L'Aula di Palazzo Lascaris ha approvato a maggioranza, nella seduta odierna, la delibera che avvia una sperimentazione per la rimodulazione temporanea delle limitazioni alla combustione all'aperto dei residui vegetali. Il provvedimento è finalizzato a valutare gli effetti delle misure adottate e a raccogliere elementi utili per la definizione di nuovi indirizzi e criteri destinati alla futura ridefinizione della zonizzazione del territorio regionale.
L'assessore all'Ambiente Matteo Marnati ha relazionato i punti principali del provvedimento, in particolare è stato affidato ad ARPA Piemonte il compito di attivare e diffondere uno specifico bollettino informativo che evidenzi le condizioni e le disposizioni vigenti in materia di abbruciamenti. Sulla base di tali indicazioni, i sindaci potranno adottare i provvedimenti di competenza previsti dalla normativa regionale, nel rispetto delle disposizioni nazionali in materia ambientale.
La delibera prevede inoltre una sperimentazione dedicata alle colture di castagno, nocciolo, vite e altri fruttiferi situate in comuni confinanti con la zona montana regionale. La sperimentazione sarà attiva dal 15 al 30 settembre 2026 e dal 1° al 15 aprile 2027, secondo modalità e condizioni specificamente definite dalla Regione. La Direzione regionale Ambiente, Energia e Territorio, con il supporto tecnico-scientifico di ARPA Piemonte, monitorerà e valuterà gli effetti delle misure adottate.
I risultati raccolti saranno utilizzati per definire nuovi indirizzi e criteri utili all’aggiornamento della zonizzazione del territorio regionale, anche in vista dell’attuazione della nuova direttiva europea sulla qualità dell’aria.
In discussione generale Silvio Magliano (Lista Cirio) ha sottolineato che questo provvedimento servirà a mantenere i territori boschivi e agricoli più puliti. Una corretta gestione dei residui vegetali contribuisce infatti a prevenire situazioni di degrado e criticità ambientali. Critiche invece le opposizioni, Alice Ravinale(Avs) e Mauro Calderoni (Pd) hanno affermato che se si vuole migliorare la qualità dell’ aria non si può andare avanti a deroghe, ma bisogna affrontare il problema nel suo complesso con misure strutturali, a cominciare dal potenziamento del trasporto pubblico.
Approvato anche un ordine del giorno n.691, primo firmatario Claudio Sacchetto (FdI), che impegna la Giunta a inserire nella sperimentazione anche i pochi Comuni esclusi perché non immediatamente confinanti con la zona IT0121 ma assimilabili per continuità territoriale e morfologia.
Piano regionale di Qualità dell’Aria (PRQA)
In precedenza, in aula è iniziata la discussione sull’aggiornamento del Piano regionale per la Qualità dell’Aria (PRQA). In apertura dei lavori, l’assessore all’Ambiente Matteo Marnati ha illustrato i contenuti del provvedimento, sottolineando che consentirà al Piemonte di evitare il blocco dei veicoli diesel Euro 5 previsto da ottobre 2026 attraverso l’introduzione di misure alternative in grado di garantire analoghi benefici ambientali. Tra gli interventi previsti figurano gli incentivi all’utilizzo dei biocarburanti HVO per il trasporto pubblico locale e per i veicoli diesel Euro 5 ed Euro 6, il rafforzamento della mobilità sostenibile con investimenti nel trasporto pubblico, nella ciclabilità e nei servizi di mobilità condivisa, oltre all’introduzione di tecnologie innovative per il miglioramento della qualità dell’aria urbana. L’aggiornamento del Piano prevede inoltre azioni nei settori agricolo, zootecnico e del riscaldamento civile, con misure finalizzate alla riduzione delle emissioni, al miglioramento dell’efficienza energetica degli edifici e alla sostituzione degli impianti più inquinanti.
In discussione generale, le forze di opposizione hanno espresso forti perplessità sull’aggiornamento del Piano regionale per la qualità dell’aria, criticando sia il metodo di confronto adottato dalla Giunta sia l’efficacia delle misure previste. In particolare, Alberto Unia (M5s), Gianna Pentenero e Alberto Avetta (Pd) e Alice Ravinale (Avs) hanno evidenziato la necessità di puntare maggiormente su interventi strutturali, a partire dal potenziamento del trasporto pubblico locale, giudicando insufficienti le risorse previste e chiedendo obiettivi più chiari, misurabili e supportati da adeguate valutazioni scientifiche e sistemi di monitoraggio.














