Dietro una delle vendemmie più veloci e brevi degli ultimi anni, tra i vigneti delle Langhe e del Roero, c'è un'altra raccolta, quella che non compare nei racconti del vino e dell'eccellenza del territorio. È fatta di lavoratori costretti a dormire all'aperto, sistemazioni improvvisate, retribuzioni irregolari e diritti non sempre rispettati. A raccontarla è la Caritas diocesana di Alba, che nel rapporto "L'altra vendemmia", traccia un bilancio particolarmente severo della stagione 2026. Un documento accompagnato dalla presa di posizione del vescovo Marco Brunetti, che chiede di superare la gestione emergenziale dell'accoglienza.

I numeri restituiscono la dimensione del fenomeno. Secondo la Caritas, sono stati oltre 6.000 i lavoratori impiegati nella vendemmia, circa 3.000 dei quali stagionali, in gran parte persone provenienti dall'estero. Nell'Albese sono stati individuati 16 insediamenti o rifugi di fortuna, un numero mai registrato in precedenza: circa 25 persone accampate nell'area del Parco Tanaro, altre otto in via Pola, oltre a sistemazioni improvvisate in giardini, garage, seminterrati, sottopassi e sotto i ponti.
Luoghi spesso privi di servizi igienici, acqua potabile ed elettricità, nei quali i lavoratori hanno cercato riparo in assenza di alternative accessibili. Il rapporto denuncia anche situazioni di sovraffollamento e il ricorso a persone che offrono posti letto a prezzi che possono raggiungere 200-300 euro al mese.
Ma il dato forse più significativo riguarda ciò che resta fuori dall'osservazione diretta. La Caritas sottolinea infatti che le persone incontrate ad Alba rappresentano meno del 5% dei lavoratori impegnati quotidianamente nella raccolta dell'uva. Degli altri, osserva il documento, si conosce poco o nulla: condizioni contrattuali, provenienza, sistemazioni abitative e rispetto dei requisiti degli alloggi.
La denuncia riguarda anche il lavoro. La Caritas riferisce di numerose segnalazioni di lavoro nero e grigio, buste paga non corrispondenti alle prestazioni effettive, retribuzioni inferiori ai minimi sindacali, mancati pagamenti, orari prolungati e assenza di pause o giorni di riposo. Un quadro che, secondo il rapporto, evidenzia la vulnerabilità di una parte della manodopera impiegata nei vigneti.
Il documento richiama inoltre il ruolo delle realtà che forniscono personale alle aziende vitivinicole, denunciando il rischio che al loro interno operino anche caporali. La Caritas ritiene che il sistema di intermediazione, insieme al numero particolarmente elevato di lavoratori concentrati in una vendemmia breve, abbia contribuito ad aggravare le difficoltà nell'accoglienza.
A misurare concretamente la pressione sui servizi sono anche i dati dell'assistenza. La mensa Caritas di via Pola ha distribuito 4.500 pasti, contro gli abituali 2.500, con un incremento dell'80%. Sono stati registrati circa 2.000 accessi al servizio docce, mentre sono aumentate le richieste di ospitalità nei dormitori, negli alloggi e negli spazi messi a disposizione dalla Caritas e da alcune parrocchie. Cresciuta anche la necessità di custodire bagagli e distribuire coperte e abbigliamento.
Un impegno quotidiano che, secondo il vescovo Marco Brunetti, non può però rappresentare da solo la risposta a una questione di queste dimensioni. Nella presentazione del rapporto, il presule parla di un quadro preoccupante che non deve lasciare indifferenti e chiede che le osservazioni della Caritas diventino patrimonio condiviso di tutte le realtà coinvolte.
"Non si tratta di affrontare in modo emergenziale la situazione ma trovare insieme delle soluzioni strutturali e durature nel tempo", afferma Brunetti, indicando un obiettivo preciso: evitare che la prossima vendemmia riproduca le stesse condizioni sul fronte dell'accoglienza e del rispetto dei diritti dei lavoratori.
Il vescovo ringrazia i volontari e i collaboratori della Caritas per il servizio svolto a favore di chi cerca un tetto sicuro e un pasto caldo, ma rivolge anche un appello alle istituzioni. "Auspico che le istituzioni civili e sociali, con le quali la Caritas collabora quotidianamente, possano trovare il modo di superare questa situazione inaccettabile per una città e un territorio benestante come il nostro".
La posizione della Caritas è particolarmente critica anche nei confronti delle rassicurazioni che avevano preceduto la raccolta. Il rapporto sostiene che appelli, protocolli, raccomandazioni e progetti non siano stati sufficienti a invertire la tendenza e che la sottovalutazione dei rapporti tra intermediazione della manodopera e aziende vitivinicole abbia contribuito a un ulteriore peggioramento.
Da qui la richiesta di una maggiore assunzione di responsabilità da parte del settore produttivo. La Caritas avrebbe voluto vedere più aziende assumere direttamente i lavoratori, garantendo loro non soltanto condizioni contrattuali adeguate, ma anche la possibilità di disporre di una sistemazione dignitosa durante il periodo della vendemmia.
Il rapporto sollecita inoltre più controlli nei vigneti, negli alloggi e nei luoghi di partenza dei lavoratori, pur riconoscendo l'impegno delle forze dell'ordine. L'attenzione si concentra sulle case e sui casolari utilizzati per ospitare la manodopera e sui punti di ritrovo dai quali ogni giorno partono auto e pulmini diretti verso i filari.
Il giudizio si fa ancora più severo quando il documento mette a confronto le condizioni denunciate con l'immagine internazionale del territorio. Le colline riconosciute dall'Unesco, osserva la Caritas, dovrebbero esprimere un livello di rispetto dei diritti e della dignità dei lavoratori coerente con il prestigio costruito negli anni. "Ma così non è avvenuto purtroppo e per 'l'altra vendemmia' l'annata 2026 è stata una delle peggiori", conclude il rapporto.
Brunetti chiede infine ai parroci di far conoscere "L'altra vendemmia" alle comunità, affinché la riflessione non rimanga circoscritta alla Caritas e alle istituzioni, ma coinvolga più ampiamente il territorio.
Il bilancio della vendemmia 2026 lascia così aperta una questione che va oltre la stagione appena conclusa: come garantire condizioni di lavoro e di accoglienza dignitose alle migliaia di persone che contribuiscono alla produzione vitivinicola delle Langhe e del Roero. È su questo terreno che la Caritas e il vescovo chiedono risposte prima della prossima raccolta.
















