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Farinél | 13 settembre 2026, 10:55

Farinél / Emma Bonino e il funerale (di Stato) delle battaglie politiche

Da Bra partì una donna che costringeva l’Italia a scegliere. Bonino apparteneva a quella specie ormai quasi estinta di persone pubbliche che non chiedevano permesso: partivano controvento, spesso da sole, magari perdendo dieci volte prima di vincerne una, ma lasciando il segno

Emma Bonino

Emma Bonino

A pochi giorni dalla morte di Emma Bonino, nata a Bra e diventata cittadina di tutte le battaglie, viene da chiedersi che fine abbia fatto la politica quando smette di avere una causa e si accontenta di avere una sedia. Bonino apparteneva a quella specie ormai quasi estinta di persone pubbliche che non chiedevano permesso al vento: partivano controvento, spesso da sole, magari perdendo dieci volte prima di vincerne una, ma lasciando almeno il segno di una direzione.

Che fossero giuste o sbagliate quelle battaglie, erano comunque battaglie destinate a cambiare il nostro paese.

Oggi invece il massimo dell’audacia consiste nel non disturbare il pranzo. La maggioranza governa amministrando il presente come fosse un condominio litigioso; l’opposizione, quando dovrebbe alzare la voce, la abbassa per non spaventare nessuno. Tutti prudenti, tutti responsabili, tutti con la schiena dritta solo quando c’è da difendere l’equilibrio del proprio sgabello. Sul tavolo non resta quasi nulla: posti, poltrone e qualche silenzio ben apparecchiato.

Intanto la benzina viaggia sopra i due euro e venti centesimi al litro e ogni pieno sembra una tassa sulla pazienza. Non è un dettaglio tecnico, non è una voce da bollettino ministeriale: è la spesa di chi va a lavorare, di chi accompagna i figli, di chi vive dove il treno non passa e l’autobus arriva solo nei discorsi dei candidati.

Sta morendo il ceto medio e con il ceto medio muore l’Italia.

Eppure, anche davanti al distributore trasformato in bancomat dello Stato, non nasce una battaglia vera. Si brontola, si commenta, si aspetta il prossimo rincaro come si aspetta una multa già scritta.

Il punto non è rimpiangere un’epoca come si rimpiangono le fotografie in bianco e nero. Il punto è accorgersi che senza battaglie la politica diventa manutenzione dell’esistente, e l’esistente, per molti, è già abbastanza pesante.

Emma Bonino poteva piacere o non piacere, ma costringeva ciascuno a prendere posizione. Oggi invece la grande abilità è non prenderne nessuna: restare vaghi, laterali, disponibili, in attesa di capire dove cadrà il consenso e chi distribuirà le chiavi della prossima stanza.

Così Bra, che ha dato i natali a una donna capace di trasformare una convinzione in una lotta, oggi sembra parlare a un Paese fermo al distributore: serbatoio quasi vuoto, prezzo altissimo, motore acceso per non partire.

E l’opposizione? Sta lì anche lei, con la mano sul freno a mano, a difesa della propria corsia preferenziale. Non si pretende che tutti diventino radicali. Basterebbe che qualcuno, ogni tanto, si ricordasse che la politica non è un parcheggio custodito.

Marcello Pasquero

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