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Economia | 17 ottobre 2026, 16:33

Ex Ilva, raddoppia la cassa integrazione: anche Racconigi coinvolta nella crisi

Acciaierie d’Italia chiede di estendere la misura da 4.450 a un massimo di 8.622 lavoratori fino al 28 febbraio 2027. Preoccupazione per gli stabilimenti del gruppo e per il futuro occupazionale, mentre i sindacati chiedono garanzie concrete

Ex Ilva, raddoppia la cassa integrazione: anche Racconigi coinvolta nella crisi

La crisi dell’ex Ilva torna a pesare sul futuro dell’industria siderurgica italiana e accende i riflettori anche sul Cuneese. 

ra gli stabilimenti coinvolti nella nuova richiesta di cassa integrazione straordinaria presentata da Acciaierie d’Italia in amministrazione straordinaria c’è infatti anche quello di Racconigi, realtà del territorio che si inserisce in una vicenda industriale dalle conseguenze occupazionali sempre più preoccupanti.

L’azienda ha chiesto di ampliare la cassa integrazione dagli attuali 4.450 lavoratori fino a un massimo di 8.622, con validità fino al 28 febbraio 2027, salvo eventuali proroghe o rinnovi. La procedura riguarda altri 4.172 dipendenti e interessa quasi tutti gli stabilimenti del gruppo, per un totale di 9.626 addetti.

Il peso maggiore ricade sul sito di Taranto, dove potrebbero essere coinvolti fino a 6.964 lavoratori su 7.875. La richiesta riguarda anche Genova, Novi Ligure e gli altri impianti, tra cui Racconigi, Marghera, Paderno e Legnaro. Per lo stabilimento cuneese non sono stati indicati, nella comunicazione riportata, numeri specifici sui lavoratori interessati: resta però evidente come la crisi del gruppo possa avere ripercussioni anche sul tessuto produttivo piemontese.

Alla base della decisione c’è la situazione sempre più complessa dell’ex Ilva, aggravata dallo stop all’area a caldo di Taranto disposto nell’ambito delle vicende giudiziarie. I commissari straordinari ritengono necessario adeguare l’organizzazione aziendale alle conseguenze del provvedimento. L’azienda precisa che gli 8.622 rappresentano il numero massimo medio di sospensioni contemporanee richieste, non necessariamente quello delle persone sempre in cassa integrazione nello stesso momento.

Dura la reazione dei sindacati, che chiedono di tutelare l’occupazione e di individuare soluzioni capaci di garantire una prospettiva industriale al gruppo. Per la Fim Cisl, l’aumento della Cigs non è inatteso, ma la priorità resta assicurare continuità lavorativa e sostegno ai dipendenti. La Uilm denuncia invece la gravità di una crisi che rischia di lasciare migliaia di persone lontane dal lavoro e sollecita misure straordinarie, prepensionamenti e incentivi all’esodo volontario per chi ne abbia i requisiti.

La Fiom-Cgil contesta a sua volta l’ampliamento della procedura, giudicandolo inaccettabile sia per le dimensioni sia per i tempi, alla luce delle mobilitazioni dei lavoratori e dei prossimi confronti istituzionali. Gli appuntamenti del 20 ottobre al ministero del Lavoro e del 27 ottobre a Palazzo Chigi saranno occasioni decisive per chiedere chiarimenti e garanzie.

redazione

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