria Cuneo

I tagli alla spesa sanitaria decisi dalla Regione Piemonte negli ultimi 15 anni hanno comportato una riduzione di un terzo dei posti-letto accreditati in strutture socio sanitarie: case di riposo e residenze sanitarie assistenziali (Rsa).
Si è passati dai 21mila dei primi anni Duemila agli attuali 14mila: appena il 31% dei 45mila posti complessivamente disponibili in tutta la regione e il 58% dei 24mila che disporrebbero degli standard per ricevere contribuzioni da parte del Servizio Sanitario Nazionale, ma che non le ricevono in ragione di una politica di risparmi che, fatalmente, ha proprio nel capitolo dell’assistenza agli anziani uno dei suoi bersagli preferiti.

Il risultato è quello di livelli nelle risposte alle richieste delle famiglie ben lontani da quelle di cui possono disporre i residenti dell’Emilia Romagna (42mila posti letto accreditati) o della Lombardia (67mila). Esempi virtuosi di come, anche in una stagione di contrazione delle risorse a disposizione del pubblico, Stato e Regioni possano farsi carico con efficienza di una problematica che si fa invece sempre più cogente a causa del maggiore invecchiamento della popolazione e del collegato incremento delle patologie croniche e di quelle invalidanti.

Una vera e propria emergenza che investe un numero sempre più rilevante di famiglie, come riprova il fatto che nella sola provincia di Cuneo si stimano in circa un migliaio i casi di anziani non autosufficienti in attesa di trovare una collocazione stabile all’interno di una Rsa, e che non trovandolo rimangono a carico dei parenti.

Una problematica di grande attualità e dai pesanti riflessi sociali, insomma, approfondita ieri ad Alba ieri nel corso del convegno “Le Rsa e l’assistenza territoriale nella sanità del futuro", promosso presso il Centro di Riabilitazione Ferrero dal settore Sanità di Confindustria Cuneo, in collaborazione con la stessa Unione Industriale provinciale.

"Un successo inaspettato, vista l’alta adesione di un pubblico qualificato di operatori del settore, titolari, direttori e presidenti di case di riposo, professionisti, esponenti del mondo del sindacato", commenta l’albese Paolo Spolaore, promotore del confronto nella sua veste di presidente del settore Sanità della Confindustria provinciale e vicepresidente regionale dello stesso comparto, dopo averlo guidato per un quadriennio.

Da trent’anni presidente del Consorzio Obiettivo Sociale di Alba, Spolaore registra con soddisfazione la positiva attenzione al tema manifestata dalla nuova Giunta regionale, presente all’incontro col governatore Alberto Cirio, intervenuto con un saluto, e soprattutto con l’assessore Luigi Icardi, che da una parte ha aggiornato la platea sulla difficile situazione che sta purtroppo nuovamente interessando i bilanci del comparto, con un debito sanitario regionale da 160 milioni di euro, in buona parte prodotto nel capoluogo regionale. E che dall'altra registra con favore Spolaore – "si è però detto disponibile ad aprire un tavolo con gli operatori del settore per affrontare le numerose problematiche che lo interessano: una disponibilità che purtroppo non avevamo mai riscontrato con le precedenti amministrazioni regionali".

Il fatto che la coperta sia corta, e probabilmente prossima ad accorciarsi ancora, non significa che non sia possibile migliorare l’odierno stato di cose, è la sintesi della linea portata avanti dalle strutture del settore, quelle associate a Confindustria e non solo. Ancora Spolaore: "Le risorse che la Regione destìna alla copertura della cosiddetta 'quota sanitaria' sulle rette dei pazienti ricoverati nelle Rsa equivale a circa 280 milioni di euro: una piccolissima quota su un bilancio della sanità che complessivamente assorbe qualcosa come 11 miliardi di euro. Di questi, però, una buona parte viene sistematicamente dirottata dalle Asl ad altri capitoli di spesa, tolta da quello della non autosufficienza e utilizzata per coprire esigenze le più diverse. Se la Regione ci garantisse un più rigoroso rispetto della finalità di questo stanziamento per noi sarebbe già un grande passo in avanti".

Una seconda importante urgenza – è emerso durante il confronto di ieri – riguarda la revisione delle regole che informano il funzionamento delle strutture socioassistenziali. Norme che spesso sono eccessivamente rigide e che comportano incrementi di costi che non si riflettono su un migliore servizio offerto ai pazienti:  
"Ci sono tante cose che si possono fare per risparmiare denari oggi sprecati e destinarli agli anziani grazie a una semplice riorganizzazione dei servizi interni. Si pensi solamente, per fare un esempio, a quanto previsto sulla prestazione del medico in Rsa, che non può esercitare la sua professione clinica, ma il cui ruolo si riduce a una mera funzione di controllo e vigilanza sull’igiene della struttura. Questa figura, già pagata dalla struttura, sarebbe molto utile al suo interno, mentre oggi i pazienti sono costretti a rifarsi al proprio medico di base. Questo è un esempio, ma ve ne sono di analoghi su numerose altre figure professionali operanti oggi in una casa di riposo".

"Se la Regione riuscirà poi ad accantonare altre risorse, ben venga – conclude Paolo Spolaore –. Ma già due semplici azioni di questo tipo possono convertirsi in un aiuto concreto a favore di 5-6mila famiglie in Piemonte. Le Rsa sono realtà efficienti, cui basta poco per fare tanto. Io sono convinto che nell’arco di questa legislatura si potrebbe arrivare al pari della Lombardia e dell’Emilia Romagna, se solo se ne volesse seguire il virtuoso esempio con investimenti dedicati, ma anche portando avanti una normativa che guardi con maggiore attenzione ai reali bisogni delle famiglie".

Ezio Massucco

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