“Omaggio alla cucina popolare” è il titolo della mostra visitabile da oggi, fino al 30 ottobre a Bergolo.
Una mostra che avrà una grande importanza per il territorio a cui ho lavorato personalmente con la Fondazione Radici, la fondazione di cui ho l’onore di essere direttore, l’unica in Piemonte a occuparsi di salvaguardia e tutela della memoria del territorio.
Già annunciata nel 2025, la mostra è stata posticipata al 2026 per poter costruire un importante storytelling intorno alle immagini selezionate dal maestro Bruno Murialdo, per creare un percorso intrigante e coerente che raccontasse il passato, ma proiettasse lo sguardo verso il futuro.
Un futuro che riporta l’enogastronomia di Langa e Roero verso la tradizione, verso le trattorie e le osterie, dove anche i turisti cercano la cucina delle nonne, una cucina che rischia di andare perduta.
Come scritto dal curatore Bruno Murialdo su La Stampa: “La mostra racconta la Langa non soltanto come luogo geografico, ma come eredità umana fatta di mani consumate dal lavoro, silenzi, ingegno e tradizioni tramandate di generazione in generazione. Lo fa attraverso alcuni, omaggiando tutti. Il pensiero va prima di tutto alle madri e alle nonne, custodi di una sapienza antica che non si imparava sui libri ma nella vita quotidiana. Donne che con pazienza hanno coltivato il grano, lavorato la terra dura delle colline, allevato gli animali e trasformato il latte in formaggi straordinari. Donne che conoscevano il ritmo delle stagioni e il valore del tempo lento. Nelle cucine illuminate dal fuoco del putagé o dalla stufa, hanno saputo creare una cultura del cibo unica al mondo, fatta di semplicità e genialità insieme. Le polente cotte per ore, gli agnolotti preparati con pazienza infinita, il pane, le conserve, i profumi delle domeniche: tutto nasceva da una sapienza della mescolanza e dell’attesa che oggi appare quasi sacra”
Si tratta della cucina delle mamme e delle nonne, ma soprattutto di un atto d’amore: cucinare per gli altri. In quel rito di accendere il potagé alle prime ore del mattino per cucinare a fuoco lento le pietanze del giorno c’è il senso della famiglia, della cura, dell’amore per il prossimo.
Sentimenti celebrati nella mostra che è stata realizzata con il sostegno della Fondazione Crc e che sarà visitabile liberamente fino al 30 ottobre 2026 nelle vie del paese di Pietra.
La scelta delle immagini in bianco e nero è una cifra stilistica per molti grandi fotografi come Bruno Murialdo perché il bianco e nero, meglio dei colori, riesce a mettere in risalto i volti, gli sguardi, ma anche, appunto, il cuore che si trova nelle istantanee
Murialdo precisa: “L’omaggio è rivolto a tutti: ai produttori, ai contadini, agli imprenditori piccoli e grandi che hanno saputo innovare senza dimenticare le proprie origini. A chi ha costruito il presente partendo dal sacrificio quotidiano. A chi ha reso questa terra un esempio di bellezza, lavoro e identità. Perché la Langa non è soltanto un territorio da visitare: è una storia da custodire, un’eredità da raccontare e un’anima collettiva che continua ancora oggi a parlare attraverso il cibo le persone, il paesaggio e la memoria”.
Una mostra che è il simbolo di ciò che è e fa Fondazione Radici, un ente unico in Piemonte che merita il sostegno delle istituzioni e delle fondazioni bancarie, un’importanza non sempre capita, nonostante solo curando le radici sia possibile espandere la vita di un albero e arrivare ad avere piante rigogliose in grado di produrre ossigeno e vita per gli uomini. Senza cura per le radici questo non può essere fatto.















