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Farinél | 12 luglio 2026, 14:33

Farinél/ Radio Alba premiata da Aeranti-Corallo: cinquant’anni di radio libere

Premiata a Roma Radio Alba, tra le emittenti più longeve d’Italia per il lavoro fatto attraverso cinque decenni, sempre da voce libera al servizio del territorio

Ci sono anniversari che non appartengono soltanto agli addetti ai lavori, ma alla memoria collettiva di un Paese. I cinquant’anni delle radio libere italiane sono uno di questi. Nel 1976, con la sentenza n. 202 della Corte Costituzionale, venne dichiarata illegittima la riserva statale della radiodiffusione via etere in ambito locale. Da quel momento migliaia di antenne, studi improvvisati, microfoni artigianali e passioni personali trasformarono l’informazione e l’intrattenimento in Italia.

Le radio libere non furono solo un fenomeno tecnico o imprenditoriale. Furono, prima di tutto, un atto di libertà: la possibilità per territori, associazioni, giovani, comunità, movimenti culturali e imprese locali di raccontarsi senza passare da un centro unico di produzione del discorso pubblico. In un’Italia ancora segnata dal monopolio radiotelevisivo, la radio locale portò in onda dialetti, cronache di quartiere, musica nuova, dibattiti politici, sport minori, emergenze del territorio e voci che fino ad allora non avevano trovato spazio.

La forza delle radio libere è stata la prossimità. Mentre i grandi mezzi nazionali parlavano a un pubblico indistinto, le emittenti locali parlavano con le persone, dentro le città e i paesi, accanto alle scuole, alle parrocchie, alle piazze, alle società sportive, alle amministrazioni e alle realtà produttive. La loro funzione democratica è stata ed è ancora quella di presidiare il territorio, rendere visibili le comunità e contribuire alla circolazione di informazioni utili, spesso decisive nei momenti di crisi.

Cantautori come Vasco Rossi o Luciano Ligabue difficilmente sarebbero arrivati al grande pubblico senza le radio libere.

Questo patrimonio è stato al centro del RadioTv Forum 2026 di Aeranti-Corallo, organizzato giovedì 9 luglio a Roma, nella Sala Orlando di Palazzo Confcommercio, in Piazza Gioacchino Belli. L’edizione è stata dedicata al 50° anniversario delle radio e delle televisioni locali, con un confronto sulle sfide del settore: prominence dei contenuti locali sui nuovi dispositivi, sviluppo della radio digitale terrestre DAB+, copertura delle reti, convergenza delle piattaforme e innovazione tecnologica.

In questo contesto si inserisce la premiazione di Radio Alba da parte di Aeranti-Corallo, un riconoscimento alle imprese radiofoniche e televisive locali che svolgono la propria attività da cinquant’anni. Il premio non celebra soltanto la durata di un’esperienza editoriale, ma la capacità di attraversare epoche diverse: dalla radio analogica alla FM matura, dall’arrivo del web allo streaming, dai social network al podcasting, fino alle nuove prospettive del DAB+.

Radio Alba rappresenta quella generazione di emittenti nate quando fare radio significava costruire ogni giorno un rapporto diretto con gli ascoltatori. La sua storia, premiata a Roma, testimonia come la radio locale sia riuscita a restare contemporanea senza perdere la propria identità: una voce riconoscibile, radicata nel territorio, capace di informare, intrattenere e accompagnare la vita quotidiana di una comunità.

I dati confermano che la radio locale non è un ricordo del passato. Secondo le analisi di settore diffuse da Aeranti-Corallo, le emittenti radiofoniche locali sono passate dalle circa 4.100 presenti nel 1990 a meno di 1.000 nel 2024, un processo di razionalizzazione dovuto a fusioni, incorporazioni, cessioni e rafforzamento delle strutture imprenditoriali. Il comparto resta però ampio e articolato: 350 società di capitali, almeno 123 società di persone e 92 cooperative compongono una realtà diffusa in tutto il Paese.

Anche sul piano occupazionale, la radio locale conserva un peso significativo. Le elaborazioni sui bilanci 2022 indicano costi per il personale dipendente pari a 39,4 milioni di euro per i soggetti analizzati e una stima di oltre 1.400 dipendenti nelle imprese radiofoniche locali considerate, a cui si aggiungono ulteriori addetti nelle società non censite con bilancio depositato, nelle società di persone e nelle realtà comunitarie.

Sul fronte degli ascolti, l’indagine Audiradio conferma la vitalità del mezzo. Nel primo trimestre 2026, per le emittenti locali, la somma degli ascoltatori lordi nel giorno medio è risultata pari a 29.795.000. In quattro regioni italiane la radio più ascoltata è una radio locale; inoltre, 8 radio locali superano almeno una radio nazionale nel giorno medio e 9 la superano nel quarto d’ora medio. Sono numeri che raccontano una competitività reale, fondata sulla qualità dei palinsesti e sulla capacità di interpretare bisogni culturali, informativi ed economici dei territori.

La sfida dei prossimi anni sarà trasformare l’eredità delle radio libere in un progetto industriale e culturale all’altezza dei nuovi consumi. La radio oggi non vive più soltanto nell’apparecchio domestico o nell’autoradio: è nelle app, negli smartphone, nei siti, nei social, nei contenuti on demand e nei podcast. Le emittenti locali stanno diventando imprese multimediali, chiamate a produrre informazione sonora, video, contenuti digitali e format capaci di viaggiare su piattaforme diverse.

Le radio libere hanno insegnato all’Italia che la comunicazione è più ricca quando nasce dai territori, quando ascolta prima di parlare, quando restituisce dignità alle differenze territoriali. Oggi, nell’epoca degli algoritmi e delle piattaforme globali, quella lezione è ancora attuale: una voce locale può continuare a fare comunità, a generare fiducia e a raccontare ciò che rischierebbe di restare invisibile. È questa, forse, la ragione più profonda per cui cinquant’anni dopo vale ancora la pena celebrare la radio libera. 

Marcello Pasquero

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