Anni di veleni, dispetti sul pianerottolo e accuse incrociate sono finiti davanti al giudice, trasformando una lite tra vicini di casa a Clavesana in un processo a doppio taglio. Sul banco degli imputati, dinanzi al giudice monocratico di Cuneo, Graziana Cota, ci sono K. S., chiamato a rispondere di molestie, e S. S., accusata di lesioni aggravate: una vicenda in cui i ruoli si sovrappongono e ciascuno è, al tempo stesso, accusato e parte offesa.
In aula l'istruttoria ha registrato le testimonianze di entrambi, cittadini di origini nordafricane. A far precipitare la situazione, come è emerso in dibattimento, è stato un episodio risalente al giugno 2024. Secondo la ricostruzione di K. S., l'uomo stava rientrando dalla moschea con la tradizionale tunica bianca quando sarebbe stato aggredito per strada dalla vicina, colpito alla tempia sinistra con una bottiglia di salsa di pomodoro. Il bilancio: cinque punti di sutura e 15 giorni di prognosi.
"Ha praticamente cercato di ammazzarmi", ha raccontato in aula, riferendo di una colluttazione avvenuta davanti a decine di persone in cui la donna avrebbe anche cercato di strappargli l'abito. Insanguinato, l'uomo è riuscito a raggiungere casa per chiamare i Carabinieri, che hanno poi fatto intervenire l'ambulanza. I militari hanno confermato di aver trovato l'uomo con il capo completamente insanguinato, una scena definita "scioccante" da uno degli operanti. Tuttavia, gli accertamenti sulle telecamere di videosorveglianza comunale non hanno chiarito del tutto i fatti: la chioma di un albero copriva parzialmente la visuale nel punto cruciale, lasciando intravedere solo alcuni movimenti confusi e il momento in cui una bottiglia viene raccolta da terra. In un'altra occasione la vicina le avrebbe detto: "pezzo di merda spacco a te e alla tua famiglia”: tutto questo perché avrebbe fatto rumore durante il montaggio di una tenda parasole in balcone.
Di segno opposto la deposizione di S. S., che ha parlato in aula tramite un'interprete. La donna ha fatto risalire l'inizio delle tensioni al 2015, con la nascita del figlio. Da quel momento il vicino avrebbe iniziato a lamentarsi continuamente del rumore, passando agli insulti verso la famiglia, a colpi sferrati sul soffitto con un bastone per imporre il silenzio, sputi e ostacoli al gioco dei bambini in cortile. Un clima di tensione costante — fatto anche di sassi lanciati sul balcone e odori sgradevoli — che, secondo l'imputata, avrebbe esasperato nel tempo anche altri residenti dello stabile. "All’inizio i rapporti erano normali e c’era rispetto", ha riferito, ma poi con l'arrivo del piccolo la situazione sarebbe degenerata.
"Diceva che il bambino faceva casino" ha raccontato la donna. "La mia famiglia ha sempre cercato di fare poco rumore per non provocare reazioni ma vivere così è difficile", ha aggiunto, "non potevamo neanche guardare la televisione che a lui dava fastidio".
Durante la prossima udienza l'istruttoria proseguirà con altri testimoni di accusa e difese: attese le testimonianze dei vicini che chiariranno, per una parte e per l'altra, i contorni di questa vicenda degna di una puntata dello show "vicini da incubo".














