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Cronaca | 22 settembre 2026, 06:15

Diploma di maturità falso per lavorare come bidella a Diano d’Alba: condannata cinquantenne residente nel Roero

La donna si era candidata per l'incarico all'Istituto Comprensivo langarolo presentando un titolo privo di riscontri. Il giudice accoglie la richiesta della Procura di Asti e dispone una multa di 3mila euro

Una veduta di Diano d'Alba

Una veduta di Diano d'Alba

Si chiude con un decreto penale di condanna a una multa da 3mila euro la vicenda giudiziaria che ha visto protagonista una 50enne residente nel Roero, finita al centro di un'indagine della Procura della Repubblica di Asti per aver presentato un diploma scolastico risultato falso al fine di ottenere un incarico da collaboratrice scolastica.

Il recente epilogo chiude il procedimento avviato a seguito della denuncia presentata nel gennaio 2025 ai Carabinieri della Stazione di Diano d'Alba da parte del dirigente scolastico dell'Istituto Comprensivo del paese langarolo. L'esposto era scaturito dalla necessità di sostituire un profilo del personale Ata in uno dei plessi della zona per mansioni di vigilanza, accoglienza e assistenza agli alunni.

Convocata la prima candidata utile in graduatoria per la stipula del contratto relativo al triennio 2024-2027, a seguito della domanda inoltrata in data 15 giugno 2024, erano scattate le verifiche d'ufficio sul titolo di studio dichiarato: un diploma di scuola secondaria di secondo grado conseguito nel 1999 presso l'istituto tecnico agrario "Gigante" di Alberobello, in provincia di Bari.

I controlli effettuati presso la direzione scolastica dell'istituto pugliese avevano subito evidenziato macroscopiche anomalie. La donna non risultava infatti mai iscritta in alcun registro degli esami di quell'anno, i nomi dei presidenti di commissione citati non trovavano corrispondenza e la votazione finale figurava espressa in sessantesimi anziché in centesimi, sistema di valutazione introdotto proprio a partire dal 1999. A completare il quadro di irregolarità vi erano poi difformità sulla data di conseguimento e sul timbro apposto sul documento.

A fronte delle evidenze, le autorità scolastiche avevano immediatamente disposto il depennamento della donna dalla graduatoria e la contestuale rescissione del contratto in precedenza stipulato. Contestualmente era stato aperto il fascicolo penale per la violazione dell'articolo 483 del Codice Penale, relativo al reato di falsità ideologica commessa dal privato in atto pubblico.

L'impianto accusatorio, sostenuto dal pubblico ministero Lorena Ghibaudo, si è concluso con la richiesta di un decreto penale di condanna. Alla luce dell'istruttoria, delle giustificazioni addotte dall'imputata e del suo stato di incensuratezza, la sostituta procuratrice ha proposto la pena di una multa pari a 3mila euro.

La richiesta della Procura è stata accolta dalla giudice Victoria Dunn del Tribunale di Asti. La 50enne era difesa dall'avvocato albese Roberto Ponzio.

Ezio Massucco

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