L'arrivo quasi in contemporanea di tre pazienti affetti da ictus ischemico.
Un 19 ottobre che l'ospedale Santa Croce di Cuneo ricorderà a lungo, perché è stato uno di quei giorni che mettono a durissima prova l'organizzazione di un nosocomio, in quanto coinvolgono più aree e specializzazioni in tempi brevissimi.
Tutto è successo in un lunedì che, come tutte le statistiche evidenziano, negli ospedali è un giorno già di per sè complicato, senza che si sommino criticità straordinarie.
In quel lunedì l'ospedale di Cuneo ha dovuto - e saputo - far fronte ad una emergenza neurologica senza precedenti: l'arrivo quasi contemporaneo di tre pazienti affetti da ictus ischemico grave, provenienti dagli ospedali di Savigliano e Verduno, oltre ad un paziente del capoluogo.
Tutti e tre i casi avevano necessità di trattamenti terapeutici di elevata specializzazione.
L’ictus, come spiega la dottoressa Maria Federica Grasso, primario della Struttura complessa di Neurologia del Santa Croce, è "una patologia determinata dall’occlusione di una arteria cerebrale da parte di un coagulo di sangue o trombo che impedisce l’afflusso di sangue ad una parte del cervello. I neuroni non sono in grado di sopportare a lungo una situazione in cui non vengono riforniti di ossigeno da parte del flusso sanguigno e quindi ogni minuto perso causa un danno che può rivelarsi permanente per il paziente, con conseguente disabilità grave o morte".

Per tale motivo l’ictus è considerata una patologia tempo dipendente, alla stregua dell’infarto del miocardio, con notevole impatto sulla salute della popolazione.
Il trattamento dell’ictus entro quattro ore e mezza dall’esordio prevede, per liberare il vaso arterioso dal trombo occludente, l’uso di un potente farmaco (trombolisi endovenosa) praticato dai neurologi e/o di una manovra interventistica endovascolare effettuata dai medici interventisti neuroradiologi (trombectomia endovascolare)
L’ASO Santa Croce assolve pressoché quotidianamente al trattamento di questi pazienti provenienti da tutto il territorio grazie alla collaborazione tra 118, DEA, neurologi, neuroradiologi, anestesisti e personale dedicato infermieristico e tecnico.
"L’eccezionalità di quanto accaduto quel giorno è dovuta al fatto che i pazienti sono afferiti al DEA di Cuneo quasi tutti nel medesimo momento e questo ha reso necessario un intenso sforzo di competenza, collaborazione e organizzazione del sistema", ricorda.
La Struttura semplice del DEA, diretta dalla dottoressa Artana Nicoletta, parte della Struttura complessa di Medicina di emergenza e urgenza diretta dal dottor Giuseppe Lauria, ha collaborato attivamente affinché i pazienti avessero la miglior assistenza nel minor tempo possibile.

Il neurologo dottor Ciro Scarpato ha coordinato il trasferimento e il percorso intraospedaliero dei pazienti, partecipando attivamente alla fase diagnostica e di indirizzo terapeutico, pronto ad effettuare il trattamento farmacologico di trombolisi endovenosa laddove indicato e a gestire la fase di ricovero post-trattamento in stroke unit.
L’equipe di Neuroradiologia Interventistica diretta dal dottor Fabrizio Venturi ha immediatamente messo in campo un piano di emergenza per affrontare il problema, dirottando tutte le risorse disponibili sull’emergenza e rendendo possibile l’apertura di due sale angiografiche in simultanea, dove il dott Venturi stesso in una e il suo collaboratore dottor Alberto Negri nell’altra, hanno approcciato alla manovra endovascolare cosicché nessuno dei pazienti avesse ritardi nel trattamento.
Successivamente è stato trattato anche il terzo paziente, meno urgente in quanto presentava un esordio dei sintomi ritardato rispetto agli altri due casi.
Si è trattato di un grande lavoro di squadra reso possibile dalla collaborazione di DEA, Neurologia, Neuroradiologia, Anestesia del Blocco Operatorio e Sale Angiografiche.
Il personale ha risposto in maniera solerte ad ogni livello, anche sospendendo l’attività in corso in alcuni casi o prolungando il turno di servizio in altri.
Il trattamento dello Stroke ischemico presso l’AO Santa Croce e Carle è oramai realtà consolidata.
Il compito è quello di essere "hub", cioè centro di riferimento per la provincia di Cuneo nell’ambito della “Rete Tempo dipendente regionale dell’ictus”.
Al Santa Croce, specifica la dottoressa Grasso, vengono inviati i pazienti dalla ASL Cn1 e ASL Cn2 con ictus ischemico, per essere sottoposti alla disostruzione dei vasi intracranici.
Pedine fondamentali nel trattamento della patologia neurologica sono la Struttura Semplice Dipartimentale di Neuroradiologia diretta dal dottor Fabrizio Venturi e la Struttura semplice di Stroke Unit diretta dalla dottoressa Anna Dutto, in seno alla Struttura diretta dalla dottoressa Grasso.

E' proprio lei a voler sottolineare la grande professionalità della Struttura e la straordinaria collaborazione che esiste tra tutti i reparti nella gestione dei casi, da quelli ordinari a quelli più complessi.
"Con un volume di ricoveri di circa 450 pazienti all'anno affetti da patologia vascolare cerebrale acuta, di cui almeno 150 sottoposti a trattamenti farmacologici ed interventistici di urgenza, l’attività dell’AO Santa Croce e Carle fronteggia una patologia, l’ictus ischemico, che una elevata incidenza sulla popolazione. Rappresenta infatti la terza causa di morte a livello mondiale e la prima di disabilità. Avere a disposizione un’equipe all’avanguardia nel nostro territorio è qualcosa di molto rassicurante. Quello che abbiamo fatto quel giorno è eccezionale. I tre pazienti sono stati tutti salvati".

















