Non bastano le cerimonie ufficiali, i nastri tagliati e i grandi annunci per curare le ferite della sanità pubblica locale. È questo il messaggio chiaro ed effettivo emerso questa mattina nello spazio antistante l'ospedale di comunità di Cuneo, ex Mater Amabilis, dove Cgil, Fp Cgil, Spi Cgil Cuneo e il Comitato "Vivere la Costituzione" si sono dati appuntamento per fare il punto sulla reale situazione socio-sanitaria della provincia e della Regione. A pochi giorni dall'inaugurazione della Casa di Comunità di Savigliano e degli Ospedali di Comunità di Cuneo e Saluzzo, sindacati e cittadini si sono riuniti per accendere i riflettori su ciò che sta dietro le quinte dell'assistenza territoriale, portando alla luce le fatiche quotidiane di operatrici e operatori socio-sanitari e i disagi delle persone che necessitano di cure.
Al centro del presidio c'è stata l'analisi concreta delle condizioni di lavoro del personale, costretto a fare i conti con carenze d'organico, turni estenuanti e un carico di responsabilità sempre più gravoso, unito all'odissea delle cittadine e dei cittadini cuneesi alle prese con liste d'attesa interminabili, difficoltà d'accesso alle prestazioni e un'assistenza domiciliare e un sistema di RSA spesso in affanno. I promotori dell'iniziativa hanno ribadito a più voci come il livello di efficienza del servizio sanitario condizioni direttamente la qualità della vita delle persone, trattandosi di cose concrete che non si risolvono con un taglio di nastro o con promesse da campagna elettorale permanente. Tratteggiando il quadro di una medicina territoriale che rischia di rimanere una scatola vuota senza adeguati finanziamenti e reali assunzioni, le sigle sindacali e il comitato hanno infine chiesto alle istituzioni regionali un cambio di passo immediato per garantire un diritto alla salute che rimanga davvero pubblico, universale e accessibile a tutti.
Ad intervenire nel corso del presidio è stato anche Piertomaso Bergesio, segretario generale della Cgil di Cuneo: "Noi oggi chiediamo alla politica di intervenire in maniera concreta su un tema così importante come quello della sanità pubblica, che non si risolve in un diritto individuale alla cura e alla salute, che già sarebbe importantissimo, ma abbraccia tutto il tema anche democratico della tenuta di una comunità. Se non c'è un diritto alla cura e alla salute universale, il rischio è che questa comunità nostra si parcellizzi ancor più a danno dei più fragili e dei più deboli. Abbiamo inaugurato in questa provincia delle altre Case di Comunità e Ospedali di Comunità, manca però il personale per far funzionare questa medicina territoriale, che in sé potrebbe essere anche una soluzione efficace, ma serve personale socio-sanitario per rendere realizzabile il piano regionale. Non ci accontentiamo del fatto che il presidente della Regione ci spieghi che manchino i fondi: noi ci aspettiamo che ci dia le soluzioni. Le soluzioni sono aumentare le risorse del Fondo Sanitario Nazionale. Ricordiamo al presidente della Regione che il Governo nazionale ha il suo stesso colore politico e quindi si faccia sentire. Noi come CGIL abbiamo avviato una raccolta di firme per una presentazione di legge di iniziativa popolare sulla sanità, proprio perché pensiamo che sia un tema centrale del dibattito politico. Ci stiamo avvicinando alle elezioni e noi pensiamo che la politica debba tornare a parlare di questioni concrete che riguardano i bisogni delle persone".
A denunciare le criticità operative legate alla gestione del personale è stato poi Carmelo Castello, Segretario Provinciale della Fp Cgil Cuneo, ricordando come per far funzionare pienamente le strutture territoriali dell'Asl Cn1 servirebbero tra le 130 e le 150 unità tra medici, infermieri, Oss e amministrativi: "Esprimiamo la nostra netta contrarietà alla scelta dell'Asl Cn1 di garantire la copertura dei turni h24 degli Ospedali di Comunità attraverso la rotazione del personale proveniente dai Distretti. Spostare il personale da un servizio all'altro significa impoverire i servizi territoriali già esistenti e aggravare ulteriormente il carico di lavoro degli operatori, che da anni operano in condizioni di forte carenza di organico. Come si può pensare di ampliare i servizi sanitari aprendo Case e Ospedali di Comunità senza prevedere contestualmente nuove assunzioni? Le strutture, da sole, non curano i cittadini: servono infermieri, OSS, medici, fisioterapisti, tecnici e personale amministrativo in numero adeguato. Riteniamo indispensabile un piano straordinario di assunzioni per rendere realmente operativi Ospedali e Case di Comunità senza penalizzare i servizi territoriali esistenti, evitando di affidare o esternalizzare i servizi al privato ma incrementando il personale del comparto pubblico".
La difesa della sanità pubblica e la tutela dei diritti delle fasce più fragili della popolazione rimangono al centro dell'agenda sociale sul nostro territorio. In questo contesto, una delle criticità più urgenti riguarda la gestione e l'accessibilità alle strutture di assistenza per anziani e persone non autosufficienti.
A fare il punto sulla situazione è Massimo Colombo, Segretario provinciale dello Spi (Sindacato Pensionati Italiani) di Cuneo, che evidenzia le forti pressioni a cui sono sottoposte le strutture locali:
"Siamo qui presenti per illustrare la situazione delle Rsa. Soprattutto quelle di vallata sono sempre più in difficoltà: assistiamo a un notevole aumento delle rette e sempre meno pensionati, specialmente non autosufficienti, riescono ad accedere alle convenzioni. Tante strutture sono a rischio chiusura, lasciando interi territori privi di una presenza fondamentale. Esistono realtà private con ottimi servizi, ma con rette sostenibili solo da pochi: questo sta diventando il vero problema."
Oltre ai costi crescenti, si aggiungono le complessità burocratiche relative all'accesso ai sussidi e all'invalidità. Come sottolinea Colombo, la nuova normativa sulle richieste di invalidità rischia di mettere ulteriormente nei guai i cittadini che cercano di accedere alle liste regionali e alle convenzioni.
Per rispondere a queste sfide, il sindacato punta a rafforzare la presenza nei tavoli di confronto istituzionali: "quello che faremo è potenziare la contrattazione territoriale con i Comuni e le ASL, per far presente queste difficoltà e mettere in risalto le esigenze delle persone fragili e degli anziani. È vero che l'aspettativa di vita è in continuo aumento, ma non deve trattarsi di un'aspettativa di vita che va verso il peggio: è giusto che aumenti, ma garantendo una qualità migliore per tutti."




























