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Politica | 30 ottobre 2026, 06:14

Parco Tanaro aperto dopo l’incendio ad Alba, il sindaco Gatto risponde alla minoranza: “Non c’erano pericoli per le aree vicine”

Il primo cittadino ricostruisce le valutazioni dei soccorritori e gli accertamenti dell’Arpa dopo il rogo dell’ex caseificio Cappello. L’opposizione contesta i tempi della chiusura: i resti dell’incendio andavano rimossi già sabato, senza attendere lunedì 12 ottobre.

L'incendio al Parco Tanaro dello scorso 9 ottobre (Copyright Targatocn)

L'incendio al Parco Tanaro dello scorso 9 ottobre (Copyright Targatocn)

Il Parco Tanaro di Alba è rimasto accessibile per tutto il fine settimana successivo all’incendio dell’ex caseificio Cappello, nonostante la presenza di residui del rogo nelle aree circostanti. Una decisione sulla quale la minoranza consiliare aveva chiesto chiarimenti all’amministrazione comunale e che ora trova una spiegazione nella risposta scritta del sindaco Alberto Gatto. Il primo cittadino richiama le valutazioni compiute durante l’emergenza, le indicazioni dei soccorritori e gli accertamenti ambientali, sostenendo che non fossero emerse condizioni tali da imporre la chiusura immediata dell’area pubblica. Per l’opposizione, invece, rimane aperta una questione di tempestività: il parco avrebbe dovuto essere chiuso già sabato 10 ottobre, per consentire la rimozione dei materiali combusti senza attendere lunedì 12.

L’interrogazione, firmata dagli otto consiglieri di minoranza Massimo Reggio, Lorenzo Barbero, Emanuele Bolla, Carlo Bo, Domenico Boeri, Elisa Boschiazzo, Nadia Gomba e Riccardo Spolaore, chiedeva di conoscere le motivazioni tecniche della chiusura, le ragioni del mancato intervento durante il fine settimana e gli esiti delle verifiche sulla sicurezza. Il confronto segue quello già emerso tra il consigliere Emanuele Bolla e l’assessore Davide Tibaldi sulle condizioni delle persone senza dimora e sulla sicurezza degli edifici abbandonati, temi tornati d’attualità dopo l’incendio del 9 ottobre.

Nella risposta, Gatto ricostruisce anzitutto le ore dell’emergenza, iniziata nella serata di venerdì all’interno di un edificio privato industriale e artigianale dismesso, utilizzato impropriamente anche come ricovero da persone senza fissa dimora. Sul posto erano intervenute squadre dei Vigili del Fuoco di Alba e di altre sedi della provincia, insieme ai Carabinieri e alla Polizia municipale. Il sindaco, avvisato dell’accaduto, si era recato nell’area per seguire l’evoluzione delle operazioni e collaborare con il direttore tecnico del soccorso, secondo quanto previsto dal Piano comunale di Protezione civile.

L’intervento aveva riguardato non soltanto lo spegnimento delle fiamme, ma anche la ricerca di eventuali persone rimaste all’interno dell’immobile, affidata a nuclei specializzati dei Vigili del Fuoco e conclusa senza il ritrovamento di persone coinvolte. Secondo quanto riferito dal primo cittadino, il direttore tecnico del soccorso non aveva segnalato la necessità di ulteriori supporti da parte della struttura comunale, oltre alla delimitazione dell’area interessata. Le valutazioni avevano inoltre considerato le caratteristiche dell’incendio, i materiali coinvolti e la dispersione dei fumi, sviluppatisi in direzione nord-est senza interessare direttamente la vicina area urbana albese.

Gatto riferisce anche della presenza sul posto di personale dell’Arpa Piemonte, precisando che era stata esclusa la presenza di sostanze pericolose, compreso l’amianto, per il quale richiama il censimento delle coperture in cemento-amianto disponibile sul geoportale dell’Agenzia. Un elemento che, insieme al confinamento dell’area dell’incendio, aveva contribuito alle valutazioni iniziali sulla sicurezza delle zone circostanti.

Il punto centrale della risposta riguarda però la decisione di non chiudere il Parco Tanaro nelle giornate di sabato e domenica. Terminate le operazioni di spegnimento nelle prime ore del 10 ottobre e concluse le ricerche all’interno dell’edificio, l’amministrazione aveva ritenuto che non sussistessero condizioni tali da rendere necessaria l’interdizione dell’intera area pubblica. Come precisa il sindaco nel documento, “essendo l’area interessata dall’incendio adeguatamente confinata, non si è configurato pericolo per le strutture adiacenti”. Di conseguenza, “sulla base degli elementi allora conosciuti, non era stata ritenuta necessaria una chiusura generalizzata dell’area”.

La situazione era stata nuovamente esaminata lunedì 12 ottobre, alle 9, durante una riunione sul posto alla quale avevano partecipato il sindaco, il dirigente delle Opere pubbliche, il comandante della Polizia municipale, un rappresentante della società Sisi, la proprietà dell’edificio e i periti assicurativi. Su richiesta di Gatto, l’Arpa Piemonte aveva effettuato ulteriori rilievi ambientali che, secondo gli esiti comunicati e riportati nella risposta, non avevano rilevato contaminazioni né pericoli di carattere ambientale.

Proprio in concomitanza con questi accertamenti era stata disposta la chiusura di alcune parti del parco, delimitate mediante recinzioni e appositi cartelli, per consentire le operazioni di pulizia dei resti combusti presenti nell’area circostante. L’intervento era stato affidato a una ditta incaricata dai periti assicurativi e la limitazione degli accessi aveva lo scopo di permettere lo svolgimento dei lavori in sicurezza, evitando interferenze con i frequentatori del parco.

È su questo passaggio che si concentra la posizione critica della minoranza. Secondo i consiglieri, il parco avrebbe dovuto essere chiuso già sabato 10 ottobre, proprio per consentire la rimozione tempestiva dei numerosi residui dell’incendio, senza attendere l’inizio della settimana successiva. Una valutazione che distingue il problema della possibile contaminazione ambientale da quello della presenza di materiali combusti in uno spazio pubblico frequentato dai cittadini.

La risposta del sindaco chiarisce dunque che, nelle ore immediatamente successive al rogo, non erano emerse indicazioni tecniche tali da richiedere una chiusura generalizzata. La successiva interdizione parziale viene invece collegata alla necessità di eseguire gli interventi di pulizia. Rimane così al centro del confronto la scelta di attendere lunedì per delimitare le aree interessate dai residui, una decisione che l’opposizione considera tardiva indipendentemente dagli esiti rassicuranti dei controlli ambientali.

Un ulteriore provvedimento ha riguardato direttamente l’immobile distrutto dalle fiamme. Sulla base della richiesta del Comando provinciale dei Vigili del Fuoco, protocollata il 13 ottobre, il dirigente della Ripartizione Urbanistica ha emanato l’ordinanza numero 251 del 13 ottobre 2026, dichiarando l’inagibilità dello stabilimento industriale e disponendo l’interdizione dell’intera area privata fino al ripristino delle condizioni di sicurezza. Gli ulteriori interventi di messa in sicurezza del sito rimangono a carico della proprietà.

Nella conclusione della risposta, Gatto ribadisce che l’amministrazione si è impegnata ad adottare eventuali ulteriori misure anche nei mesi successivi all’incendio, qualora se ne presentasse la necessità. Il sindaco sostiene inoltre che tutte le operazioni siano state condotte per garantire la salvaguardia della popolazione e una puntuale informazione ai cittadini sull’evoluzione della situazione.

d.v.

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