Per chi non ha seguito la vicenda dall'inizio, il punto di partenza è relativamente semplice.
Nel febbraio scorso il Comune di Bra ha avviato una procedura per individuare un soggetto interessato alla rigenerazione, riqualificazione e ammodernamento di una parte rilevante del patrimonio sportivo comunale, accompagnando gli investimenti con la successiva gestione degli impianti.
La procedura è stata avviata facendo riferimento all'articolo 5 del decreto legislativo 38/2021, una norma che consente ad associazioni e società sportive senza scopo di lucro di presentare progetti di intervento sugli impianti pubblici corredati da un piano economico-finanziario, prevedendo, qualora venga riconosciuto l'interesse pubblico della proposta, una gestione di durata proporzionata all'investimento.
Alla procedura hanno preso parte due realtà: Wild Sport e Libellula VGT.
Al termine dell'iter il Comune ha individuato Wild Sport quale affidataria. Libellula VGT ha però contestato la procedura e si è rivolta al Tribunale amministrativo regionale, chiedendone l'annullamento. Il Comune ha deciso di costituirsi in giudizio per difendere il proprio operato.
È questo il motivo per cui oggi una vicenda apparentemente tecnica è diventata anche una questione politica e sportiva per la città. E la posta in gioco è tutt'altro che marginale.
Il patrimonio interessato comprende infatti più strutture distribuite sul territorio braidese: dalla palestra di via Vittorio Emanuele a quelle di via Mercantini, via Barbacana, via Brizio e Madonna dei Fiori, fino alla palestra di Bandito e alle strutture del Guala utilizzate in orario extrascolastico.
Non si sta quindi discutendo semplicemente di chi debba aprire, chiudere o custodire qualche palestra. Si sta decidendo come organizzare, utilizzare, riqualificare e rendere accessibile una parte importante degli impianti sportivi della città per un periodo molto lungo.
Ed è proprio questo che rende la vicenda più interessante del semplice confronto tra un vincitore e uno sconfitto.
Il Tar, però, cambia la prospettiva
L'aggiudicazione a Wild Sport è oggi sub judice dopo il ricorso presentato da Libellula VGT. Il Comune, come è naturale che sia, si è preparato a difendere la procedura e l'affidamento.
Sul piano giuridico le posizioni sono quindi ormai definite: da una parte chi ritiene corretta la procedura, dall'altra chi ne contesta alcuni aspetti e chiede al giudice amministrativo di intervenire.
Sarà il Tar a stabilire chi abbia ragione sulle carte. Ma per la città potrebbe esserci una seconda domanda, diversa e forse persino più importante.
Che cosa serve davvero allo sport braidese?
Perché una cosa è stabilire la legittimità di una procedura amministrativa. Un'altra è decidere quale organizzazione degli impianti possa produrre il risultato migliore per società sportive, atleti, famiglie e cittadini.
Perché qui non ci sono soltanto due contendenti
Anche il profilo dei due soggetti aiuta a comprendere perché la questione non possa essere ridotta semplicemente a un derby.
Wild Sport, presieduta da Gianluca Accoto è una realtà con un'esperienza soprattutto nel mondo degli sport acquatici e dell'attività agonistica. Opera nella gestione delle piscine di Montà e Saluzzo dove svolge quotidianamente attività legate alla scuola nuoto, al nuoto agonistico e al nuoto sincronizzato.
Si tratta quindi di una società che porta nella procedura una specifica esperienza maturata nel funzionamento quotidiano di impianti sportivi e nell'organizzazione delle attività che vi si svolgono.
Libellula VGT presenta invece un profilo differente. È una società con sede operativa anche a Bra da non confondere con Libellula Volley Academy Bra con la quale collabora. Anche il suo legame con la città non è soltanto organizzativo: il presidente di Libellula VGT, Riccardo Bertola, è braidese doc. La natura di Libellula VGT non è quella di una tradizionale ASD concentrata esclusivamente sull'attività agonistica, ma un braccio operativo per l’organizzazione e la gestione delle attività sportive e degli spazi. Nata dall’esperienza maturata soprattutto nella pallavolo, punta a mettere queste competenze a disposizione di tutte le discipline sportive, migliorando organizzazione e accesso agli impianti. Il suo modello si fonda inoltre sulla capacità di fare da raccordo tra società sportive, mondo privato e amministrazioni pubbliche, favorendo collaborazioni, risorse e un utilizzo più efficace delle strutture.
Il punto, quindi, non è soltanto quale disciplina sportiva rappresentino maggiormente le due realtà.
Wild Sport porta un'esperienza costruita soprattutto intorno agli sport acquatici e alla gestione operativa di impianti natatori.
Libellula VGT propone invece un modello che nasce dalla pallavolo ma che punta a diventare trasversale alle discipline, mettendo al centro organizzazione, accesso agli spazi, coordinamento e capacità di raccordo tra pubblico, privato e mondo sportivo.
Ed è proprio qui che la vicenda diventa interessante.
Il rischio del derby
Il rischio è che una vicenda amministrativa finisca per trasformarsi in un derby sportivo. E Bra non ne avrebbe bisogno. Non perché le regole non debbano essere rispettate. Al contrario. Se ci sono contestazioni sulla procedura, sarà il Tar a stabilire se siano fondate. Ma una cosa è il giudizio sulla correttezza amministrativa della procedura. Un'altra è la costruzione della politica sportiva della città.
Perché, al netto delle carte e dei ricorsi, una cosa appare evidente: se davvero sono questi i due soggetti che hanno manifestato interesse, Bra ha davanti due realtà che possono rappresentare risorse e non necessariamente problemi.
Ed è su questo che potrebbe aprirsi un ragionamento.
La soluzione più "democristiana"? Forse anche la più intelligente
Non è difficile immaginare quale sarebbe la soluzione più semplice dal punto di vista politico.
Accontentare tutti. O, meglio, scontentare il meno possibile.
Non attraverso una spartizione improvvisata delle palestre, che sarebbe probabilmente la peggiore delle soluzioni, ma attraverso un modello di utilizzo degli impianti che riconosca competenze diverse e permetta a più soggetti di contribuire alla crescita dello sport braidese.
Wild Sport potrebbe mettere a disposizione l'esperienza maturata nella gestione operativa degli impianti e delle attività sportive, a partire dal settore natatorio.
Libellula VGT potrebbe mettere a disposizione il proprio modello organizzativo, la capacità di coordinare attività e spazi e l'esperienza nel creare raccordo tra società sportive, soggetti privati e pubblica amministrazione, estendendo progressivamente queste competenze oltre il mondo della pallavolo.
Il Comune potrebbe conservare una funzione di indirizzo, controllo e garanzia dell'interesse pubblico. E soprattutto, le palestre potrebbero essere messe a sistema.
Non "questa è di uno". Non "questa è dell'altro".
Ma: questa palestra serve a questo progetto, quest'altra a quell'attività, questi spazi vengono condivisi, questi orari vengono coordinati, questi obiettivi vengono verificati ogni anno.
Una sorta di affidamento multiplo o di modello convenzionato, se tecnicamente e giuridicamente percorribile, nel quale i due soggetti non siano necessariamente costretti a combattersi per conquistare l'intero pacchetto.
Naturalmente una soluzione del genere dovrebbe essere verificata dagli uffici, dai legali e, soprattutto, rispetto alla procedura in corso e agli eventuali vincoli derivanti dal ricorso.
Ma politicamente il ragionamento è tutt'altro che peregrino.
Perché dieci anni sono tanti
Dieci anni significano decidere oggi chi avrà la possibilità di programmare strutture, attività, investimenti e crescita per un'intera generazione sportiva. Ed è proprio per questo che la scelta non dovrebbe essere fatta guardando soltanto al presente.
Bisogna chiedersi dove vuole essere Bra nel 2036.














