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Attualità | 22 ottobre 2026, 06:11

Tartufo Bianco d'Alba, l'assessore Cavallo: "Le carte delle aree vocate entreranno nella revisione del piano regolatore"

Dopo Tuber Next Gen, il delegato all'Agricoltura rilancia la tutela degli ambienti tartufigeni, la valorizzazione dei boschi comunali e una maggiore apertura del Mercato Mondiale. Tra le prospettive anche un progetto di tracciabilità attraverso la blockchain

Tartufo Bianco d'Alba, l'assessore Cavallo: "Le carte delle aree vocate entreranno nella revisione del piano regolatore"

Dalle carte di potenzialità tartufigena alla pianificazione urbanistica, passando per la valorizzazione dei boschi comunali e nuove forme di tracciabilità del prodotto. Il futuro del tartufo bianco d'Alba passa anche dalla capacità di proteggere gli ambienti nei quali cresce e di utilizzare le conoscenze scientifiche per orientare le scelte del territorio. È il messaggio che l'assessore comunale all'Agricoltura Roberto Cavallo ha portato alla terza edizione di Tuber Next Gen, il convegno che si è svolto nell'ambito della Fiera Internazionale del Tartufo Bianco d'Alba.

L'appuntamento, promosso dalla Regione Piemonte e dalla Fiera, ha rappresentato un'occasione di confronto sulle politiche di sostegno al patrimonio tartufigeno, sulla gestione delle tartufaie naturali e coltivate e sulle esperienze avviate dai Comuni. Un percorso che, dopo aver affrontato nelle precedenti edizioni il ricambio generazionale tra i cercatori e la definizione delle aree vocate, si è concentrato quest'anno sugli interventi concreti necessari per conservare e sviluppare questa risorsa.

È proprio sul rapporto tra tutela ambientale e governo del territorio che Cavallo individua una delle prospettive più significative per Alba. L'assessore ha richiamato innanzitutto l'importanza di conoscere e valorizzare i terreni boscati presenti intorno alla città, partendo da un lavoro di censimento che consenta di individuare con precisione anche le proprietà delle singole particelle.

Un secondo obiettivo riguarda la possibilità di mettere a disposizione dei tartufai alcuni terreni comunali oggi non fruibili, ma potenzialmente adatti alla produzione tartufigena. Un percorso sul quale, spiega Cavallo, l'amministrazione sta lavorando da circa un anno, pur dovendo affrontare difficoltà operative e amministrative.

La novità più rilevante riguarda però il futuro Piano regolatore di Alba. "Utilizzeremo le carte di attitudine e potenzialità tartufigena redatte dalla Regione come uno degli elementi della revisione del Piano regolatore", annuncia l'assessore. Si tratta degli strumenti conoscitivi elaborati dalla Regione Piemonte attraverso IPLA, che consentono di individuare le aree favorevoli alla crescita del tartufo e di considerarle nelle politiche territoriali.

Per Cavallo, la scelta assume un significato che va oltre il comparto tartuficolo. Inserire queste informazioni nella pianificazione significa infatti riconoscere il valore naturalistico delle aree interessate e considerare la biodiversità tra gli elementi che orientano lo sviluppo della città.

Accanto alla tutela degli ambienti, l'assessore torna su un tema che aveva già suscitato discussioni: la possibilità di rendere più aperto il Mercato mondiale del Tartufo Bianco d'Alba, attraverso una revisione del regolamento.

"Continuo a pensare che sia una buona idea", ribadisce Cavallo, indicando tre ragioni alla base della proposta. La prima riguarda la trasparenza sulla provenienza del prodotto, anche alla luce delle questioni sollevate negli ultimi anni sul mercato del tartufo. Secondo l'assessore, un sistema più aperto e trasparente contribuirebbe a rafforzare la credibilità della manifestazione e a prevenire polemiche sull'origine dei tartufi commercializzati.

Il secondo aspetto è quello della cultura del consumo consapevole. "Per un consumo consapevole ci vuole cultura. E la cultura la fai raccontando le cose, spiegandole", osserva Cavallo. Un principio che riguarda non soltanto la conoscenza delle caratteristiche del Tuber magnatum Picco, ma anche la provenienza, la conservazione e le modalità corrette di utilizzo del prodotto.

In questo percorso l'assessore richiama il lavoro della Commissione di qualità del Mercato mondiale, recentemente rinnovata, che comprende rappresentanti del CNR, del Centro Nazionale Studi Tartufo, dell'ASL, del Movimento Consumatori e del Comune di Alba, con Cavallo alla presidenza.

La terza ragione riguarda la capacità di innovare. Per l'assessore, la notorietà internazionale della Fiera del Tartufo è anche il risultato di una storia di cambiamenti e aperture, un'attitudine che dovrebbe continuare a caratterizzare la manifestazione senza rinunciare alle necessarie garanzie.

In questa prospettiva si inserisce un progetto di tracciabilità del tartufo basato sulla tecnologia blockchain, presentato nel corso del convegno insieme al direttore dell'Ente Fiera Stefano Mosca. L'idea è sviluppare ulteriormente gli strumenti già disponibili per consentire al consumatore di conoscere in maniera più approfondita il percorso del prodotto.

Oggi il tartufo acquistato al Mercato mondiale viene consegnato in un sacchetto numerato, nell'ambito del sistema di controllo della qualità. L'obiettivo del progetto è andare oltre, rendendo accessibili informazioni sulla provenienza e sul cercatore, ma anche indicazioni utili per una corretta conservazione e un consumo consapevole.

La tecnologia potrebbe dunque diventare uno strumento per rafforzare il rapporto di fiducia tra produttori, commercianti e consumatori, collegando la tradizione della cerca a nuove modalità di informazione.

Cavallo guarda inoltre alla possibilità di sviluppare un'iniziativa di sensibilizzazione ambientale di respiro internazionale, anche attraverso un futuro coinvolgimento del programma delle Nazioni Unite dedicato all'ambiente. Si tratta, al momento, di una prospettiva progettuale, non di un accordo già definito.

L'idea è valorizzare il tartufo come espressione di un ecosistema complesso, nel quale la presenza delle piante simbionti, le caratteristiche del suolo, il clima e gli equilibri naturali concorrono a creare le condizioni necessarie alla crescita del fungo. Una conoscenza che potrebbe essere resa accessibile anche attraverso strumenti digitali, come i QR code, per accompagnare il consumatore alla scoperta del territorio di origine.

Il confronto di Tuber Next Gen ha così messo in relazione le politiche regionali, le esperienze dei Comuni e il contributo delle realtà impegnate nella tutela delle tartufaie. Tra gli interventi presentati, quelli di Monteu Roero, Grinzane Cavour e Monforte, accanto alle iniziative dell'Enoteca del Roero e dell'Associazione Tartufai di Alba. Spazio anche alla formazione professionale, con l'esperienza di Apro Formazione rivolta a cinque tartufai.

Per Alba, il passaggio più concreto annunciato dall'assessore resta quello relativo alla pianificazione urbanistica. Portare le carte di potenzialità tartufigena dentro la revisione del Piano regolatore significa infatti provare a tradurre la conoscenza scientifica in uno strumento di tutela del territorio, affiancando alla valorizzazione commerciale del tartufo la conservazione degli ambienti dai quali dipende la sua presenza.

d.v.

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