Sabato 15 agosto 2026, a Naviante di Farigliano, si è tenuta la prima proiezione del documentario "Tutto era turbo... o quasi" di Remo Schellino.
Lo spazio all'aperto predisposto per la proiezione si è riempito fino a sfiorare le 400 presenze, a conferma del forte legame che da anni unisce il regista al suo pubblico attraverso il "Cinema itinerante".
Il film è il secondo capitolo di una trilogia dedicata alla memoria collettiva dell'Italia e della provincia di Cuneo.
Dopo "Portavo allora un eskimo innocente", dedicato agli anni Sessanta e Settanta, Schellino racconta con questa ultima fatica gli anni Ottanta, decennio di cui è testimone diretto, essendo nato nel 1965.
Un terzo capitolo, dedicato agli anni Novanta e Duemila, è già in cantiere.
"Tutto era turbo... o quasi" intreccia con equilibrio e ritmo le voci di protagonisti nazionali e le storie di territorio.
Si alternano interviste a figure chiave del periodo – Carlin Petrini, Johnson Righeira, Alberto Fortis, Teo Musso, Enrico Deaglio e altri – a notizie politiche e di cronaca che hanno segnato il decennio: Chernobyl, la tragedia di Alfredino Rampi, il delitto Moro, il terremoto in Irpinia, i Mondiali di calcio del 1982 e altri eventi che hanno scosso l'Italia e il mondo.
Accanto a questi, emergono con forza le storie locali: la nascita di quello che sarebbe diventato Slow Food, l'avventura dell'universo Baladin, le battaglie ambientaliste e, soprattutto, il mondo delle mitiche discoteche di Langa che hanno fatto la storia di un'intera generazione.
Nomi che ancora oggi evocano luci al neon, piste affollate e notti infinite: Caesar Palace, La Goba, Baia Blanca e tanti altri locali dove si costruivano amicizie, primi amori e un forte senso di appartenenza.
Schellino riesce a restituire il sapore autentico di un decennio spesso ingiustamente ridotto allo stereotipo dell'edonismo reaganiano.
Gli anni Ottanta, gli anni "della Milano da bere", figli diretti dei Settanta, emergono invece come un periodo super creativo, colorato, ma anche, ca va sans dire, marcatamente individualista.
Un'epoca di grandi contraddizioni e di grande vitalità, raccontata senza nostalgia di maniera, ma con affetto e lucidità.
A rendere il film particolarmente piacevole e coinvolgente è la cura della colonna sonora e l'uso sapiente di videoclip, estratti televisivi, film italiani e americani, show "mitologici" e pubblicità indimenticabili (Chicco, Denim, Amaro Ramazzotti e tante altre), che riportano immediatamente lo spettatore dentro l'immaginario di quegli anni.
Al termine della proiezione, il regista ha voluto ringraziare pubblicamente il pubblico, anche attraverso il proprio profilo social «Eravate tantissimi. La vostra presenza dà un senso al mio ció che faccio. Grazie».
Un successo che conferma quanto il lavoro di Remo Schellino riesca a trasformare la memoria locale e non solo, in racconto collettivo, capace di parlare a chi quegli anni li ha vissuti ma anche a chi oggi li scopre per la prima volta.














